Il MoMa di NY chiude il dipartimento educativo e licenzia centinaia di persone

Siamo sicuri che non ci fossero alternative?

C’è una forma di rassegnazione che ci prende davanti a queste notizie: allarghiamo le braccia come a dire che non c’è niente che si possa fare contro la pandemia che ha messo sul lastrico migliaia, se non milioni di persone.

Devono averlo pensato anche i signori che governano il MoMa, il più importante museo di arte contemporanea e il più ricco museo americano che ha chiuso da un giorno all’altro il dipartimento educativo mandando a casa centinaia di lavoratori senza alcun ammortizzatore sociale e senza la speranza che un giorno si possa riaprire.

Negli Stati Uniti funziona così: ti arriva una mail e hai finito di lavorare.

L’email del MoMA si conclude con una nota ancor più drammatica: anche quando il museo dovesse riaprire, «Ci vorranno mesi, se non anni, prima di un ritorno al budget e ai livelli operativi per poter garantire dei servizi educativi». E continua: «Con la chiusura a tempo indeterminato del Museo, abbiamo affrontato la dolorosa realtà che non ci saranno nuovi incarichi contrattuali da offrire a un gruppo di eccellenti educatori freelance che lavorano all’occorrenza nei musei di tutta la città, incluso il MoMA . Siamo profondamente grati per i loro precedenti contributi al Museo. Auguriamo a loro e ai loro cari sicurezza e salute in questo momento difficile».

La perdita giornaliera dei musei americani, generalmente istituzioni private rette da fondazioni sarebbe di 33 milioni di dollari al giorno. E questo ci farebbe pensare che ci dispiace ma purtroppo…
E invece non tutti i musei ragionano come il MoMa, il Withney Museum, per esempio ha lanciato un programma online: «Il programma servirà la nostra comunità durante la crisi COVID-19 e consentirà a te, il nostro team di liberi professionisti dedicato, di continuare a lavorare, anche se il museo è chiuso», hanno scritto in una mail i due capi dipartimento dell’istruzione, Heather Maxson e Dyeemah Simmons. Per esempio.

Possibile che il più ricco museo del mondo che nella precedente dichiarazione dei redditi ha dichiarato una dotazione di un miliardo di dollari e che ha inaugurato la nuova sede a ottobre scorso una nuova sede costata quasi mezzo miliardo di dollari non aveva alternative se non chiudere e licenziare i lavoratori?

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Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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