I Sioux sconfiggono Trump e bloccano il gasdotto che attraversa il loro territorio

I Sioux sconfiggono Trump e bloccano il gasdotto che attraversa il loro territorio

Un giudice federale ha dato ragione ai Sioux e alla loro lotta pluriennale

Il giudice federale Boasberg si è schierato dalla parte della tribù Standing Rock Sioux in lotta da annie ha ordinato la chiusura del gasdotto Dakota Access fino a quando non sarà effettuata una più ampia revisione ambientale.

Il giudice distrettuale americano ha dichiarato che l’impatto del gasdotto sul territorio è “altamente controverso”.

Il gasdotto Dakota Access

Il gasdotto, costato 3,8 miliardi di dollari è stato oggetto di mesi di proteste, a volte violente, durante la sua costruzione vicino alla riserva di Standing Rock Sioux, che si trova a cavallo del confine tra Nord Dakota e Dakota del Sud.

Il gasdotto sotterraneo di 1.886 km trasporta petrolio dal Nord Dakota attraverso il Sud Dakota e Iowa e verso un terminal nell’Illinois. Appena a nord della riserva di Standing Rock, passa sotto il fiume Missouri. La tribù attinge le sue acque dal fiume e ne teme l’inquinamento.

Nel dicembre 2016, l’amministrazione Obama aveva negato i permessi per l’oleodotto per attraversare il fiume Missouri e aveva ordinato una revisione ambientale completa per analizzare percorsi alternativi e l’impatto sui diritti sanciti dai trattati con la tribù Sioux.

Tuttavia nella sua prima settimana in carica, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per accelerare la costruzione senza revisione ambientale.

La costruzione è stata completata a giugno 2017.

Gli effetti della sentenza

La tribù ha contestato i permessi e adesso ha vinto. Di conseguenza, alla compagnia che gestisce Dakota Access è stato ordinato di ripetere la sua analisi ambientale, fatta in precedenza senza prendere in considerazione le preoccupazioni tribali o le opinioni degli esperti.

Il tribunale ha ordinato di chiudere e svuotare la linea che trasporta 570.000 barili al giorno entro 30 giorni.

Le proteste durante la costruzione del gasdotto

Le proteste durante la costruzione del gasdotto si sono verificate in diversi luoghi a causa delle preoccupazioni sull’impatto del gasdotto sull’ambiente e sui siti sacri per gli indiani d’America. Le nazioni indigene in tutto il paese si sono opposte all’oleodotto, insieme alle nazioni tribali Sioux direttamente interessate. Nel Nord Dakota, vicino alla riserva indiana di Standing Rock, quasi 15.000 persone da tutto il mondo hanno protestato, mettendo in scena un sit-in per mesi.

Nonostante le proteste grazie all’appoggio di Trump l’oleodotto è stato completato nel 2017 e il primo olio è stato consegnato attraverso il gasdotto il 14 maggio 2017. Questo però non ha fatto cessare le proteste delle popolazioni Sioux e ciò ha condotto alla storica sentenza del giudice federale.

Fotografia di: Terray Sylvester / Reuters

Le ragioni delle proteste

Le preoccupazioni riguardano la sicurezza dell’impianto e il suo impatto su aria, acqua, fauna selvatica e agricoltura, a causa del rischio di guasti del gasdotto. Greenpeace e un gruppo di oltre 160 scienziati ambientali si sono espressi  contro il gasdotto.

Sunoco Logistics, l’operatore del gasdotto, ha versato petrolio greggio dai suoi gasdotti onshore più spesso rispetto a qualsiasi altro operatore statunitense di gasdotti, con almeno 203 perdite in un solo anno comunicate alla Pipeline and Hazardous Materials Safety Administration, per un totale di 3.406 barili

Espropri forzati

I proprietari terrieri dei terreni attraversati dal gasdotto hanno espresso la loro contrarietà per gli espropri forzati dei terreni di proprietà privata, in particolare terreni agricoli, a favore di una società che non ha dimostrato di apportare alcun sostanziale beneficio pubblico per i residenti.

Un attacco alla cultura indigena

Le tribù Standing Rock Sioux e Cheyenne River Sioux hanno anche dichiarato la loro opposizione al gasdotto Dakota Access sulla base del fatto che il gasdotto minaccia il “modo di vivere della tribù, la sua acqua, le persone e la terra”.

Le persone che combattono contro l’oleodotto si vedono come protettori della loro cultura, della loro comunità, della terra e dell’acqua e vedono come loro dovere opporsi a ciò che vedono come un atto di colonialismo degli eredi dei coloni americani.

La decisione di indirizzare il gasdotto vicino alla riserva è stata descritta da Jesse Jackson e altri critici come “razzismo ambientale”.

Aumenta la criminalità

L’invasione del gasdotto su Standing Rock e le altre comunità indigene ha aumentato i livelli di criminalità nelle aree colpite.

Invece di offrire i posti di lavoro inizialmente promessi per i residenti locali, le compagnie che hanno realizzato ed effettuano la manutenzione del gasdotto istituiscono campi per i propri lavoratori itineranti che si spostano da un sito all’altro (noti anche come “Accampamenti di uomini”) e questi campi portano alti livelli di traffico di stupefacenti, crimini legati all’alcool, violenze sessuali contro le donne.

Le donne Sioux in prima linea

Le donne Sioux sono state in prima linea nella resistenza contro l’oleodotto, che è stato definito “il serpente nero” di un’antica profezia e hanno organizzato proteste tra cui azioni di boicottaggio, blocchi e circoli di preghiera lungo la linea di costruzione. Una protesta che ha coinvolto tutte le generazioni di donne: alcune sono anziane e veterane di precedenti proteste, altre sono giovani.

Molte delle loro azioni sono state soffocate dalla violenza della polizia con l’uso di proiettili di gomma, gas lacrimogeni e arresti violenti.

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Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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