Il Marocco legalizza la cannabis e segna la storia

Il primo produttore al mondo cambia politica

Il Marocco sta per approvare l’uso legale della cannabis con una legge storica, che capovolge la politica in materia per il principale produttore al mondo e primo rifornitore del mercato europeo, con 47.000 ettari dedicati alla coltivazione della cannabis, secondo dati ONU del 2017. La prima conseguenza? Sarà quella di sottrarre alle mafie un mercato stimato in 15 miliardi di dollari, secondo stime governative, e dare legittimità e alle tantissime realtà commerciali – finora sotterranee e poverissime – alla base dell’economia del Paese. Chiunque abbia visitato soprattutto il bellissimo nord del Marocco, la zona del Rif, sa che qui fumarsi una canna è socialmente identico a bere un bicchiere di vino in Italia, eppure la legislazione restava ferocemente accanita contro questo genere di attività. Adesso, il governo presieduto dal primo ministro Salaeddine El Othmani ha ritenuto maturi i tempi per legalizzare le droghe leggere, per ora a esclusivi fini terapeutici (almeno formalmente).

Una agenzia nazionale darà le autorizzazioni

Il ministro dell’Interno, che ha presentato il progetto, ha previsto la creazione di un’agenzia nazionale specializzata, la sola con l’incarico di concedere le autorizzazioni in questo “nuovo” mercato, in realtà oltremodo tradizionale. L’agenzia di Stato sarà anche l’unico collegamento tra produttori e mercato.

La stessa agenzia nazionale dovrà monitorarne il commercio, con regole severe per garantire lavorazione e stoccaggio in sicurezza.

Scopi medici e industriali

La produzione si concentrerebbe sulla cannabis per “scopi medici, farmaceutici e industriali” e consentirebbe solo alle aziende registrate in Marocco di richiedere una licenza di marketing, una licenza di esportazione o una licenza di importazione.

Quanto alle coltivazioni, dovranno essere autorizzate e assicurate, dovranno dare garanzie di legalità e provvedere alla creazione di cooperative per impiegare i dipendenti, tutti maggiorenni e marocchini. Il governo intende così far uscire allo scoperto le numerose aziende che operano nel settore nella completa illegalità, alimentando il traffico di droghe sia interno, sia destinato all’Europa. Con l’attuale stato illegale della cannabis, si stima che i coltivatori guadagnino infatti solo mezzo miliardo di dollari, mentre ai trafficanti di droga vanno i restanti 14,5 miliardi.

Cooperative di coltivatori

Secondo la stampa marocchina, il progetto di legge propone di costruire un’industria legale della cannabis organizzando i coltivatori in “cooperative” che a loro volta venderebbero il loro raccolto a società di “trasformazione” locali o internazionali.

Il Marocco sembra così voler creare un nuovo modello economico cooperativo, che permetta però uno stretto controllo del prodotto. La legge limita la produzione di cannabis alle sei regioni delle montagne del Rif, dove ai coltivatori sarà permesso appunto di acquisire la speciale licenza solo se residenti in quelle regioni del nord del Marocco dove si produce cannabis per tradizione.

Il progetto di legge dovrebbe essere approvato la prossima settimana.

La svolta

I tentativi in passato di legalizzare la coltivazione della cannabis in Marocco erano falliti a causa dell’opposizione del PJD, il partito con il maggior numero di seggi in parlamento, che adesso ha però rivisto la sua posizione a seguito della decisione delle Nazioni Unite di rimuovere la cannabis dall’elenco di stupefacenti pericolosi.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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