Autostrade Del Mare

Meno tir più navi uguale meno stragi sulle strade: Ponte Morandi insegna!

Riflessioni sulle modalità alternative al trasporto su gomma dopo la tragedia del Ponte Morandi

Il crollo del Ponte Morandi ha fatto passare in secondo piano il recentissimo incidente avvenuto sul raccordo autostradale di Bologna. Nella loro gravità i due disastri hanno però una cosa che li accomuna: la pericolosità e l’impatto del trasporto su gomma, soprattutto dei mezzi pesanti.

All’indomani dell’incidente di Bologna, dove un camion cisterna è esploso distruggendo un cavalcavia e causando morti e centinaia di feriti, Legambiente è tornata a denunciare come il trasporto su gomma sia tra i maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico e come in Italia sia ancora la modalità più diffusa di spostamento, sia delle merci che delle persone. Secondo un dossier del marzo 2018 della Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, l’Italia trasporta ancora l’80% delle merci su gomma, il 10% in più della media europea.

Legambiente ha sottolineato poi come dal 2002 al 2016 i finanziamenti statali abbiano premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade anziché in formule alternative di trasporto.

Riguardo al crollo del Morandi poi abbiamo sentito tutti che il traffico, soprattutto di mezzi pesanti, era nettamente aumentato su quel ponte, soprattutto in relazione a quando era stato progettato.

A marzo di quest’anno Milena Gabanelli sintetizzava bene nel suo Dataroom come sia cresciuto il “peso” del trasporto su gomma negli ultimi anni e come alcune strutture, ad esempio i cavalcavia, non fossero progettate per durare più di 50 anni e con questo tipo di carichi.

Oggi si parla di rinforzare il trasporto su ferro, ma dobbiamo ricordare che per trasportare le merci ci sono anche le navi, che potrebbero lavorare in tandem con i treni. L’Italia ha più di 8mila km di coste, è collegata a tutto il Mediterraneo e quando ha investito in questo settore qualche risultato lo ha ottenuto.

Secondo il rapporto Eurostat del 2016 l’Italia è al sesto posto con il 61% di commercio di beni con Paesi terzi effettuato via mare (di cui 66,6% importazioni e 55,9% esportazioni), dietro a Portogallo (81%), Cipro (80%), Grecia (77%), Spagna (74%) e Malta (67%).

Recentemente si è tenuto un convegno dedicato alle “Autostrade del mare“, un progetto lanciato dall’Unione Europea nel 2001. Il progetto aveva tre scopi: rilanciare il trasporto marittimo su alcuni assi, compreso il bacino del Mediterraneo, migliorare la coesione tra le regioni europee e decongestionare il trasporto via terra attraverso scambi intermodali, quindi l’unione di più tipologie di trasporto.

L’allora ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio, in occasione del convegno, aveva dato qualche numero. “Con le autostrade del mare sono state risparmiate 680 mila tonnellate di Co2, l’equivalente delle emissioni annue di una città di un milione di abitanti“.

In una recente intervista Guido Grimaldi, presidente di Alis, l’associazione logistica dell’intermodalità sostenibile, ha spiegato che in un anno e mezzo si sono tolti dalle strade, grazie a questo sistema di trasporto, 1 milione e 300 mila camion.

L’Unione Europea, per decongestionare i trasporti su strada e ridurre l’inquinamento, richiede che entro il 2030 il 30% del trasporto di merci su gomma passi ad altri modi di trasporto come la ferrovia e le vie navigabili interne e più del 50% entro il 2050. Secondo il documento emesso in occasione del lancio del progetto, questa misura, che prevede anche degli incentivi, in combinazione con altre, avrebbe l’obiettivo di diminuire del 60% le emissioni nel settore trasporti entro la metà del secolo.

La tragedia di Genova potrebbe essere la spinta per continuare a ripensare i trasporti verso un futuro più verde e meno pericoloso, con una logistica più moderna e minori impatti ambientali, non lasciamocelo sfuggire.

Commenta con Facebook
Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

commenta

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi