Icardi, Dybala, i replicanti milionari che si ribellano al loro destino

Rompono la catena delle plusvalenze, il calcio dovrà trovare nuovi Blade Runner

E arrivò il giorno in cui l’ingranaggio capitalistico si inceppò. Persino nel calcio. Forse per un omaggio a Rutger Hauer, indimenticabile interprete di Blade Runner, morto pochi giorni fa. È arrivata l’estate in cui i replicanti del calcio, alcuni replicanti del calcio, hanno deciso di ribellarsi. Di non essere soltanto macchine da soldi e da plusvalenze. Anche perché di soldi ne guadagnano abbastanza, non ambiscono a mettere a bilancio plusvalenze su sé stessi.

A dar loro la caccia sono i blade runner del pallone. I Paratici, i Marotta, spalleggiati dai procuratori: figure su cui Ridley Scott potrebbe sbizzarrirsi. È l’estate della protesta dei miliardari, oggi milionari, che no, non se ne vogliono andare. Che non avvertono l’esigenza di lasciare la loro squadra. Stanno bene dove stanno. Come se camminassero sui pezzi di vetro.

Il re dei ribelli è ovviamente Mauro Icardi figura da romanzo del calcio italiano. Poco indagata. In tanti, troppi, si esercitano esclusivamente a formulare giudizi di vario tipo su di lui. Soprattutto in relazione alla sua compagna, la (presunta) famelica Wanda Nara che poi in realtà è una signora che ha cinque figli e forse un sesto in arrivo e che per lavoro cura gli interessi del marito calciatore. Icardi vuole rimanere all’Inter che però di lui non vuole più saperne. Chissà che cosa deve aver compiuto di così grave. Fatto sta che l’Inter lo ha messo fuori rosa. Ma lui resiste. Fa sapere che è disposto a restare fermo due anni. Ora sta per traslocare, a Milano. Il più forte centravanti della Serie A rischia di dedicarsi esclusivamente alla famiglia per due anni. Per una questione di principio. E di amore, aggiunge lei su Instagram. E di protesta, ci accodiamo noi. Perché anche i replicanti provano emozioni. Non sono solo strumenti per creare plusvalenze.

La voce dev’essere girata tra i replicanti. Ed è arrivata alla Juventus. Dove ci sono due altri esemplari di una specie simile. Gonzalo Higuain e soprattutto Paulo Dybala. Che si è chiuso in casa cinque giorni. E ha resistito. Ha sparato cifre pazzesche al Manchester United e ha fatto saltare lo scambio che la Juventus aveva apparecchiato: Lukaku a Torino e Paulo dove nacque la rivoluzione industriale appunto. E quindi il luddismo. Un luddismo dei ricchi, per carità. Dybala ha rotto i bilanci e sicuramente le uova nel paniere. «Non siamo oggetti. C’è un contratto e lo rispettiamo». Si sono invertiti i ruoli. Ora è il calciatore ad appellarsi al negozio giuridico. A voler rispettare i patti. A fermare l’ingranaggio all’arricchimento. Basta. Sei milioni, sette milioni all’anno posson bastare.

Rutger Hauer non c’è più. A chi si rivolgeranno ora i signori del calcio per fermare questa protesta?

Immagine di copertina di Armando Tondo

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

Massimiliano Gallo

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Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.