Volare o non volare, questo è il dilemma. Ma quanto inquinano i viaggi in aereo? Negli ultimi 10 anni il numero dei passeggeri è più che raddoppiato. Disegno di Armando Tondo, settembre 2019.

Viaggi: ha senso rinunciare a volare?

Molti insistono sull’importanza di spostarsi in modo alternativo per le vacanze, per ridurre l’enorme impatto degli aerei sull’ambiente. Ma rinunciare a viaggiare, e a viaggiare lontano, sembra impossibile

Viaggiare è uno dei piaceri della vita. Come leggere, studiare e dialogare, è una di quelle attività che non solo regala piacere ma migliora noi stessi, ci rende più aperti, più pronti, più intelligenti. Eppure oggi cresce, e con ragione, la “vergogna di viaggiare in aereo” (neologismo svedese: flygskam) a causa della crescente consapevolezza dell’impatto degli aerei sulle emissioni inquinanti che tanto preoccupano gli scienziati e, oramai, anche i governi, soprattutto in relazione al paventato impatto economico di stagioni non più prevedibili.

I dati dei viaggi aerei

Si calcola che i viaggi in aereo contribuiscano per un 2% alle emissioni globali. Più preoccupante è il fatto che i passeggeri siano raddoppiati dal 2008 al 2018, quando hanno superato i 4,3 miliardi. Si stima che saranno 8,2 nel 2037 (dati International Air Transport Association).

La controtendenza del Nord Europa

La Svezia, patria di Greta Thunberg, era tra i paesi più attivi per numero di viaggi aerei per abitante: tuttavia a seguito dell’ondata di consensi stimolata dalla giovane attivista il numero è sceso solo l’anno scorso di ben il 3,6%. Secondo un sondaggio condotto dal WWF, addirittura il 23% dei cittadini svedesi nel 2018 ha rinunciato a volare per ridurre l’impatto climatico del proprio viaggio, contro il 6% di due anni fa, mentre circa il 18% degli intervistati ha optato per il treno invece dell’aereo. Tra l’altro, l’impegno di Greta non è certamente isolato: Maja Rosén, svedese, ha creato una campagna – Flight-free 2020 – a cui hanno aderito 15mila svedesi solo nel 2018, ed è già nata la risposta gemella nel Regno Unito.

Come far propri questi splendidi esempi, e rinunciare a viaggiare in posti remoti, dove è più bello confrontarsi e conoscere, dove la realtà che ci aspetta è così diversa – così meravigliosamente lontana – dal posto in cui siamo nati?

Rinunciare a volare?

La risposta si chiama compromesso e prende in considerazioni alcuni dati. Prima di tutto, in Svezia, dove il fenomeno è già così ampio, le compagnie stanno correndo ai ripari: aerei di nuova generazione, meno impattanti, o compensazione delle emissioni con progetti in tutto il mondo, pur di frenare l’emorragia di passeggeri. Solo una spinta economica forte può infatti dare la svolta a progetti per ora sperimentali di aerei che viaggiano a emissioni zero o quasi. Quindi il nostro sacrificio – il nostro carissimo sacrificio – sarebbe solo temporaneo: qualche anno senza aerei, o con un viaggio aereo all’anno, per poi godersi solo le risposte delle compagnie costrette a rimediare, e riprendere a viaggiare lontano.

Un po’ come quando nasce un figlio, e per qualche anno – magari 5-6 – metti da parte l’idea dell’Asia o del Sud America, dell’Africa e dell’Australia per assecondare le sue (e le tue nuove) esigenze. Ed ecco che pensi piuttosto alla Francia, alla Basilicata, all’Abruzzo o alla Toscana, ai quei luoghi dove magari non eri neppure mai stato. Un po’ come quando la lentezza delle giornate di un bambino ti fa scoprire che il viaggio può essere già vacanza: il susseguirsi di paesaggi che cambiano graduali, i tempi morti per rivedere le foto nel telefonino o fare un disegno assieme.

Ecco, alla fine ti accorgi che, per un po’, figli o non figli, rallentare e abbassare il tiro piace un sacco, e rilassa già di per sé.

Immagine di copertina: Armando Tondo

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente