Il barone ribelle (seconda parte)

Serafino Amabile Guastella e la poesia popolare

Leggi la prima parte e vedi il video qui

Vorrei leggervi alcune frasi di Serafino Amabile Guastella molto significative che mi hanno veramente affascinato.

Al tempo era un giovane appassionato di poesia, a casa aveva una libreria incredibile, racconta che alcuni testi li aveva letti più volte e dice: «Anch’io cercavo di scrivere poesie.

Soprattutto nelle sere d’estate, soprattutto di domenica, spesso sotto i balconi di casa mia o da lì poco discosto fermavasi qualche allegra brigata di contadini capitanata per lo più da una donna la quale cantava a voce acutissima una canzone d’amore o di gelosia o di risposta, secondo richiedea l’occasione, e la voce era accompagnata dalla chitarra battente e dai violini. I versi rappresentavano vivamente le sensazioni».
Guastella è sconvolto da queste canzoni popolari, dalla loro poesia e  pensa che sono  migliori della maggioranza delle poesie che leggeva nella biblioteca di suo padre e in particolare: «A dire vero quei testi rusticani [contadini] mi piacevano cento volte di più dei versi dei miei poeti più cari ma non osavo confessarlo a me stesso tanto quella preferenza mi parea sacrilega».

Via via Guastella si rende conto che questo popolo non è ignorante, non sta scimmiottando gli intellettuali paludati ma sta inventando una nuova cultura, è depositario di una tradizione secolare straordinaria e capisce che proprio lì troviamo l’ispirazione per rinnovare la cultura stessa: «Perché la poesia rusticana non servirà a rinfrescare il nostro Parnaso ingombro da piante parassite , perché non dovrà passarsi la spugna su quelle rifritture di argomenti sbadigliati di generazione in generazione sulla stessa solfa, perché non dare un calcio a quel preteso linguaggio poetico ormai rugoso per la vecchiaia?».

Insomma, Guastella è incavolato nero con la cultura dominante, coi professoroni, con i tromboni e li accusa di scopiazzare tra di loro, afferma che quando uno inventa qualcosa gli altri dietro come pecoroni tutti a copiare.

Capite quindi l’inquietudine di quest’uomo? Non è un intellettuale seduto in cattedra. Si arrabbia anche perché iniziando a cercare le canzoni si accorge che alcune sono state manipolate dagli intellettuali che le hanno rovinate e così inizia un lavoro incredibile, quasi da monaco medievale per andare a capire dov’è la musica popolare vera  e dove questi imbecilli di grandi intellettuali asserviti ai signori e ai padroni li hanno storpiati.

E continua: «Nelle canzoni nostre ci sono strappi e aggiunzioni che nove volte su dieci ne intorbidavano il senso, qui era evidente un ritocco di poeta accademico, lì uno strazio di senso, più in giù una escrescenza, in un’ottava qualche verso era interpolato tra i distici di un’altra, e stavan lì a guardarsi in cagnesco…».

Guastella afferma che bisogna tornare alla purezza della cultura contadina.

In un altro momento meraviglioso descrive la ricchezza poetica delle canzoni popolari e delle poesie del popolo che non esiste nella cultura aristocratica e afferma: «L’idea che è dei contadini, degli artigiani, dei lavoratori, l’idea che gli angeli ridano e gli usignoli cantino tra le labbra dell’innamorata…» – che figura meravigliosa – e continua: «Che gli sguardi di lei accendon le lampade, che le stelle le si inginocchiano in atto di adorazione, che il Papa concede l’assoluzione plenaria a chi le parli o la guardi, che quando va in chiesa si curvano le colonne quando intinge le dita nell’acqua santa, la pila che è di marmo ha senso di vita e le parla e quando si inginocchia sulle sepolture, i morti sentono un fremito d’amore  e ritornano in vita”.

Guastella è un grandissimo ribelle! Come un punk di oggi, i Rolling Stones all’inizio della carriera quando erano pazzi.

Dice anche una cosa molto divertente: «Noi siciliani siamo musulmani cattolici» perché vede nella cultura della Sicilia la ricchezza di quel mondo.

Il testo che ho letto fa parte dell’introduzione che Guastella fa alla raccolta dei canti di Modica che potete trovare su Wikipedia cercando Guastella, c’è tutto il testo gratuito della prima edizione.

La nonna svizzera

Volevo concludere osservando che la nonna paterna di Guastella era svizzera! Che ci faceva una signora svizzera alla fine del 1700 a Chiaramonte?

Bisognerebbe che voi siciliani vi inorgogliste un po’ perché questa storia che la Sicilia era in mano ai Borboni e quindi depressa è una gran stupidata. La Sicilia del 1800 era il punto di tessitura più grande d’Europa.

Garibaldi venne finanziato dagli inglesi! Secondo voi come fece Garibaldi a conquistare Palermo che era presidiata da migliaia di guardie svizzere con l’artiglieria? Garibaldi aveva solo mille uomini che lui stesso descrive come dei pazzi scatenati incapaci di combattere. Come mai gli svizzeri si arrendono?
Perché davanti a Garibaldi c’erano i  finanziatori inglesi con due milioni di lire oro. E perché gli inglesi volevano distruggere l’autonomia siciliana? Perché la Sicilia era la più grande produttrice di tessuti. Era piena di mulini a vento e ad acqua che servivano per la concia, la tessitura e la coloritura dei tessuti.

Il centro della cultura europea era proprio in Sicilia! Siatene orgogliosi!

Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.