Il Global Compact dei migranti mette a rischio la sovranità?

Nel dubbio, l’Italia si ferma

ll testo del Global Compact non chiarisce i vincoli legali né mina apertamente le sovranità nazionali, ma l’Italia decide di non decidere.

È arrivato il sì dalle Nazioni Unite sul Global Compact for Migration, il documento che dovrebbe regolare il fenomeno delle migrazioni e redistribuire globalmente le responsabilità tra gli Stati che accolgono. L’accordo, che lo scorso 12 dicembre durante la Conferenza Intergovernativa tenutasi a  Marrakech, Marocco, aveva avuto l’appoggio di 164 Paesi a favore, è stato infine approvato con 152 voti a favore, 5 contrari (oltre a Stati Uniti e Israele, i cosiddetti Paesi di Visegràd), e 12 astenuti, tra cui l’Italia.

“Appoggiando il Global Compact for Migration abbiamo davanti a noi un’opportunità storica di collaborare, scambiare buone pratiche e imparare reciprocamente, in modo che le migrazioni, come fenomeno che ha segnato la storia dell’umanità, siano di beneficio a tutti”, ha esultato via Twitter la presidente dell’Assemblea generale Onu, Marìa Fernanda Espinosa Garcés.

Indecifrabile come nel suo stile, il premier Giuseppe Conte ha detto di non ritenere il Global Compact lo strumento adatto “per dire se l’Italia è nel consesso dei grandi”, senza specificare quale altro strumento sarebbe invece più adatto. Intanto alla Camera la confusione rimane, con il Carroccio e Fratelli d’Italia fermi sul no, e il Movimento 5 stelle diviso al suo interno tra chi si dice favorevole al Global Compact e si accoda a Roberto Fico, refrattario alle logiche del consenso (“la politica non si fa con i sondaggi”), e chi pensa che la risposta all’immigrazione debba spettare alla legislazione dei singoli Stati, senza interferenze esterne in grado di indebolire le sovranità nazionali. L’oggetto del contendere, neanche a dirlo, ancora la sovranità nazionale, potenzialmente a rischio dal Global Compact.

Ne è sicuro il magistrato sottosegretario Luciano Barra Caracciolo, che tuona e abbrevia via Twitter: “NON PUO’ ignorarsi che il global migration compact è applicativo di dich Assemblea NU, onde rafforza formazione del dir internazionale generale che, ai sensi art. 10 Cost, finirebbe per essere assai vincolante, portando alla dich di incostituzionalità delle leggi ITA contrastanti”.

Al solito, fuori da Twitter e dai media, la realtà presenta il profilo meno fotogenico, e il testo del Global Compact pure. Chi volesse leggerlo per intero, eludendo così le possibili forzature di “pennivendoli e puttane” e andando direttamente alla fonte – ad esempio ai punti 7 e 15, lettera C – si stupirebbe forse nello scoprire che l’ennesimo documento ONU sfoggia proclami roboanti, parole importanti, persino belle, ma dal valore simbolico piuttosto che legale. Con tutto che il campo giuridico italiano è un dedalo lastricato di buone intenzioni verso uscite tortuose, e che quanto a competenza la figura di Caracciolo è fuori discussione, sorge un dubbio: come può avere effetto coercitivo l’accordo del Global compact, se il suo testo nega espressamente l’elemento della coercizione, all’infuori dell’ipotesi, tutta da verificare, di un “effetto combinato delle leggi nazionali e l’implemento dell’accordo”?

E ancora, se davvero il testo del Global Compact mette a rischio le sovranità nazionali, come è possibile che tra i suoi firmatari compaiano Paesi non esattamente democratici, anzi, piegati all’autocrazia quando non addirittura alla dittatura? Esattamente come, a dispetto delle dichiarazioni faziose provenienti da sinistra, fra i contrari, gli astenuti e i firmatari più riluttanti, compaiono Paesi distanti da Visegrad&Co, basti pensare alla Svizzera, all’Australia, alla Danimarca, dove il dibattito che ha preceduto il sì è stato a dir poco infuocato, e al Belgio, dove è addirittura caduto il Governo.

A fare i maliziosi, infine, andrebbe ricordato che prima dell’accordo di Marrakech ci fu la Dichiarazione di New York, firmata allora da ben 193 nazioni, tutte concordi nel volere tutelare i diritti fondamentali dell’uomo ed eliminare il traffico di esseri umani, tutte, quasi tutte, rivelatesi poi incapaci di mettere in pratica i proclami firmati, al punto che c’è stato bisogno dell’ennesimo accordo.

Quello delle migrazioni è un fenomeno storico e proprio perciò delicato, di difficile comprensione a meno di semplificare, come pare fare il punto 8 del testo del Global Compact, dove non si capisce bene il discrimine tra gli spostamenti dei lavoratori qualificati, i cosiddetti migranti economici, e le migrazioni di massa storiche. Senza contare che dietro ogni disastro, sia esso guerra, carestia, eccetera, c’è sempre un’economia che presta il suo profilo peggiore, quello meno fotogenico.

In tutto ciò, Italia decide (ancora) di non decidere, rinvia l’appuntamento con la realtà inseguendo un “qui e ora” sotto l’illusione che possa risolversi tutto in eterno, e borbotta come il Nano di Così parlò Zarathustra: “Tutte le cose dritte mentono. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è circolo”. Ignorando il penoso eterno ritorno dell’uguale che l’attende.

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Stela Xhunga

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