Il modello svedese di risposta al coronavirus: fiducia tra cittadini e stato

La pandemia è un enorme test per gli stati nazionali e il successo o il fallimento dei diversi modelli di risposta condizionerà il futuro

Il Guardian ospita una riflessione di Lars Trägårdh, professore di storia e studi della società civile presso l’Ersta Sköndal University College di Stoccolma, in Svezia e di Umut Özkirımli, professore ospite presso l’IBII (Institut Barcelona d’Estudis Internacionals) sulla risposta che i vari Paesi, e in particolare la Svezia, stanno dando alla crisi mondiale da coronavirus. Una riflessione che apre degli squarci non solo su come è ma anche su come potrà essere il rapporto su stato e cittadini. Di seguito la traduzione di un ampio stralcio del loro intervento.

Stati diversi, risposte diverse alla pandemia

Le risposte alla pandemia da covid-19 differiscono significativamente da un Paese all’altro, anche tra i Paesi più ricchi, modellate da lasciti storici, cultura politica e costumi sociali.

Lo storico svedese Sverker Sörlin ha osservato di recente che non c’è una sola pandemia globale ma molte, ognuna modellata in base a una logica nazionale. Con gli articoli di People For Planet sulla Cina, la Germania, la Corea del Sud, Cuba, il Vietnam, il Giappone, la Spagna, l’India, il Brasile … ne stiamo dando testimonianza. Sörlin sostiene che l’epidemia rispecchia ogni società colpita: non esiste un nemico biologico universale, questo virus globale colpisce le società tanto quanto gli individui.

In effetti la pandemia costituisce un enorme stress test per i paesi, un test che porta alla superficie le loro strutture sociali profonde. Valori, istituzioni e pratiche, che in tempi ordinari sono parzialmente nascosti da mode e tendenze globali, vengono improvvisamente alla ribalta.

Ci sono sempre state delle differenze, ma con il coronavirus ci siamo anche trovati soggetti a risposte pandemiche europee molto diverse.

Il modello svedese di risposta al coronavirus

La Svezia, di cui People For Planet si è già occupato, ha optato per un approccio “morbido” (e molto controverso) guidato dall’epidemiologo di stato Anders Tegnell. Invece del blocco draconiano, il distanziamento sociale in Svezia è una questione di autoregolazione. Ai cittadini è stato chiesto di usare il loro giudizio e di assumersi la responsabilità individuale all’interno di un quadro basato sulla fiducia reciproca, piuttosto che sul controllo dall’alto verso il basso.

Un “modello svedese” con cui il paese ha scelto di deviare dal percorso seguito da molti, compresi i suoi vicini nordici che hanno invece adottato il lockout.

Casi e morti di coronavirus in Svezia e Italia a confronto

Ad oggi, 23 aprile, in base ai dati ufficiali, in Svezia si registrano 1.659 casi di coronavirus ogni milione di abitanti, contro i 3.089 in Italia.

I morti per coronavirus, sempre secondo i dati ufficiali, in Svezia sono 200 ogni milione di abitanti, in Italia 415.

Lockout o fiducia stato-cittadini

Il blocco non è solo una questione legata a salvare vite umane, ma mira anche a mitigare il carico di lavoro degli ospedali sovraffollati.

C’è anche da considerare peraltro che un blocco totale per salvare vite comporta enormi costi per il tessuto sociale, al di là del dibattito sulla salute contro l’economia.

In Svezia si è considerato che un blocco totale non sarebbe stato sostenibile a lungo termine. Se le scuole fossero state chiuse, per esempio, i genitori avrebbero dovuto lasciare il lavoro. Ciò avrebbe potuto peggiorare le cose rimuovendo i lavoratori in settori critici come l’assistenza sanitaria o esponendo i nonni alla malattia, per non parlare del privare i bambini di momenti cruciali per la loro formazione a scuola.

In una società come quella svedese in cui l’uguaglianza di genere e i diritti dei bambini sono fondamentali questi rischi hanno toccato un nervo scoperto.

D’altra parte si è considerato che il blocco avrebbe potuto funzionare per le classi medie e alte che dispongono di case confortevoli e penalizzare i meno abbienti. In Svezia le scuole sono istituzioni chiave innanzitutto per i bambini svantaggiati e per i genitori single e/o a basso reddito.

Rispetto delle “distanze sociali”: multe o appello alla responsabilità?

Ciò solleva la questione se le scelte politiche in tutto il mondo siano fatte su basi scientifiche rigorosamente razionali o se riflettano vincoli e possibilità culturalmente radicati. Prendi le distanze sociali: ora sembra essere un obiettivo condiviso a livello internazionale. La scelta cruciale è tra il conseguimento attraverso comandi supportati da minacce di multe e arresti o attraverso raccomandazioni che fanno appello al senso di una responsabilità individuale condivisa.

In Svezia il percorso scelto sembra meno draconiano ma è probabilmente più impegnativo per i cittadini poiché sposta l’onere dalle leggi e dalla polizia all’autoregolamentazione.

In Svezia società si dice samhälle

Anche in Svezia ci sono molti che chiedono una chiusura più radicale della società. Potrebbe ancora accadere. Ma altri continuano a chiedere di mantenere la calma, ricordandoci che la parola società in Svezia è samhälle, che significa anche “tenersi insieme”. Temono che le misure più severe comportino la privatizzazione della sofferenza.

Le reazione in Europa al modello svedese

L’esperimento svedese, tuttavia, tocca chiaramente un nervo scoperto all’estero, dove solleva timori e scetticismo. La scelta non è semplicemente tra libertà individuale e dominio autoritario. In Spagna per esempio le misure di blocco godono anche di un ampio sostegno popolare. Ma anche lì si sollevano voci di dissenso quando le conseguenze sociali del blocco diventano più chiare. “Liberate i nostri bambini!” ha detto in un post di Facebook del 15 aprile Ada Colau, sindaco di sinistra di Barcellona, paradossalmente poco prima che il governo di Madrid dichiarasse che le scuole non sarebbero state riaperte.

Ritornerà lo stato, ma quale?

Non c’è dubbio che ciò che vedremo – a livello globale, sulla scia della crisi del coronavirus – è il ritorno dello stato. La domanda è: quale stato.

Per leader del calibro del primo ministro ungherese, Viktor Orbán, del presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, e del presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, che sono impegnati a sfruttare la pandemia per consolidare ulteriormente il loro governo autoritario, la risposta è chiara: meno liberalismo e meno democrazia. Ma l’esempio svedese mostra, a modo suo, che è possibile un’altra risposta: il rollback della democrazia neoliberista e il ritorno dello stato sociale socialdemocratico.

Secondo lo storico svedese Sörlin è saggio rispettare i cittadini come esseri responsabili, etici, uguali nei loro diritti e responsabilità. Questo può, in effetti, essere il modo migliore per sviluppare la reciprocità che è il segno distintivo di una società che incoraggia la fiducia: la fiducia reciproca tra cittadini e tra cittadini e stato.

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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Bruno Patierno

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Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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