Il Cile senza acqua in mezzo alla pandemia

Il Cile senza acqua in mezzo alla pandemia Covid-19. La peggiore siccità degli ultimi 60 anni

Tra le cause? Anche monocolture di avocado e climate change

Oggi il Cile, oltre a fare i conti con la pandemia in corso del Coronavirus, sta fronteggiando anche un’altra emergenza di pari urgenza: la mancanza d’acqua.

Una crisi dentro una crisi dove cambiamenti climatici, mal gestione delle risorse idriche e sfruttamento intensivo delle terre con monoculture scelte, sono tutti elementi che contribuiscono alla tragica situazione attuale. Il 60% delle carenze idriche in Cile è infatti causato dalla cattiva gestione delle risorse, dall’aumento della domanda e dall’eccessiva concessione di diritti, il tutto accompagnato da una legislazione lassista che ha compromesso i flussi dei bacini nel centro del paese, fino a prosciugarne la stragrande maggioranza.

Anche se, secondo la legislazione cilena corrente, l’acqua è un bene pubblico, nella pratica i diritti sono in mano a manager e società private, di fatto quindi l’accesso all’acqua è stato privatizzato, con il risultato che nel Cile el agua se compra, se vende o se arrienda”.

Siamo di fronte a una situazione gravissima perché, con una crisi sanitaria come quella del Covid-19, gli abitanti più poveri sono i primi ad essere a rischio. Nonostante il Cile sia uno dei paesi più ricchi dell’America Latina, è anche uno di quelli più diseguali. Ci spieghiamo quindi i dati allarmanti di oggi: “ci sono più di 400 mila famiglie, circa 1,5 milioni di persone (ndr. sparse su 147 comuni) la cui fornitura di 50 litri di acqua al giorno dipende dai camion cisterna”, ha dichiarato Rodrigo Mundaca, portavoce del Modatima – Movimento di difesa per l’accesso all’acqua, alla terra e protezione dell’ambiente .

I camion cisterna percorrono quotidianamente lunghi tragitti su strade complesse per fornire acqua a molte case,che, una volta giunta a destinazione, viene immagazzinata alla meglio. Qualcosa che “in una situazione di pandemia come oggi, dimostra ancora una volta che, laddove esiste un modello di appropriazione privata dell’acqua (…), non si garantisce il diritto umano all’acqua delle persone e andando ad indebolire ulteriormente le comunità “, continua Mundaca in un’intervista all’Excelsior, parole

La parte del Paese più colpita è quella centrale. Si stima che nella zone di Santiago e di Valparaíso le precipitazioni accumulate nel 2019 abbiano rappresentato l’80% in meno rispetto alla media. A Coquimbo le cifre sono persino peggiori, arrivando al 90%. La carenza idrica non è una novità per il Cile. Il paese accumula già gli ultimi dieci anni come i più secchi in tutta la sua storia, da quando sono iniziate le registrazioni delle precipitazioni nel 1915.

A queste condizione le comunità diventano più vulnerabili alla pandemia, inevitabilmente vengono a meno le consuete norme igieniche consigliate per evitare contagi e le popolazioni, con meno acqua a disposizione per sé, per le coltivazioni e per gli animali, godono di una salute più cagionevole.

“Da quando la vendita di acqua potabile è diventata un’attività redditizia, come nel caso della provincia di Petorca o nella provincia di San Felipe, nella regione di Valparaíso, chi supervisiona questa attività? Chi garantisce che l’acqua fornita alle comunità colpite dall’espropriazione sia conforme alle norme igieniche e di sicurezza? È possibile che i serbatoi (camion) si trasformino in vettori con ruote? ” Denuncia Rodrigo Mundaca di Modatima.

Sotto accusa le monocolture di avocado

Tra le cause della siccità dell’aera troviamo anche la produzione intensiva di avocado. La provincia di Petorca è conosciuta per essere principale area di produzione dell’avocado della varietà hass del paese. Per soddisfare la domanda mondiale, la monocoltura di avocato ha visto il suo espandersi negli anni, annoverando il Cile tra i maggiori produttori ed esportatori del frutto.

Ogni singolo albero, ha bisogno di 66 litri d’acqua al giorno, 16 litri in più rispetto a quelli conteggiato per i cittadini. Per produrre un solo chilo di avocado servono circa duemila litri d’acqua. Quattro volte in più rispetto alla quantità necessaria per un chilo di arance, secondo il Water Footprint Network; e addirittura dieci volte in più rispetto a quella che serve per un chilo di pomodori.

Le compagnie agricole per alimentare questo business hanno costruito pozzi e drenaggi illegali, fino a prosciugare i fiumi e le falde acquifere, annoverando tra le accuse quella di aver deviato l’acqua dai fiumi di Petorca, causando la siccità nella regione e lasciando intere comunità senz’acqua.

Il tema dell’acqua è stato tra i centrali alle manifestazioni antigovernative dell’anno passato, durante le quali i cileni hanno attaccato la dittatura del settore privato in diversi settori, tra cui la gestione delle acque. Se alla carenza delle piogge si aggiungono gli anni di sfruttamento delle risorse, di una produzione che non sostenibile e la mancanza di legislazione, il risultato è, al solito, impari, tra chi ci guadagna e chi ci perde.

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Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

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Claudia Faverio

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