Sono state molte le iniziative di solidarietà a Bologna durante l’emergenza Covid-19. Ne raccontiamo due, dell’associazione YaBasta della social street Roc. Disegno di Armando Tondo, maggio 2020

Il lato positivo del lockdown: cresce la solidarietà dal basso verso chi è più in difficoltà

Le iniziative delle social street e le staffette alimentari partigiane di Bologna

In questi giorni siamo stati vittima, nostro malgrado, di conversazioni con vicini e parenti di casa che si interrogavano se denunciare o meno le ragazze che passavano di fronte a casa col cane, il padre al parco col figlio, il ragazzo che faceva jogging troppo distante da casa sua. Questo clima di paura e controllo ha fatto sviluppare nelle persone dei comportamenti delatori decisamente allarmanti e invadenti. I social media sono diventati la vetrina in cui moderni vigilantes digitali dal loro balcone di casa riprendevano col telefonino gli ignari trasgressori che venivano pubblicati sulla pagina social del leone da tastiera di turno. Sicuramente la preoccupazione scatenata da questo virus così contagioso non ha fatto altro che innescare una psicosi di massa che è sfociata in una delle scene più assurde del trash televisivo italiano con l’elicottero della guardia di finanza che accerchiava il malcapitato che passeggiava in riva alla spiaggia di fronte casa con tanto di inseguimento in diretta su Canale 5 per la gioia del pubblico generalista italiano.

Ma l’Italia non è tutta uguale, ci sono state anche forme di solidarietà autorganizzata e dal basso che hanno contrastato questo clima orwelliano. Un esempio sono le social street di Bologna. Roc è l’acronimo che sta per (via) Rialto, (via) Orfeo, (via) Coltelli; è la social street che si trova nel cuore della città di Bologna. È composta da persone di differenti età e occupazione, tutte accomunate dalla voglia di vivere il quartiere in maniera più collettiva, meno isolata, all’insegna di rapporti di solidarietà e aiuto reciproco. La social street ha pensato a un modo per tutelare i più deboli, i malati e gli anziani del quartiere. Su base volontaria le persone si sono rese disponibili a fare la spesa per chi non poteva o non se la sentiva ad uscire e a portarla a casa. Ma non solo la spesa, anche per trasportare in strada i rifiuti e per trovare i beni di prima necessità, dai farmaci ai dispositivi medici.

La social street Roc ha organizzato nel supermercato del quartiere un’iniziativa tanto semplice quanto vitale per alcune famiglie: un carrello lasciato fuori dalle porte scorrevoli con un cartello appeso “se non puoi, prendi; se puoi, lascia”. Marta, una delle portavoci del Roc, spiega che ora stanno prendendo contatti con negozi della zona per organizzare postazioni di “Spesa Sospesa” diffuse nel quartiere. L’idea è che chi può lascia qualche cibaria e chi è nei guai (e magari si vergogna) può prendere qualcosa senza alcuna formalità. Inoltre hanno creato un canale Telegram che permetterà scambi veloci di informazioni fra gli abitanti della zona. Fino ad ora le principali comunicazioni avvenivano via Facebook ma c’è tanta gente che non ha un account. Marta è sicura che esistano nelle sue vicinanze delle famiglie che sono in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria, ma che sono difficili da individuare. Sperano che il canale su Telegram possa facilitare le comunicazioni.

Staffette alimentari partigiane

Sono stati i ragazzi di un collettivo bolognese a fare un gesto che nemmeno le istituzioni si sono prese la briga di fare: la spesa di viveri e beni di prima necessità per i senzatetto, i detenuti ai domiciliari e le famiglie in difficoltà. I ragazzi di YaBasta Bologna hanno raccolto 20.000 euro in donazioni tramite una campagna su Produzioni dal Basso tutt’ora attiva, per quelle che loro hanno chiamato le staffette alimentari partigiane. YaBasta insieme a Mediterranea è attiva a Bologna da anni, hanno strutturato corsi gratuiti di italiano per stranieri, hanno creato un dormitorio per migranti nel centro di Bologna nel pieno del bisogno, gestiscono un doposcuola per i bimbi delle famiglie del quartiere. Si inseriscono nel territorio lì dove lo Stato manca, non arriva, abbandona.

Alessandro (staffetta alimentare partigiana) racconta che dall’inizio dell’emergenza sanitaria si sono interrogati su come potessero essere utili e quali fossero i problemi che stavano emergendo nel quartiere. Grazie alla campagna online hanno raccolto i fondi per tre tipologie di aiuto. Stanno consegnando oltre 30 sacchetti della spesa a settimana alle persone senza fissa dimora; 3 borse della spesa per alcuni detenuti che hanno ottenuto di scontare la propria pena ai domiciliari alleggerendo la situazione drammatica di sovraffollamento del carcere della Dozza di Bologna; 54 sacchetti contenenti un libro per l’infanzia e materiale per scrivere e disegnare ai bambini e alle bambine del doposcuola che organizzavano già prima del confinamento, spesso figli di migranti più vulnerabili rispetto ai loro pari.

Hanno creato con Mediterranea Saving Humans, l’associazione Approdi e il Laboratorio Salute Popolare di Làbas, uno sportello di consulenza sanitaria e psicologica che riceve decine di telefonate al giorno. Alessandro racconta che fino ad ora hanno ricevuto più di mille chiamate in meno di due mesi, non solo dal territorio ma da tutta Italia. Molti gli operatori sanitari che hanno chiamato in cerca di supporto psicologico ma anche comuni cittadini.

Hanno cercato di spostare online la scuola di italiano per migranti ma anche lo sportello di assistenza al lavoro e il doposcuola che conta circa 60 bambini (i beneficiari dei sacchetti con i libri e il materiale per disegnare).

Lo spostamento della didattica ministeriale online ha spinto molte famiglie a investire in dispositivi elettronici come tablet e computer per fornire ai propri figli dei mezzi adeguati per seguire quotidianamente le lezioni. Ma non tutte le famiglie hanno avuto la possibilità di affrontare una tale spesa. YaBasta ha quindi lanciato una campagna di raccolta di dispositivi elettronici come tablet, auricolari e computer usati consentendo ai ragazzi il diritto all’istruzione. Un diritto fondamentale sancito dalla costituzione ma che evidentemente lo Stato non è riuscito a garantire a tutti.

Brigate di Mutuo Soccorso

Quello che sembra evidente è che questa fase 2 porta con sé le ferite e i lutti della fase 1 ma anche un senso di incertezza economica e di paura delle fasce più vulnerabili di essere lasciate sole. La fase 2 sarà caratterizzata da una povertà dilagante che investirà famiglie, professionisti, precari, lavoratori, disoccupati e studenti delineandosi come una situazione strutturale più che emergenziale del momento. Ecco perché è evidente che non si possa abbandonare il progetto finita la fase 1, ora più che mai c’è la necessità di stare al fianco di chi si sente abbandonato dallo Stato, dice Alessandro. Nascono per questo le Brigate di Mutuo Soccorso con le quali distribuiranno ogni settimana 50 pacchi alimentari a 50 famiglie e singoli in difficoltà nei quartieri Santo Stefano e Porto. I pacchi sono circa di dieci chili e comprendono sia secco (legumi, pasta, farine ecc…) sia fresco (verdure, latticini ecc…) leggermente variabili in base al numero di componenti del nucleo familiare. Già da questa settimana sono iniziate le consegne, le prime sono state effettuate il lunedì e il grosso si consegnerà il venerdì. Alessandro ci racconta che hanno capito di dover agire celermente quando, durante le visite, hanno scoperto che alcune famiglie non avevano nulla in casa e non potevano preparare un pasto.

I principi alla base di questo progetto sono il mutuo aiuto e la prossimità. Il mutuo aiuto si basa sulla capacità di coinvolgere più famiglie possibili nel meccanismo di auto-distribuzione dei beni, in sostanza ognuno nel suo piccolo fa quello che può, responsabilizzando i soggetti coinvolti e facilitando in questo modo anche l’accettazione dell’aiuto. Il soggetto beneficiario del pacco non è più un soggetto passivo, ma attivo nel processo di organizzazione degli aiuti insieme agli altri beneficiari. La prossimità invece ricerca nelle relazioni di quartiere e vicinato la propria realizzazione: concentrarsi in un ambito territoriale ristretto, non per escludere altri, ma per impossibilità di coprire un territorio ampio e per costruire un rapporto di collaborazione duraturo con le persone vicine. Il mutuo soccorso e la prossimità sono concetti essenziali perché il progetto possa vivere a lungo termine proprio come è stato pensato. La speranza di Alessandro e degli altri volontari di YaBasta di Bologna è che questo modello venga replicato anche in altre zone e che la solidarietà autogestita e dal basso vada a combattere quell’impoverimento imperante che sta attraversando l’Italia.

Il lockdown ha spinto molti a guardare con diffidenza il vicino, a denunciare comportamenti ritenuti nocivi per il benessere pubblico, a compiacersi per l’operato dello Stato e della polizia che elargiva multe stratosferiche e operava controlli serrati dimenticandosi che il compito dello Stato è anche quello di affiancare la popolazione più fragile, consentire a tutti i bambini il diritto all’istruzione e il diritto ad una vita dignitosa per tutte le fasce della popolazione. Se molti di quelli che in questi giorni si sono indignati per le persone in strada avessero utilizzato la stessa forza per chiedere misure di welfare sociali maggiori, di tutela dei lavoratori sul posto di lavoro, di tutela dei minori e dei precari, ora saremmo nella stessa situazione?

In futuro le forme di mutuo aiuto auto-organizzato e autogestito dal basso sembrano le uniche risposte concrete ed immediate alla povertà crescente della popolazione e ad una incapacità dello Stato di fornire assistenza ai più vulnerabili.

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Martina De Polo

Martina De Polo

Sono Martina De Polo, laureata in Cinema, Televisione e produzione multimediale (Laurea Magistrale). Da qualche anno lavoro nell’ambito della produzione video indipendente.

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Martina De Polo

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Sono Martina De Polo, laureata in Cinema, Televisione e produzione multimediale (Laurea Magistrale). Da qualche anno lavoro nell’ambito della produzione video indipendente.

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