Il clamore per le pallavoliste italiane nere ci spiega il successo di Salvini

Siamo ancora all’uomo che morde il cane. Sono invece semplicemente la vita reale, non una risposta politica

La Francia del 98

Vent’anni fa la Francia del calcio vinse per la prima volta il campionato del mondo. Quella squadra era un simbolo dell’integrazione, con Thuram, Karembeu, Vieira, Desailly. Ovviamente la Francia ha una storia di colonialismo decisamente diversa dalla nostra. Negli anni Ottanta vinsero nel tennis grazie a Yannick Noah. Just Fontaine, senza dubbio il loro calciatore più forte, almeno fino a Platini, era originario del Marocco. Al Mondiale 1982 avevano in squadra neri come Tresor e Tigana, due bandiere della Nazionale. Più recentemente, nel 2014, la Germania ha vinto il Mondiale di calcio con Boateng, Mustafi, Ozil.

Da noi è diverso perché la storia dell’Italia è differente. Ma ormai, siamo nel 2018, anche noi dovremmo essere abituati a vedere atleti e atlete nere che indossano i colori dell’Italia. Purtroppo, però, il condizionale è d’obbligo. Balotelli, per fare l’esempio più semplice, ha esordito in Nazionale ormai otto anni fa, nel 2010. Nell’atletica leggera l’eterna promessa Andrew Howe accese i sogni di medaglia già alle Olimpiadi di Pechino del 2008. Senza dimenticare Fiona May diventata italiana per aver sposato un italiano. E altri che evitiamo di citare per non occupare tutto lo spazio dell’articolo.

Come per le coppie di fatto

Come accadde già ai tempi del dibattito parlamentare sulle coppie di fatto, il paese reale è decisamente più avanti di quello politico-mediatico. L’Italia parlamentare opponeva – allora con successo – una strenua resistenza al presunto annacquamento dell’istituto del matrimonio, mentre in ciascun condominio e persino in ciascun nucleo parentale esistevano uno o più esempi di coppie di fatto etero e omosessuale. La resistenza era burocratica, la vita – quella vera – aveva già scelto da un pezzo.

È lo stesso fenomeno a cui assistiamo nel cosiddetto processo di integrazione, il multiculturalismo. Non può fare notizia nel 2018. E se invece lo fa, come è accaduto in Italia la settimana scorsa con la nazionale femminile di pallavolo, ci dà una risposta al perché riscuota tanto consenso la politica di Salvini sul tema. Almeno dal punto di vista politico-mediatico. Perché poi, come per le coppie di fatto, in tante scuole ci sono bambini neri, di origine orientale, dell’est europeo. La vita reale.

L’uomo che morde il cane

Quando però scopriamo che una delle nostre migliori giocatrici di pallavolo è una ragazzona nera nata a Padova da genitori nigeriani, l’evento si trasforma immediatamente nell’uomo che morde il cane. Toh, una nera italiana. Col solito codazzo di dibattito che finisce col darci qualche spiegazione dello share elettorale di Salvini. Se stiamo ancora a sorprenderci che la Nazionale di pallavolo ha due atlete nere, vuol dire che siamo effettivamente indietro. O comunque non attrezzati. Paola Egonu non è la risposta politica a nulla. Così come non lo è Miriam Sylla. Sono semplicemente testimonianze di vita. Come lo sono Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Rapahela Lukudo e Libania Grenot, che vinsero la staffetta 4×400 femminile ai Giochi del Mediterraneo. E ovviamente tanti altri che hanno eguale diritto di cittadinanza senza avere nel proprio codice genetico formidabili doti atletiche come le medagliate.

Ahi noi, i mondiali femminili di pallavolo – che si sono chiusi con la splendida medaglia d’argento dell’Italia – ci hanno detto che il percorso che ci conduce alla normalità di un atleta nero italiano è ancora lungo. E, di conseguenza, il timore è che sarà ancora lunga la vita politica di Salvini.

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Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

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