Il 74% dei residenti in Lombardia è contrario alla riapertura il 4 maggio

Secondo una indagine realizzata da People For Planet

Ogni giorno uno spazio su Milano e Lombardia
People For Planet ha tutti i giorni uno spazio dedicato specificamente alla situazione a Milano e in Lombardia, il cratere del virus in Europa, dando voce ai fatti ed ai testimoni di quanto è accaduto e sta accadendo. Milano e la Lombardia sono una delle aree chiave del paese. Quello che è accaduto e sta accadendo qui ha effetti su tutti i cittadini italiani.

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L’indagine di People For Planet

Nei giorni 15-19 aprile, in due fasi, abbiamo realizzato una indagine riservata alle persone residenti in Lombardia.

Il quesito, proposto sulla pagina Facebook di People For Planet era molto semplice: “SONDAGGIO PER I RESIDENTI NELLA REGIONE LOMBARDIA. La regione propone di riaprire le attività produttive dal 4 maggio. Sei d’accordo?

Hanno risposto in 429 e i risultati sono inequivocabili: 74% NO 26% SI’

Una indagine che non ha nessuna pretesa di solidità statistica o scientifica ma che comunque a nostro avviso ben fotografa lo stato d’animo attuale di quanti vivono in Lombardia.

Pedro, adelante, con juicio”

“Pedro, vai avanti, con cautela” è la frase che Manzoni fa dire dal gran cancelliere Ferrer al suo cocchiere nel momento in cui si trova in pericolo, accerchiato da una folla inferocita.

Una situazione simile a quella in cui ci troviamo in Lombardia, dove al posto della folla inferocita c’è una altrettanto pericolosa pandemia. E c’è il timore che la regione voglia andare avanti, ma senza cautela.

Non è vero che la prima cosa sono i “danè”. Ma neanche l’ultima

L’indagine smentisce il luogo comune secondo cui i cittadini della Lombardia mettono al primo posto i “danè”, i soldi, anche perché i soldi senza salute non servono.

È vero anche però che senza soldi non si può proteggere la salute, propria e della propria famiglia e questa situazione di blocco crea grandi difficoltà a molti che hanno visto azzerare o drasticamente ridurre il proprio reddito.

Il 60% delle attività in Lombardia è già in funzione

Del resto, il lockdown in Italia (dati Istat) NON ha riguardato circa il 50% delle attività e secondo stime ragionevoli in Lombardia più del 60%, anche “grazie” alla possibilità offerta a molte imprese “non essenziali” di autocertificare (con il silenzio assenso da parte delle prefetture) di far parte di una “filiera” che rimanda alle attività essenziali.

Riaprire le attività in Lombardia significherebbe allargare ulteriormente questa percentuale già alta di persone che lavorano, viaggiano, incontrano necessariamente altri, spesso in luoghi di lavoro dove il rispetto delle norme di sicurezza è affidata di fatto alla coscienziosità delle imprese, senza quasi nessun controllo.

Il caso delle consegne a domicilio dei bar e dei ristoranti

Un esempio per tutti: in Lombardia ristoranti e bar, a differenza di quanto avviene dopo le 18 in Campania dove è vietato, possono effettuare tramite i riders consegne a domicilio di piatti pronti. I riders rappresentano una delle maggiori presenze visibili in questi giorni nelle strade di Milano dove sfrecciano fino a notte inoltrata senza che siano stati sottoposti a test che verifichino se sono portatori asintomatici e altrettanto si può ripetere per tutto il personale dei ristoranti e dei bar dove i piatti sono preparati. Uno dei tanti possibili sistemi involontari di contagio senza controllo.

Non è vero che la Lombardia sia vittima di un evento ineluttabile

La Lombardia, lo testimoniano i dati raccolti nel mondo dalla Johns Hopkins University, rappresenta una anomalia assoluta nel panorama mondiale con un tasso di letalità del 19%, il triplo della media mondiale e, da sola, con solo 10 milioni di abitanti, l’8% dei morti al mondo per coronavirus (e nel conto mancano i morti in casa o nelle RSA senza che il virus sia stato accertato).

Questa tragedia NON ha il carattere dell’ineluttabilità. Lo stiamo raccontando citando i casi in cui il virus è stato affrontato in modo più efficace, diremmo ragionevole:

– la Corea del Sud di cui abbiamo iniziato a parlare tra i primi in Italia diverse settimane fa;

– la Germania che ora dichiara il virus “sotto controllo” e che è arrivata a questo senza adottare alcune delle misure draconiane (ad esempio il divieto d’accesso ai parchi e alle spiagge) adottate invece qui da noi

e anche un paese poveri e molto popoloso come il Vietnam che sicuramente ha mezzi economici assai inferiori a quelli della Lombardia e dell’Italia ma in compenso ha un sistema organizzativo che noi (purtroppo) ci sogniamo

Cosa si può fare: la parola ai medici (ma per ascoltarli davvero questa volta, grazie!)

È ovvio che l’aver risposto tardi e male alla tragedia ancora in corso rimanda a responsabilità di cui pure ci dovremo occupare quando questo incubo sarà finito. Ma ora la priorità è adottare (finalmente) le misure necessarie perché si possa arrivare in una situazione di ragionevole sicurezza alla cosiddetta “fase 2”. È quello che tutti i cittadini italiani desiderano. È quello che è indispensabile in Lombardia, il principale focolaio del virus a livello nazionale dove la responsabilità sanitaria sta in capo alla regione.

La regione Lombardia ha ipotizzato un piano articolato in quattro D rispetto al quale abbiamo già evidenziato le nostre riserve.

Cosa si può fare? Sarebbe ragionevole rifarsi a quanto ha proposto la Federazione dei medici della Lombardia in una lettera aperta alla regione già pubblicata 2 settimane fa e di cui ripubblichiamo alcuni stralci:

La situazione al momento risulta difficile da recuperare, ma si vogliono riportare di seguito alcune indicazioni, che potrebbero, se attuate, contribuire alla limitazione dei danni, specie nel momento di una ripresa graduale delle attività, prevedibile nel medio-lungo termine.

Per quanto riguarda gli operatori sanitari la proposta è di sottoporre tutti a test rapido immunologico, una volta ufficialmente validato, e, in caso di riscontro di presenza anticorpale (IgG e/o IgM), sottoporre il soggetto a tampone diagnostico. In caso di positività in assenza di sintomi potrebbe essere da valutare la possibilità, in casi estremi con l’attribuzione di specifiche responsabilità e procedure, di un’attività solo in ambiente COVID, sempre con protezioni individuali adeguate. Il test immunologico andrebbe ripetuto con periodicità da definire negli operatori sanitari risultati negativi.

Per quanto riguarda le attività non sanitarie sembra raccomandabile un’estesa effettuazione di test rapidi immunologici per discriminare i soggetti che non hanno avuto contatto con il virus, soggetti che si possono riavviare al lavoro. Per i soggetti nei quali si rileva la presenza di immunoglobuline (IgG o IgM) sembra indicata l’esecuzione del tampone diagnostico. In tal senso si raccomanda di potenziare al massimo tale attività diagnostica e di procedere prima ad indagare i soggetti che risultano urgente riammettere al lavoro, in quanto addetti ad attività ritenute di prioritario interesse, in funzione della disponibilità di tamponi.

La ripresa del lavoro dovrebbe essere subordinata all’effettuazione del test immunologico rapido di screening, non risultando in letteratura alcun termine temporale valido per la quarantena post malattia, anche se decorsa in forma paucisintomatica.

È evidente come tale procedura comporti un rilevante impiego di risorse, soprattutto umane, ed è altresì evidente come la stessa, al momento, sia l’unica atta a consentire la ripresa dell’attività lavorativa in relativa sicurezza.
A tale scopo Regione Lombardia dovrà mettere in campo tutte le risorse umane ed economiche disponibili.
Naturalmente quanto sopra dovrà essere accompagnato dall’uso costante, per tutta la popolazione e in particolare nei luoghi di lavoro, di idonei comportamenti e protezioni.

La ripresa potrà quindi essere solo graduale, prudente e con tempi dettati dalla necessità di mettere in campo le risorse sopracitate. È superfluo segnalare come qualsiasi imprudenza potrebbe determinare un disastro di proporzioni difficili da immaginare.

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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