Il diritto alla libertà personale è ancora un diritto?

Chi decide se quattro banane sono troppe o troppo poche? O se sono troppo vecchio per uscire di casa?

Michela Murgia, scrittrice sarda, sabato scorso va a Roma davanti a un mercato rionale. Vuole comperare della frutta e incontra altre tre amiche, una si propone di fare la fila e comperare quello che serve a tutte, si fa dare la lista ed entra.

Le altre, compresa la Murgia restano fuori dal mercato, a distanza di sicurezza con mascherine e guanti, in attesa di recuperare quanto ordinato. La Murgia allora propone di fare una foto del momento.

A questo punto al gruppo si avvicina un carabiniere che dice: “Signora, basta, non mi pare il caso di fare foto”. E già qui uno si chiede perché non è il caso, dove sta il divieto di fare foto? Alle proteste della Murgia il carabiniere si indispettisce e probabilmente si incarognisce pure, chiama due colleghi e intima alle donne di andare a casa se han finito di fare la spesa. «Stiamo aspettando un’amica con la frutta» risponde la Murgia, per prima cosa non le credono, sia mai, ma in quel momento esce l’amica che distribuisce la spesa alle amiche. La Murgia aveva comperato 4 banane. «Solo 4 banane?», le chiede nervoso il carabiniere che sempre più indispettito intima alle donne di andare via pena un verbale di 400 euro di multa.

«Siamo andate via» scrive la Murgia in un post su Facebook: «ma io mi porto addosso la rabbia e la certezza di aver rischiato 400 euro di multa solo perché dopo un mese di lockdown un carabiniere ha trovato irritante persino la poca normalità che ancora non è vietata».

Prima necessità?

Un paio di settimane fa un uomo di Vigliano nel Biellese è stato multato perché ha comperato tre bottiglie di vino in quanto: «Non conta l’importo della spesa, si può acquistare anche solo un po’ di pane, della carne, o dell’acqua, ma tre bottiglie di vino non possono certo essere considerate una necessità».

Chi decide cosa è di prima necessità e cosa non lo è? Chi decide se quattro banane sono troppe o troppo poche?

Non si fa la spesa in skateboard

A Bologna un ragazzo è stato multato perché andava a fare la spesa in skateboard. Il motivo? “Può andare solo a piedi, in bicicletta o in macchina“. Chi lo ha deciso?

Scrive il Globalist: “Da poliziotti a sceriffi il passo è breve, specie se in questo momento le città italiane assomigliano al Far West. Non c’è un inquadramento preciso e, più o meno come succede con la gestione dell’emergenza sanitaria, ognuno interpreta i decreti come meglio gli aggrada. E questo vuol dire che ogni agente in divisa diventa giudice di ogni situazione: a lui spetta decidere se una violazione è grave oppure non lo è”.

Non sentite uno strano brivido lungo la schiena?

Ora abbiamo anche la nuova app: Immuni. Si tratta di una applicazione scelta dal Governo italiano che scaricata sul telefonino dovrebbe tracciare i nostri spostamenti. Il dowload sarà ovviamente gratis e su base volontaria. E qui ci fermiamo perché in questi giorni si dice tutto e il contrario di tutto: chi non la scarica avrà delle limitazioni della libertà personale – le ultime notizie dicono di no, ma probabilmente ci saranno degli incentivi per sollecitare il dowload –  e che succede se chi l’ha scaricata poi viene in contatto con il virus? Vedremo. Intanto un gruppo di 300 tra ricercatori, accademici e studiosi da tutto il mondo, fra i quali nove lavorano in Italia, ha lanciato un appello affinché non si perda di vista la giusta direzione da intraprendere.

L’art. 13 della nostra Costituzione rende inviolabile la libertà personale. L’emergenza non può cancellare il diritto, lo stesso Vladimiro Zagrebelsky avvertiva che la restrizione protratta anche dopo il 4 maggio della libertà degli anziani viola la Costituzione: “Secondo la Costituzione” si legge nell’articolo pubblicato da La Stampa “la legge può limitare la libertà di circolazione per motivi di sanità. Ma si tratta di sanità pubblica, messa a rischio dalla circolazione delle persone. Invece ora si vorrebbe imporre a un gruppo di persone un comportamento prudente per se stesse, non rispetto alla sanità pubblica. Si faccia invece opera di informazione sui rischi, si offra a chi ne ha bisogno opportunità di sostegno, come si fa consigliando agli anziani il vaccino antinfluenzale. Ma non si violi la libertà di cittadini adulti, capaci di scegliere per sé cosa fare e cosa rischiare.”

Ecco la frase che spiega tutto: “Non si violi la libertà di cittadini adulti, capaci di scegliere per sé cosa fare e cosa rischiare.

La storia ci insegna che a perdere i propri diritti ci si mette pochissimo, basta un’urgenza, poi per riprenderli ci vogliono anni.

E di questo ha parlato benissimo Stefano Massini nell’intervento a Piazza Pulita della settimana scorsa che potete vedere qui sotto, in un monologo che non a caso si chiama: Vendesi libertà

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Foto di Tumisu da Pixabay

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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