Il Giappone riapre la caccia alla balene

Tra i tanti buoni propositi per il nuovo anno non c’è la tutela dei grandi mammiferi del mare

A partire dal 2019 il Giappone ricomincerà a cacciare le balene.

È ufficiale, le autorità governative giapponesi dichiarano di volersi ritirare dall’ IWC – Internatinal Whaling Commission, la commissione internazionale che conta ad oggi 89 membri per la tutela dei cetacei e la regolamentazione della caccia marina a livello globale, per riprendere la caccia alle balene al solo fine commerciale. Non che il Paese avesse mai davvero interrotto questa pratica, mascherando la caccia ai grandi cetacei dei mari come necessaria a soli scopi di ricerca. La magra consolazione, se di consolazione si può parlare, è che la caccia a scopo commerciale resterà comunque vietata nelle acque internazionali.

La caccia alle balene, bandita nel 1986 dopo che alcune specie furono portate quasi all’estinzione, ritornerà ad essere legalmente praticata dal luglio di quest’anno, nonostante il Sol Levante sia sì il principale mercato di carne di balene, ma dove il suo consumo effettivo è relativamente irrisorio: il rapporto della no-profit Animal Welfare Institute ha stimato un consumo di circa 30 grammi l’anno a persona, che corrisponde a circa 4.000 e 5.000 tonnellate. Difficile quindi trovare una spiegazione razionale rispetto all’utilità e il fine di questo tipo di caccia visto che l’acquisto della carne di balena è nettamente calato negli anni. Forse si può parlare più di un gioco di forza politica e rivendicazioni territoriali sull’Oceano che un vero e proprio fine commerciale, fatto sta che adesso i limiti di pesca sono stati eliminati e il Giappone potrà riprendere la pesca tradizionale nelle acque del Pacifico scegliendo le quote di animali cacciabili, tenendo presente che ad oggi i grandi cetacei sono costantemente monitorati e molte specie risultano ancora in via di estinzione.

L’inaspettata notizie è stata divulgata tramite un annuncio dal capo di gabinetto Yoshihide Suga, ed il governo, a sostegno di questa sconcertante iniziativa, afferma che la decisione è frutto di un sensato ragionamento scientifico e nell’interesse di un uso sostenibile delle risorse:  “Ritirandoci, il pensiero della nostra nazione in termini di cooperazione con la gestione internazionale delle risorse marine non cambia”, ha detto Suga. “Parteciperemo all’Iwc in qualità di osservatori (fino a luglio 2019, ndr) e, pur mantenendo legami con le organizzazioni internazionali, la nostra nazione continuerà a contribuire alla gestione delle risorse di balene sulla base dei principi scientifici”.

Stando a vedere come andrà a finire questa (brutta) storia ci auguriamo non sia l’inizio di una serie di brutte sorprese per questo nuovo anno.

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Collabora con People For Planet come social media manager e content analyst

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