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Il necessario coraggio di odiare

Il surreale dialogo sui social tra Jim Carrey e Alessandra Mussolini e la storia ridotta a rotocalco.

Forse neppure nelle fantasie più audaci si sarebbe potuto immaginare un battibecco a distanza tra Jim Carrey e Alessandra Mussolini, eppure la realtà ha avuto come sempre il sopravvento. Ad un primo tweet dell’attore canadese contenente una vignetta con Mussolini e la Petacci a testa in giù, quale memento sul dove il fascismo abbia storicamente mostrato di condurre le persone, ha risposto la pronipote del dittatore italiano con un asciutto “You are a bastard”. La chiosa l’ha poi fornita di nuovo l’attore: “[Alessandra] può sempre capovolgere la vignetta, così può sembrare che suo nonno stia saltando di gioia”.

Se, per quanto con un notevole sforzo logico, si può riuscire a capire parte del sentimento della parlamentare italiana, davvero è difficile comprendere chi quel sentimento lo ha appoggiato e sostenuto, specie nel nostro Paese – un luogo nel quale si agita lo spauracchio dialettico del “politicamente corretto” per coprire qualunque discussione attenga al quel mare di voci e pulsioni che è l’animo umano. Benito Mussolini è considerato il nonno di Alessandra solo in Italia, anzi forse solo nei talk show televisivi di questa nazione. Attraversato il confine, nessuno ha alcuna remora morale nel ritenere Mussolini un tiranno che ha causato una guerra infame. Di rimando, e per un ironico gioco degli specchi, ancora mi capita di ascoltare qualcuno, nel Belpaese, ricordare i carrarmati sovietici in Piazza Venceslao a Praga, durante la infausta occupazione sovietica del ‘68, come si fosse trattato di una normale scampagnata tipica della Guerra Fredda, un necessario e scontato atto di Realpolitik, mentre in Repubblica Ceca oggi nessuno esita a dire e a insegnare che si trattò di una occupazione odiosa e violenta da parte di un Paese straniero.

È un esperimento molto pericoloso, oltre che patetico, quello di abbassare la storia a servizio fotografico da rotocalco. La storia richiede studio profondo e il coraggio di sentimenti umani enormi: essa genera spesso amore, ma altrettanto spesso richiede l’odio – quest’ultimo un sentimento nobile che bisogna imparare a maneggiare e conoscere poiché, nel corso della vicenda umana, ci aiuta a mantenere la barra a diritta anche nella tempesta più complicata.

Nel suo interessante primo romanzo, Benevolenza cosmica, edito da Adelphi, Fabio Bacà fa dire ad uno dei suoi personaggi: «[Quell’uomo] mi odia cordialmente. E a me tocca odiarlo di rimando. Sarebbe deontologicamente scorretto non odiare un individuo che ti disprezza: la reciprocità emotiva è uno dei cardini della stabilità psichica».

L’Italia è un paese in cui questo equilibrio emotivo scarseggia molto, non viene insegnato quasi per uno scrupolo etico, perché da sempre temuto e coperto da uno strato doppio del solito bigottismo nazionale che di tanto in tanto è addirittura assurto al rango di gentile complimento – basti pensare a quali fortune altalenanti abbia avuto, nel corso della nostra storia, la frase “sei un democristiano”.

L’odio verso chi ha odiato così tanto tutti gli altri da gettarli in guerra è figlio di quella ricerca di reciprocità emotiva che nobilita l’uomo, lo libera finalmente dal suo essere perennemente tiepido, gli fa vincere questo stato di torpore intellettuale che viene scambiato per buona educazione.

Fonti:

Bacà, Fabio. “Benevolenza cosmica”. Adelphi.

www.vanityfair.it

Raniero Virgilio

Raniero Virgilio

Fisico cibernetico, dopo Irlanda e Svezia ora vive a Berlino e lavora a Praga. Viaggia, difficilmente emigra. Lo annoiano le patrie e le città da difendere. Scrive anche per Il Napolista.

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Raniero Virgilio

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Fisico cibernetico, dopo Irlanda e Svezia ora vive a Berlino e lavora a Praga. Viaggia, difficilmente emigra. Lo annoiano le patrie e le città da difendere. Scrive anche per Il Napolista.