fbpx

Il gioco dell’oca su chi deve fermare le partite in caso di cori razzisti

Settimane di parole a ruota libera. Nessuno che ricordi cosa prescrive il regolamento. E tutto resta più o meno come prima

Settimane di chiacchiere

È sorprendente l’approccio italiano al problema del razzismo negli stadi. Se ne parla da più di un mese, eppure ancora non sono chiare le cosiddette regole d’ingaggio. Provate a chiedere cosa prevede il cosiddetto protocollo italiano, oppure provate a dedurlo dalle dichiarazioni degli attori in campo, il risultato sarà solo confusione e indeterminatezza. Noi qui, per onestà intellettuale, vi informiamo che al momento la regola scritta stabilisce che spetta al responsabile dell’ordine pubblico dello stadio ordinare all’arbitro lo stop della partita. Ma anche su questa unica certezza ci sono novità in programma.

La scorsa settimana è stato convocato un vertice sulla violenza e sul razzismo negli stadi. Al termine, in conferenza stampa è andato il ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha esibito la sua ricetta: non confondiamo il razzismo con la rivalità di quartiere; sono contrario alla sospensione delle partite e bene hanno fatto a non sospendere Inter-Napoli per i cori nei confronti di Koulibaly; qual è il confine tra cori razzisti e comportamenti da stadio?; gli stadi sono luoghi che devono essere colorati e coloriti; sono contrario alla chiusura degli stadi e favorevole al ripristino delle trasferte organizzate, i cosiddetti treni speciali.

A ruota libera

Si può essere d’accordo o meno, eppure uno si sarebbe aspettato che le sue parole fossero quelle di tutti i presenti al tavolo istituzionale. Per 48 ore si sono commentate le parole di Salvini, le si sono confrontate con la rigidità del protocollo della Uefa. Il Napoli, società che in questo momento è tra le più colpite dai cori discriminatori, ha fatto sapere che la prossima volta in caso di “buu” razzisti i suoi giocatori si fermeranno. Anche se, giustamente, il suo allenatore Ancelotti ha poi dichiarato: «Sembra che il razzismo sia un problema del Napoli, in realtà è un problema del calcio italiano».

Due giorni dopo Salvini è intervenuto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti anch’egli leghista. Ha  chiarito che l’Italia ha aderito alla Uefa e le norme europee valgono anche per l’Italia. Poche ore dopo, è intervenuto anche il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina e addirittura ha fatto finta di cadere dalle nuvole e rilasciato una dichiarazione che è suonata più o meno così: non capiamo queste polemiche, l’Italia da sempre segue l’Uefa nel protocollo sul razzismo.

Siamo nell’Uefa oppure no?

Peccato che proprio la Uefa, nei giorni successivi a Napoli-Inter, ha emesso un comunicato durissimo in cui ha criticato fortemente la gestione arbitrale di quella partita e si è schierata dalla parte di Koulibaly e del Napoli che hanno dovuto continuare a giocare in un clima ostile perché la partita non è mai stata interrotta. Conduzione di gara, da parte dell’arbitro Mazzoleni, difesa dal presidente della Figc. Ricordiamo inoltre che la scorsa settimana il Corriere dello Sport ha pubblicato la notizia che il responsabile della sicurezza a San Siro quella sera era andato via a causa degli scontri tra interisti e napoletani che hanno portato alla morte di un ultrà.

Ce ne sarebbe già per impazzire. Qualche giorno dopo, non pago, si è aggiunto il presidente del Coni Giovanni Malagò che ha dichiarato: «Fermare le partite non può spettare al Napoli, è compito dell’arbitro». Ma come dell’arbitro? Si sta facendo un gran baccano proprio per ricordare che non è compito dei direttori di gara. Ieri lo ha ribadito anche il capo della polizia Franco Gabrielli: «Sospendere le partite comporta conseguenze di ordine pubblico, è un compito che non può spettare all’arbitro, spetta al responsabile della pubblica sicurezza».

Tutto chiaro? A questa macedonia dialettica, vanno aggiunti i propositi della Federcalcio che vuole uniformare il protocollo italiano a quello utilizzato ai Mondiali 2018. Non ci sarebbero più tre avvertimenti prima di fermare il gioco per cori razzisti, ma due. E il gioco – non la partita in sé – sarebbe fermato dall’arbitro. La Figc vorrebbe dare più poteri all’arbitro, ovviamente non quelli attinenti alla decisione finale di rimandare il pubblico a casa.

Nell’Italia del 2019 stiamo discutendo da settimane del razzismo negli stadi e ancora non è chiara la procedura da seguire. E, di questo passo, temiamo che mai lo sarà.

LEGGI ANCHE: I tanti casi Koulibaly sui campetti di provincia

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

commenta

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.