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I tanti casi Koulibaly sui campetti di provincia

Gli eroi per caso che non derogano dai valori dello sport e del rispetto dell’altro, e si ritrovano premiati al Quirinale

Donato Trotta, Marco Giazzi, Igor Trocchia. Sono tre eroi per caso. In Italia si diventa eroe con poco. Basta essere appassionato di sport e non dimenticare l’abc dell’educazione e del rispetto nei confronti dell’altro. Siamo messi talmente male che se non ti adegui a quella che sembra una deriva razzista e di maleducazione, ti ritrovi persino premiato al Quirinale.

È quel che è accaduto a Igor Trocchia allenatore del Pontisola. È stato tra i 35 premiati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per essersi distinto come esempio civile. Ritirò la sua squadra perché, in una partita contro il Rozzano, un avversario insultò un suo giocatore nero di tredici anni. Non è un professionista dello sport, ha un altro lavoro: è ambulante nei mercati. Ha la passione del calcio e coniuga lo sport con determinati valori; altrimenti lo sport non ha senso.

La piaga non è soltanto il razzismo. È la violenza verbale che accompagna qualsiasi manifestazione agonistica dei più piccoli. La settimana scorsa la Gazzetta dello Sport ha dedicato un’intera pagina a Marco Giazzi allenatore dell’Amico Basket Carpenedolo, in provincia di Brescia. La sua squadra under 13 stava affrontando i pari età del Quistello quando dagli spalti alcuni genitori hanno cominciato a partecipare con troppa esuberanza (e maleducazione). A un fallo non fischiato sono partite parolacce nei confronti dell’arbitro. La situazione non accennava a calmarsi. E Giazzi a questo punto ha deciso di intervenire. Il suo racconto mette, ahinoi, tanta tristezza:

Ho chiamato un time out e ho provato a calmare i genitori. Ho detto: vi state rendendo conto di cosa sta succedendo? Noi stiamo giocando a basket tutti insieme, ci lasciate fare ciò che ci piace in pace? Potete smettere di protestare e insultarci? Sono arrivati altri insulti. Eravamo in vantaggio, ma al terzo quarto ho deciso di ritirare la squadra, di chiedere la sconfitta a tavolino per 20 a zero. Quando ho chiesto ai ragazzi se si stavano divertendo, in un clima sempre più nervoso, con sempre più falli e proteste, mi hanno detto di no.

In questi casi tornano sempre in mente le parole di Paolino Pulici che da tempo allena i bambini: «Per me il bambino ideale è il bambino orfano».

Il terzo eroe per caso è Donato Trotta, presidente del Serino Calcio che disputa il campionato regionale di Promozione. Nel corso della partita contro il Real Sarno, il portiere senegalese Gueye Ass Dia ha denunciato di essere stato apostrofato “vai via negro” dall’arbitro al momento dell’espulsione.

Donato Trotta ha trovato il portiere in lacrime negli spogliatoi. A questo punto ha deciso di intervenire. E ha ritirato la propria squadra dal campo. «Non permetto a nessuno di insultare i miei ragazzi – ha raccontato a Repubblica – e allora sono entrato in campo per avere spiegazioni. L’arbitro mi ha mandato via, gli ho dato la mano e ho deciso di ritirare la squadra. Così non si può andare avanti, questo non è calcio».

E ha proposto agli altri club di non scendere in campo in attesa di una presa di posizione forte da parte della federazione. La vicenda Koulibaly è ahinoi solo la punta dell’iceberg.

LEGGI ANCHE: Il gioco dell’oca su chi deve fermare le partite in caso di cori razzisti

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

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Massimiliano Gallo

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