Il poeta al telefono

Franco Arminio ha pubblicato il suo numero di telefono e lo chiamano in tanti

Franco Arminio ha 60 anni e vive a Bisaccia, in provincia di Avellino.

È un poeta, ma anche documentarista e promotore di battaglie civili: si è battuto, ad esempio, contro l’installazione delle discariche in Alta Irpinia e contro la chiusura dell’ospedale del suo paese.

Da venerdì 13 marzo ogni mattina dalle 9 alle 12 riceve decine di telefonate per lo più da sconosciuti e chiacchiera con loro. E questo accade perché quel giorno Arminio ha pubblicato nella sua pagina Facebook il suo numero di telefono con un messaggio: «Se qualcuno vuole chiamarmi per farsi due chiacchiere, sono a disposizione tutte le mattine dalle nove a mezzogiorno».

E lo chiamano, eccome, in continuazione, lui ascolta, racconta, ogni telefonata dura una decina di minuti.

Lo ha intervistato Mario Calabresi per il suo sito Altre Storie e al giornalista Arminio ha spiegato il perché della sua iniziativa:

«Dobbiamo aprirci all’impensato, anche perché l’impensato ha travolto le nostre vite e allora è sterile illudersi di continuare con lo stesso ritmo, facendo le stesse identiche cose. Dobbiamo aprire la nostra testa all’immaginazione, ognuno di noi dovrebbe fare un piccolo gesto che si discosta dalla normalità. Io ho pubblicato il mio numero di cellulare». E che cosa puoi dare a chi ti telefona? Ha chiesto il giornalista «Io, da vecchio ipocondriaco, posso mettere a disposizione l’esperienza di anni di panico e di nervi tesi. Mi contatta chi ha qualcosa da dire, chi si sente solo, chi ha bisogno di condividere. Una signora da Bergamo mi ha detto una frase terribile, che spiega tutto il dramma di questi giorni: “Qui adesso non si muore soltanto, si sparisce”».

E Franco Arminio ascolta chi è spaventato, chi si sente solo, chi ha magari solo voglia di sentire una voce diversa che è certo sia amica.

La poesia salverà il mondo? Magari no, ma aiuta

E allora vi proponiamo una bella poesia di Wislawa Szymborska ricordata anche da Gabriele Romagnoli stamattina su Repubblica.

Sulla morte senza esagerare

Non s’intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.

Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.

Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.

Occupata a uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.

Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!

A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più d’un bruco
la batte in velocità.

Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo ingrato lavoro.

La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
e, almeno finora, insufficiente.

I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all’orizzonte.

Chi ne afferma l’onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.

Non c’è vita
che almeno per un attimo non sia stata immortale.

La morte
è sempre in ritardo di quell’attimo.

Invano scuote la maniglia
d’una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.

Traduzione di Pietro Marchesani

Leggi anche:
Giornata mondiale della poesia: Wisława Szymborska
«And people stayed home…»: la poesia che è diventata il manifesto di questi giorni
L’immagine del giorno: L’Italia che resiste

In copertina: Franco Arminio

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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