Il Nobel per chi non ha pace

Il premio riporta i riflettori su storie da non dimenticare

Sono stati da poco annunciati i vincitori del Nobel per la Pace del 2018Nadia MuradDenis Mukwege, due personaggi che simboleggiano e ci fanno ricordare cose di cui troppo spesso ci dimentichiamo. Il premio ha avuto il merito di riportare le loro storie sotto i riflettori.

Chi sono i Nobel
Nadia Murad è una giovanissima ragazza che vive nel Sinjar Iracheno, al confine con la Siria e fa parte della minoranza degli yazidi, che segue una religione particolare con radici antichissime. Nel 2014 gli uomini dell’Isis, che ritengono gli yazidi adoratori del diavolo, irrompono nei loro villaggi, uccidono gli uomini e le donne più vecchie e rapiscono le ragazze, che diventano schiave sessuali. Anche Nadia è tra queste, ma dopo qualche tempo riesce a fuggire e arrivare in Germania. Ha deciso di raccontare la sua storia alle Nazioni Unite, ha scritto un libro, perché il suo popolo possa avere pace e perché vengano puniti coloro che si macchiano di crimini, di stupri come armi di guerra, di traffico di esseri umani, in tutte le parti del mondo. Nel 2017, con l’assistenza legale dell’avvocatessa Amal Clooney, è riuscita ad ottenere una risoluzione Onu per cui una commissione indagherà sui crimini perpetrati dall’Isis. Dal 2016 è ambasciatrice Onu per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani.

Denis Mukwege è “l’uomo che ripara le donne“, come suggerisce il film che racconta la sua storia. Ha prestato assistenza fisica e psicologica a oltre 50 mila ragazze e donne congolesi vittime di violenze sessuali, in una regione, quella del Kivu, nell’est del Congo, dove lo stupro è un’arma di annientamento e di guerra utilizzata con terribile costanza. Nel suo ospedale ha creato un modello di assistenza anche giuridica ed economica per le donne che vengono curate, e che sta esportando anche in altri Stati africani.
Mukwege, che non cessa mai di denunciare anche l’impunità dei carnefici, è stato “il simbolo più importante e unificante a livello nazionale e internazionale della lotta per porre fine alla violenza sessuale in guerra e nei conflitti armati”, ha scritto l’Accademia norvegese nella motivazione del Nobel.

Le scelte dell’Accademia hanno il merito di aver riportato l’attenzione su queste regioni, sul traffico di esseri umani e sulla violenza sessuale usata come arma, troppo spesso perseguita dalla giustizia dei singoli paesi e internazionale con molta difficoltà. Speriamo che l’attenzione rimanga alta, che i giornali continuino a parlarne, e che il giorno che se ne parlerà di meno non sarà per la distrazione generale ma perché ce ne sarà meno bisogno.

Fonti immagini: EconomicTimes, TheirWorld

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Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

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