Il ping pong ministeriale del Turismo in Italia

Dal Ministero delle Politiche Agricole, il Turismo torna a essere competenza dei Beni Culturali

Lo Stato italiano torna a considerare un bene culturale il Turismo, che torna a casa dopo un breve giro. Tra le novità introdotte dal Governo Conte bis c’è infatti la trasmigrazione della “t” di turismo, tornato a essere competenza del Ministero dei Beni Culturali dopo la breve parentesi al Ministero delle Politiche Agricole sotto l’ex ministro leghista Gian Marco Centinaio. Addio Mipaaft, bentornato Mibact.

Il passaggio operativo con relativo trasferimento del personale e delle risorse strumentali tra i due dicasteri avverrà il 1° gennaio 2020 ed è stato deciso dal Consiglio dei Ministri lo scorso 18 settembre. Un ritorno al passato solo apparente, viste le tante novità introdotte anche grazie ai crescenti introiti derivanti dal turismo nelle casse dello Stato. Nonostante l’avvio burrascoso di maggio, con un clima tra i peggiori degli ultimi decenni, la stagione estiva 2019 si è conclusa con cifre più che positive: il turismo estivo ha segnato un ulteriore incremento, tra il 5 e il 15%, risultato decisamente incoraggiante per il futuro, considerato che già il 2018 si era chiuso con 429 milioni di pernottamenti complessivi. Intanto, in dote al Mibac, che fino alla data del 31 dicembre 2019 potrà ancora avvalersi per lo svolgimento delle proprie funzioni delle competenti strutture e dotazioni organiche del Mipaaft, arriveranno due nuovi dirigenti di livello generale e quattro di livello generale.

In Italia il turismo ha un’incidenza diretta del 10% sul Pil, attira una spesa degli stranieri pari a 42 miliardi di euro, e assicura un saldo della bilancia turistica attivo di 16 miliardi, il tutto spesso frutto dall’iniziativa degli operatori privati (specie del settore dell’agriturismo, che registra +3%) e non dello Stato, ancora in forte difficoltà nel gestire gli aspetti più burocratici, uno su tutti le concessioni delle spiagge (più del 50% sono private, alcuni lidi pagano meno di 2 euro a metro quadro).

Periodicamente a un passo dalla chiusura, l’Enit (Ente nazionale per l’incremento dell’industria turistica) in passato è stato addirittura commissariato, oggi invece è pronto al rilancio sotto la guida di Giorgio Palmucci, visti i suoi trent’anni anni nel settore, dal Club Mediterranée a TH Hotels, passando dalla presidenza di Confindustria Alberghi e la vicepresidenza di Federturismo. Tutti incarichi lasciati per dedicarsi esclusivamente all’Enit e al coordinamento con il nuovo Ministro del Turismo, Dario Franceschini.

«Secondo l’Omt (ndr. Organizzazione Mondiale del Turismo) le persone che si muovono per vacanza crescono di 100 milioni all’anno, e a fine 2019 saranno 1,4 miliardi. Dobbiamo catturare i flussi e far crescere le presenze in Italia, che è in cima alle aspirazioni di viaggio degli stranieri e offre i luoghi più belli del mondo» dice Palmucci. Senza un piano strategico adeguato l’Italia, per quanto “Belpaese”, rischia di perdere le ultime opportunità createsi con il costante aumento del numero dei viaggiatori mondiali. Quanto a voglia di viaggiare all’estero e restringendo il campo alla sola Europa, gli italiani guadagnano un ex aequo con i polacchi: il 52% degli italiani non ha mai calpestato un altro Paese europeo. Come dire, l’Unione europea è fatta, ora bisogna (ri)fare gli europei.

Enit: Cento anni e non sentirli

Quest’anno l’Enit compie 100 anni. A partire da novembre e nei mesi seguenti si alterneranno eventi celebrativi che promettono il rilancio turistico italiano nonostante la struttura dell’ente conti solo 40 dipendenti in Italia (operanti soprattutto nel marketing digitale) e 70 all’estero («con contratti locali, a un costo coerente»). Archiviato il passato da “carrozzone” da commissariare, l’Enit, nella figura del suo presidente, sembra intenzionato a perfezionare la gestione dei 30 milioni di finanziamenti pubblici, a cui si aggiungono le entrate provenienti da Regioni ed enti locali con cui vengono organizzate promozioni comuni. «Abbiamo appena inaugurato un ufficio a Bangkok, e le prossime aperture saranno a Shanghai, Canton, Abu Dhabi e, negli Stati Uniti, a Miami o Chicago. Vogliamo conquistare la gente che si muove di più, e che spende di più», fa sapere Palmucci. Cosa farà per evitare le ripercussioni del fallimento dell’inglese Thomas Cook, primo tour operator al mondo, praticamente un’istituzione, è invece tutto da vedere. 

Stela Xhunga

Stela Xhunga

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