Il Partito Comunista attacca Alberto Angela

L’ira del Partito Comunista contro la puntata di Ulisse sulle deportazioni degli ebrei. La sagra delle verità in tasca continua.

La puntata di “Ulisse – Il Piacere della scoperta” condotta da Alberto Angela e andata in onda il 13 ottobre su Rai1 con tema la Shoah ha fatto arrabbiare il Partito Comunista italiano. Oggetto della polemica, l’accordo Molotov-Ribentropp stipulato fra la Germania e la Russia che “aveva stabilito una specie di pace tra le due nazioni” prima dello scoppio della guerra e che prevedeva che fossero anche i russi a “consegnare ai tedeschi, ai nazisti, migliaia di ebrei”.

Alberto Angela è stato accusato dalla pagina Facebook del Partito Comunista di non avere:

“resistito alla tentazione della falsificazione storica anticomunista, affermando che l’URSS consegnò propri cittadini ebrei ai nazisti. La discriminazione razziale in Unione Sovietica non è mai esistita, basti ricordare che una parte rilevante dei dirigenti bolscevichi erano di origine ebraica, anche tra i più stretti collaboratori […]”.

Il ministro Molotov fu scelto proprio perché il suo predecessore Litvinov era un ministro ebraico pro-occidentale, le discriminazioni nei confronti degli ebrei non mancarono nemmeno nell’URSS, dove sovente venivano accusati di essere capitalisti. Il patto Molotov-Ribbentropp prevedeva il trasferimento non soltanto di prigionieri, ma di residenti all’estero, come i Volksdeutsche di origine tedesca che vivevano nei Balcani e nell’Europa danubiana o centrorientale, oltre i confini del Reich. E tra “patto di non aggressione” e “patto di alleanza” corre una differenza sottile, non soltanto nominalistica, piuttosto difficile da spiegare in un format televisivo di poche ore, perciò,  forse, Alberto Angela ha detto che l’accordo Molotov-Ribbentropp “aveva stabilito una specie di pace tra le due nazioni”. Perché è un divulgatore. E un buon divulgatore rende semplice e attraente ciò che è infinitamente complesso e disturbante. Sta al (buon) pubblico del divulgatore, eventualmente, approfondire.

Nello specifico i dettagli storici sono complessi, e andrebbero approfonditi con un buon libro, per esempio quello di Andrea Graziosi, storico italiano fra i massimi conoscitori al mondo dell’URSS: nel suo celebre manuale, fra le varie cose, scrive che fino al 1941 ci furono scambi di prigionieri fra Germania e Russia e che la tolleranza nei confronti degli ebrei non fosse esattamente sempre un diktat di Stalin, nonostante alla vigilia dell’insurrezione bolscevica nel 1917 dei sette uomini considerati al vertice, quattro fossero proprio ebrei.

Vale la pena ricordare che prima e durante la seconda guerra mondiale furono tante le nazioni che strinsero patti di non aggressione con la Germania: Inghilterra (30 Settembre 1938), Danimarca (31 Maggio 1939), Lituania (7 Giugno 1939), Turchia (18 Giugno 1941).Tuttavia a fare discutere è sempre quello stipulato tra Germania e Russia, vale a dire tra Hitler e Stalin, protagonisti dell’eterna dialettica comunismo-nazismo.

L’equiparazione tra il comunismo e il nazismo è la tipica argomentazione che si usa nelle discussioni per demolire gli estremismi e per mostrare i risvolti possibili di qualunque ideologia. Ma è anche l’argomentazione preferita di negazionisti, semplificatori di realtà, dispensatori di verità, populisti, -isti. Non è escluso che gli imperituri ritornelli “E allora Stalin?”, “E allora Hitler?” siano antenati dell’attuale “E allora il PD?”.

In un’Italia sempre più barricata in fazioni opposte e insensibili a ciò che sta nel mezzo, episodi come l’accusa di falsificazione storica (senza entrare nel merito dando torti e ragioni) mossa ad Alberto Angela e l’abolizione del tema storico agli esami di maturità rimarcano una sostanziale sfiducia verso le istituzioni del sapere, un irrigidimento della propensione all’ascolto di punti di vista diversi e una certa fretta nel dimenticare.

Se non si riesce a discutere apertamente sul passato, come si può credere di discutere civilmente sul presente?

Fonte immagine di copertina: Logo della trasmissione Ulisse di Rai1 (screenshot riprodotto da Wikipedia)

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Stela Xhunga

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