Il gesto dell’Albania: ecco cosa significa civiltà mediterranea

Quei 30 medici hanno commosso tutti perché hanno evocato un ricordo dimenticato, cacciato in fondo, chissà dove: siamo tutti figli della civiltà mediterranea.

“È vero che tutti sono chiusi nelle loro frontiere, e che anche paesi ricchissimi hanno voltato le spalle ad altri. Ma forse esattamente perché non siamo ricchi, e nemmeno privi di memoria, noi non possiamo non dimostrare all’Italia che gli albanesi e l’Albania non abbandonano mai l’amico in difficoltà”.

Le parole del premier albanese Edi Rama del partito socialista ieri hanno fatto il giro del mondo, inutile ripetere quanto è stato già detto al riguardo.

Il legame stretto tra l’Albania e l’Italia non nasce oggi, né è figlio della gratitudine che il popolo albanese prova nei confronti di quello Italiano, che l’ha accolto, anche quando il suo governo – al tempo presieduto da Romano Prodi – ordinava di respingere le navi e i gommoni. 

La tragedia del 1997

Era il 1997 quando avvenne la tragedia di Otranto. La corvetta della Marina militare italiana fece ribaltare una nave carica di albanesi con una “azione cinetica di disturbo”. Troppo cinetica: morirono 104 persone. Ventiquattro corpi non furono mai ritrovati. Trentuno di loro avevano meno di 16 anni. Nella trascrizione delle comunicazioni a bordo della corvetta della Marina militare italiana, la nave albanese viene chiamata “bersaglio”. 

Mare Nostrum

Dicevamo, il legame tra Italia e Albania è sempre stato stretto, al di là delle azioni dei rispettivi governi, perché è antecedente all’esistenza stessa dei governi: risale al Mediterraneo. A dividere l’Italia dall’Albania c’è solo una striscia di mare. Certe mattine i pugliesi vedono le coste albanesi, e così gli albanesi con le coste pugliesi. 

Oggi il Mediterraneo è un mare segnato dalle fratture, un mare “sarcofago”, lontanissimo dal Mare Nostrum di cui siamo figli. Da quel Mare Nostrum quasi tutto è cambiato, a partire dalle città. Solo le città portuali sembrano avere conservato una propria fisionomia sociale e culturale aperta, pensiamo a Livorno, Napoli, Trieste, Venezia, o Marsiglia, Algeri, Dubrovnik, Brindisi, Cipro, Durazzo.

Napoli è davvero la pizza? Venezia è solo le gondole?

Certo che no, anche se la globalizzazione ha portato inspiegabilmente alcune città a rinchiudersi in una propria caricatura per volontà, forza, e interessi talvolta altrui, a unire queste città c’è qualcosa che trascende il cornicione delle pizze e i canti dei gondolieri.

Una nazione che non ha bisogno di eroi

I 30 medici e operatori sanitari lavoreranno qui stipendiati dall’Albania, tremila euro al mese per i medici e 2500 per gli infermieri. Retribuzioni dignitose, come si confà in una nazione che non ha bisogno di eroi perché riconosce il valore dei suoi lavoratori. Retribuzioni per le quali il governo ha subito stanziato un fondo speciale, nonostante esca da un periodo che definire complicato è poco: Prima manifestazioni violente, con tanto di attentati pianificati contro il Parlamento, aizzate da una piccola fetta che che vorrebbe il ritorno di Sali Berisha. Poi un terremoto, nemmeno 3 mesi fa. Senza dimenticare il Pil del 30% inferiore all’Italia, e il sistema sanitario non attrezzato per le emergenze.

Ce n’erano di scuse per barricarsi al grido di “prima gli albanesi”.

Invece sono arrivati 30 medici, 30 Madeleine de Proust atterrate a Bergamo Orio al Serio. Dice Wikipedia: 

“Madeleine de Proust è un termine francese che può designare una parte della vita quotidiana, un oggetto, un gesto, un colore e in particolare un sapore o un profumo, che evocano in noi ricordi del passato”. 

Al di là delle retoriche (antieuropeiste, proalbanesi, eccetera) quei 30 medici hanno commosso tutti perché hanno evocato un ricordo collettivo e però dimenticato, cacciato in fondo, chissà dove: siamo figli della civiltà mediterranea.

Chissà se riusciremo a ricordarcene anche senza madeleine.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

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