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Il calcio e le pay-tv, tra i pirati e Alessandro Bonan

Il calcio e le pay-tv, tra i pirati e Alessandro Bonan

Gli interessi contrapposti di imprenditori e utenti che si sentono tiranneggiati dai prezzi

Quattro milioni di pirati

Non sono tempi felici per il calcio a pagamento in tv. Ormai hanno raggiunto cadenza settimanale gli articoli giornalistici sul livello di pirateria del nostro Paese. L’ultimo, in ordine di tempo, a parlarne è stato Matteo Mammì intervistato da Repubblica. Ci sono diversi livelli di lettura per comprendere chi è Mammì. È ex direttore sport della programmazione produzione Sky. È il fidanzato di Diletta Leotta. E, soprattutto diremmo noi, è il nipote di cotanto ministro delle Poste e Telecomunicazioni, l’autore della legge televisiva più discussa della Repubblica italiana. Prima Repubblica in purezza.

Matteo Mammì, come altri, si è lamentato del numero di persone che ormai guarda il calcio senza pagare. I cosiddetti pirati. Qualche settimana fa il Sole 24 Ore sdoganò il termine pezzotto che a Napoli – ma a questo punto anche altrove – viene usato per indicare il modo per essere abbonato alle Pay tv senza pagare le Pay tv. «Più di due milioni di case hanno abbonamenti irregolari, in tutto più di 4 milioni di italiani usufruiscono live di uno spettacolo a cui non hanno diritto. È una cifra al ribasso».

Il mistero Dazn

Gli utenti, in questo caso anche lettori, ribattono che Sky ha ridotto il proprio parco partite senza ridurre il costo dell’abbonamento. Non trasmette più tutte le partite della Serie A. Non trasmette più il campionato spagnolo. In compenso, ha l’esclusiva della Europa League. Sono due mondi che non si incontreranno mai. Da un lato gli imprenditori del settore e dall’altro i consumatori che usufruiscono del prodotto senza pagarlo. In taluni casi adducendo come motivazione il prezzo spropositato dell’abbonamento; in altri lo scarso servizio offerto, come nel caso di Dazn cui gli italiani si sono rapidamente arresi. Guardare una partita su Dazn equivale a entrare in una dimensione spazio-temporale diversa e soprattutto differente per ciascuno. In un’abitazione la partita è al 60esimo, in un’altra al 62esimo, in un’altra ancora è al 57esimo. Nessuno sa nulla. Nessuno protesta. È tutto normale.

Mammì ha detto anche altro. Ha detto che il tempo delle vacche grasse dei diritti tv sta finendo: «Ci sono nuovi equilibri, diversi modi e piattaforme per accedere al calcio. Dallo streaming ai cellulari, il business va differenziato, la banda larga è in espansione. Nessuno sta più 3-4 ore davanti alla tv, la vita offre molto altro». “La vita offre molto altro” è una frase su cui varrebbe la pena organizzare un convegno. Andrebbe aggiunto che il campionato italiano di calcio viene vinto da sette anni, quasi otto, sempre dalla stessa squadra. È diventato un campionato assimilabile a quello della Croazia dove la Dinamo Zagabria ha vinto undici edizioni consecutive. E, prima della dodicesima, ha concesso un giro al Rijeka. Al momento, la lotta scudetto sembra non esistere. Così come quella per il secondo posto. Il campionato italiano è un film di cui sai già il finale, non ti resta che valutare la fotografia, i costumi, quella roba lì.

Difficile risultare più antipatici di Ilaria

Un motivo per guardare le pay-tv che si occupano di calcio in questo spazio, però, vogliamo trovarlo. E lo abbiamo trovato in Alessandro Bonan, volto televisivo di Sky Sport. È vero che Bonan è partito da un considerevole vantaggio: è l’uomo scelto per sostituire Ilaria D’Amico che risultava simpatica come quei pizzicotti che le signore di un tempo amavano dare ai bambini delle loro amiche. Sorvoliamo per carità di Patria sull’imparzialità.

Ma Bonan è riuscito a fare qualcosa in più. Ha il raro dono della leggerezza in un mondo che si prende tremendamente sul serio. Leggero – ma non frivolo – eppure sul pezzo. Si capisce che di calcio ne sa, ha seguito, ha studiato, ricorda. E cerca sempre il lato umano della vicenda, che sia una polemica oppure un elogio per un gol fantastico. Riesce da anni a portare avanti una trasmissione fondamentalmente senza contenitore: “Calciomercato”. Sì, aggiornano lo spettatore sulle trattative ma col tono di chi vuole trasmetterti sempre lo stesso concetto: “state calmi che sempre di pallone si tratta”. Non ci sono quei toni gravi, quelle considerazioni profonde, come se si stesse discutendo dei destini del mondo. E in fondo ci piace pensare che quando socchiude gli occhi, Bonan non stia facendo esercizio di miopia ma guardi lì, nell’infinito, qualcosa di molto lontano: un mondo dove il pallone non c’è.

 

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

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Massimiliano Gallo

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Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.