Il Pallone d’oro a Messi (senza sponsor, non sei nessuno)

Il calcio è sempre meno sport e sempre più business. Messi vince il premio anche se non lo merita. Cr7 gioca pure se non sta in piedi.

«Il Pallone d’Oro? È solo un raduno di giornalisti e altre persone che votano per i loro amici». Firmato Johan Cruyff, uno che lo ha vinto tre volte e che quindi non può essere tacciato di essere mosso dall’invidia.

In effetti non è chiaro che cosa sia il Pallone d’Oro. È certamente un premio affascinante e prestigioso. Fa sempre parlare di sé, come gli Oscar o, per restare al giardino di casa nostra, al Festival di Sanremo.

Un tempo, era un premio riservati ai soli calciatori europei. Non avrebbero mai potuto vincerlo né PeléMaradona. Poi, il regolamento è cambiato. Venne istituito nel 1956 dalla rivista France Football e la prima edizione venne vinta dall’inglese Matthews.

Non è mai stato chiaro come considerare il Pallone d’Oro, un premio alla bravura del calciatore in sé oppure un premio all’annata disputata? Fatto sta che negli ultimi dodici anni, il premio si è adeguato all’assenza di concorrenza che sta caratterizzando il calcio ad alti livelli. Vincono sempre gli stessi. E così dal 2008 al 2017 hanno vinto sempre e solo Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Cinque Palloni d’oro a testa. Hanno vinto anche quando hanno le loro annate sono state deludenti dal punto di vista del risultato. L’unico intruso è stato Modric che lo scorso anno, forte della Champions col Real e del secondo posto ai Mondiali con la Croazia, è riuscito a strappare il premio dopo dieci anni di duopolio. Prima, c’era riuscito solo Kakà nel 2007.

Lionel Messi

Quest’anno si è tornati all’antico. Ha vinto di nuovo Lionel Messi nonostante la sua Argentina ha perduto la Coppa America e il suo Barcellona è stato brutalmente eliminato dal Liverpool in Champions League. In Coppa America, Messi è stato addirittura squalificato per tre mesi per le accuse di corruzione rivolte al comitato organizzatore reo, secondo il fuoriclasse, di aver favorito il Brasile. In Champions, il Barcellona è riuscito nell’impresa di farsi buttare fuori in semifinale dal Liverpool dopo aver vinto la partita d’andata per 3-0. Al ritorno Lionel e compagni sono stati battuti per 4-0 dalla squadra di Klopp (che poi ha vinto il trofeo): una delle sconfitte più umilianti della storia catalana. L’unico appiglio è la vittoria in campionato. Decisamente poco.

Che cosa vuole dire tutto ciò? Che lo sport – per fortuna non tutto – sta perdendo la propria caratteristica principale, la caratteristica che da sempre lo ha reso affascinante: la primazia del risultato. È chiaro che un calciatore del Liverpool avrebbe meritato di vincere il Pallone d’Oro. I Reds hanno vinto la Champions e stanno dominando il campionato dopo essere arrivati secondi lo scorso anno dietro il Manchester City. Avrebbe potuto vincere uno tra Van Dijk, Mané e Salah. E invece ha vinto Messi che probabilmente ha più sponsor dalla sua parte.

Cristiano Ronaldo

Un po’ quel che sta accadendo alla Juventus con Cristiano Ronaldo. Il portoghese ha un fatturato degno di una multinazionale e Maurizio Sarri è costretto a farlo giocare anche se non si regge in piedi. A turno, uno tra Dybala e Higuain – che oggi sono decisamente più in forma – sono costretti a rimanere in panchina perché non hanno lo stesso codazzo di sponsor del portoghese. Sono semplicemente – in questo momento – più forti sul campo. Non basta più. Come per la classifica del Pallone d’Oro. È la conferma che probabilmente il calcio è sempre meno uno sport e sempre più un business che prescinde dall’attività agonistica. Un po’ come la musica, il cinema, i videogames. Entertainment.

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Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

Massimiliano Gallo

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Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.