Photo credit: Libera Terra

Il coronavirus e le intimidazioni mafiose non fermano “Libera Terra”

Ora che con la crisi le mafie sono tornate prepotenti nei territori del Sud, acquistare prodotti da persone e territori liberi è un dovere

Come nasce una liberazione

Pio La Torre e Rosario Di Salvo venivano uccisi in un agguato mafioso il 30 aprile 1982. Pio è l’ispiratore della legge che ha introdotto in Italia il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (Legge Rognoni – La Torre del 1982) e delle conseguenti misure volte a colpire il patrimonio delle mafie, tra cui la confisca (il riutilizzo sociale dei beni sottratti alla criminalità organizzata fu poi introdotto, grazie alla campagna di Libera, dalla legge 109 del 1996). Rosario, autista, scorta, amico fidato del segretario regionale del PCI Pio La Torre, anche quella mattina era al suo fianco. Nata con loro, Pio e Rosario, Libera Terra non si è mai più fermata.

Rete, produttività, legalità, tenacia

La loro morte non ha fermato la lotta della Cooperativa Libera Terra, così come il coronavirus, e il pericoloso ritorno delle mafie nei territori più a rischio povertà, non stanno fermando le centinaia di persone che ogni giorno, dallo scoppio dell’epidemia, conservano la dignità, il valore, la bellezza e la produttività dei terreni liberati dalle mafie.

La rete di Libera Terra comprende in totale circa 70 soci lavoratori e 170 dipendenti che lavorano i terreni sequestrati e confiscati tra Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, circa 1300 ettari complessivi. “Sono circa i 90 prodotti realizzati, che vengono venduti in Italia e all’estero, anche attraverso l’e-commerce, per un totale superiore ai 7 milioni di euro di fatturato”, conferma Francesca Rispoli dall’ufficio di presidenza dell’associazione nazionale.

L’ultimo atto intimidatorio della ‘ndrangheta

L’ultima volta che la mafia è tornata a intimidire quelli di Libera Terra è stato il primo di marzo, quando ignoti hanno fatto irruzione nei capannoni della Cooperativa siti in via Pio La Torre a Polistena, di notte, come da prassi, ovviamente. “Siamo nati quindici anni fa, ma ciclicamente siamo ancora oggetto di atti criminosi, che mirano a metterci in difficoltà” spiega Antonio Napoli, vicepresidente e socio fondatore della Cooperativa della Valle del Marro. I loro progetti, che fanno parte della rete di Libera, nascono sui terreni confiscati alla ‘ndrangheta, nella Piana di Rosarno, a poca distanza dalla baraccopoli di San Ferdinando, a Polistena, in Calabria.

Lavorare è un diritto, la salute e la legalità, pure

A tutelare e a battersi per la cooperativa della Valle del Marro, anche in questo caso, come spesso capita nei territori del Sud, un prete, Don Pino De Masi, il parroco della comunità Santa Marina Vergine di Polistena. “Attualmente siamo 6 soci, con 11 lavoratori assunti a tempo indeterminato. Con i lavoratori stagionali arriviamo a più di 40 addetti. Per tutti è scattato il piano di prevenzione e sicurezza aziendale. È fondamentale. Il nostro capitale sociale sono le persone”.

Ora tocca a noi consumatori

Cosa può fare il consumatore apparentemente lontano dai tentacoli della mafia, che non rischia quotidianamente? Consumare consapevolmente. Scegliere prodotti che certifichino l’assenza di mafie, sfruttamento, caporalato. Basta affidarsi ai bollini (di Libera ma non solo), delle certificazioni (tutti i prodotti che provengono dai beni confiscati alla mafia sono ad agricoltura biologica) e dal naso. Basta un po’ di fiuto, il profumo di un’arancia coltivata in un campo libero, da persone libere, non profuma solo di agrumi, profuma di libertà, viceversa, tenendo a mente la frase di Peppino Impastato, l’odore della mafia è sgradevole anche all’ombra, e no, con quella non si concima nemmeno la terra. Ripartiamo dalla terra.

Photo credit: Libera Terra

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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