Il caso Ospina: non si maltrattano così anche i portieri

Una botta alla testa riapre la questione sicurezza. I calciatori non saltano più e non tirano la gamba. Tredici anni fa il tremendo infortunio di Cech

C’è una data per la giornata nera dei portieri. È il 14 ottobre 2006, si gioca Reading-Chelsea di Premier League. Dopo soli venti secondi, il portiere dei Blues Cech compie un’uscita bassa, il calciatore avversario Hunt non salta o comunque non salta come avrebbe dovuto e potuto, e lo colpisce con una ginocchiata. Cech resta a terra, l’arbitro addirittura gli intima di far presto e di raggiungere bordo campo con le sue gambe.

Il direttore di gara, evidentemente, non comprende quel che sta accadendo. I soccorsi sono lenti, approssimativi. Di fatto, il ginocchio del calciatore del Reading procura a Cech una frattura del cranio. Tecnicamente una frattura depressa. Deve essere operato d’urgenza. Il Royal Berkshire Hospital non è attrezzato per l’alta neurochirurgia, il portiere viene trasferito a Oxford e viene operato soltanto a tarda sera.

Rischia e rischia di brutto. Tornerà in campo cento giorni dopo con quello che diventerà un suo fedele compagno: il caschetto protettivo.

Nella stessa partita, nei minuti di recupero, il suo sostituto – l’italiano Enrico Cudicini – che in uscita va a sbattere contro un avversario, cade violentemente a terra e sviene. Gli si rovescia la lingua in gola, si teme il peggio, riprende conoscenza solo all’ospedale. In questo caso, incidente fortuito. Ma non per Cech. Quel giorno Mourinho – allora allenatore del Chelsea – pronuncia parole durissime nei confronti del calciatore avversario: «Hunt è tornato a metà campo sghignazzando, senza mostrare la minima preoccupazione per le condizioni di Cech. I giocatori dovrebbero avere rispetto per i colleghi. Petr è vivo per miracolo».

Tredici anni dopo, a Napoli con Ospina si è vissuta una serata che ha ricordato il 14 ottobre 2006. Per fortuna, senza bisogno di alcun intervento chirurgico. A inizio partita, proprio come per Cech, uno scontro con un avversario e una botta alla testa. In questo caso, però, è difficile prendersela con l’attaccante dell’Udinese Pussetto. L’altra differenza è che Ospina incredibilmente resta in campo. Il medico social dà il suo ok e Ancelotti si adegua. Il portiere prosegue con una vistosa fasciatura, subisce due gol su cui appare appannato. E nel finale di tempo praticamente sviene, si accascia. Attimi di panico. La corsa in ospedale e per fortuna buone notizie dalla Tac. Ma una leggerezza francamente incomprensibile da parte di una squadra e una società come il Napoli.

Poi c’è dell’altro. C’è la questione sollevata da Fabio Caressa negli studi di Sky Sport. E cioè: i calciatori, gli attaccanti, stanno perdendo – per non dire che hanno perso – la buona abitudine di saltare i portieri in uscita, come avveniva un tempo. Adesso, invece, mettono spesso la gamba senza pensare alle conseguenze fisiche che il loro gesto possa avere sugli avversari. «Prima o poi succede qualcosa di brutto, di molto brutto. A Napoli ci siamo andati vicini, anche perché – lo ha detto anche lui – resta incomprensibile la scelta di lasciare in campo Ospina frastornato».

L’associazione atleti vorrebbe che, in caso di colpi alla testa, il calciatore venisse sostituito a prescindere dal parere del medico sociale. È un tema molto sentito. Ieri le principali agenzie di stampa internazionali avevano il caso Ospina tra le top stories di sport. In Italia, ovviamente e nel rispetto della tradizione, il caso è stato tenuto decisamente più basso.

Bisognerebbe che ci fosse più attenzione da parte di tutti. Non si scherza con i colpi alla testa. I più in là con gli anni – stavolta a ruoli invertiti – ricorderanno l’uscita del portiere del Genoa Martina su Antognoni col calciatore della Fiorentina privo di sensi in campo: immagini drammatiche. Era il 1981. Non è possibile che quasi quarant’anni dopo non ci sia una evidente differenza di sensibilità sulla sicurezza dei calciatori in campo.

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

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