Il meccanismo mediatico che stritola gli atleti

Il giornalismo sportivo non è mai contento, alza sempre l’asticella e se l’atleta non ce la fa, parte il copione della crisi

La differenza la fa la sempre la condizione di partenza. L’attesa che c’è nei confronti di un determinato atleta o una determinata squadra. Dopodiché, però, superato il primo ostacolo, una volta infranto il muro della notorietà, per il malcapitato o la malcapitata non c’è scampo. Entra in una sorta di garrota mediatica: più si progredisce, più crescono le attese. Ed è un crescendo rossiniano che non tiene minimamente conto della presenza degli avversari, dei fisiologici buchi nel processo di crescita o comunque delle fasi di rallentamento, dei percorsi migliorativi che possono indurre anche qualche crisi di rigetto. L’atteggiamento del giornalismo sportivo, che poi riflette l’atteggiamento del grosso della platea di riferimento, è binario: in caso di successo, elogi continui e progressivo innalzamento dell’asticella; in caso di insuccesso, si passa all’analisi della crisi e a un insopprimibile piacere nel pronunciare la parola fallimento.

Passiamo a qualche esempio concreto: il tennis

Nel tennis la stagione appena terminata è stata sorprendente. Il tennis italiano maschile – più o meno in letargo da sempre, tranne qualche eccezione come Fognini – ha portato in vetrina due nomi nuovi: Berrettini e il giovanissimo Sinner. Berrettini ha sorpreso tutti raggiungendo le semifinali agli Us Open dove è stato sconfitto da Nadal; si è poi qualificato per il Master ed è stato il primo italiano a vincere un match in questo torneo particolarmente prestigioso. Gran parte delle domande rivolte a Berrettini erano rivolte al suo futuro, a cosa avrebbe dovuto fare per migliorare, a come poter migliorare ulteriormente la sua classifica (è arrivato a essere numero 8 del mondo, un traguardo eccezionale che vale una vita intera), insomma a porre le basi dello schema precedentemente descritto. Come se tutta la fatica, il percorso compiuto per arrivare fin lì, non contasse più niente, fosse automaticamente cancellato. Mentre ci sembra l’aspetto di gran lunga più interessante. Non a caso, la precoce eliminazione di lui e Sinner agli Australian Open è stata prevedibilmente derubricata a delusione.

Lo sci femminile

Lo stesso processo, per ora fermo a uno stadio precedente, sta riguardando lo sci femminile. In questa stagione è tutto un fiorire di complimenti per i successi delle sciatrici: Federica Brignone, Marta Bassino, Elena Curtoni, Francesca Marsaglia e altre che hanno consentito all’Italia di salire 18 volte sul podio. Siamo alla fase della sorpresa. Tutto viene considerato positivamente. L’anno prossimo, però, scatterà la mannaia della conferma. Se hai raggiunto un risultato, la prossima volta dovrai migliorare. È un po’ come il fatturato per un’azienda. Bisogna sempre aumentare. Oppure vincere vincere vincere. Come veniva richiesta ad Alberto Tomba. Come ci si aspettava da Sofia Goggia su cui c’è stato meno accanimento mediatico solo grazie ai successi delle altre. O come accade per Federica Pellegrini.

Il meccanismo è sempre uguale a sé stesso. È fondamentalmente quello della ruota. Che molto raramente si sofferma sul lato oscuro, sui sacrifici che l’atleta compie per raggiungere quei risultati, su quali difficoltà comporti mantenere alti livelli di concentrazione. È come se il destino dell’atleta fosse solo quello di essere vampirizzato.

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Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

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