Il talento che serve per vivere l’Europa

Questo continente è solo di chi sa ricordare e scorgere l’orrore

È un tiepido fine settimana parigino, di quelli in cui questa morbosa e splendente città sa rivelarsi magnetica ed opprimente. Lo passo in compagnia della famiglia di mio fratello e del mio nipotino, che vivono da queste parti, spendendo qualche ora nel Jardin de la Folie-Titon prima del consueto tavolino al sole in qualche terrasse sul canale.

Il prato è ricoperto di bambini, madri e padri che calciano palloni e giocano a nascondino. Lo stagno retrostante, immobile, accoglie qualche piccolo visitatore incuriosito. Una ragazza si concede una docile lettura primaverile. Alzo gli occhi e, sul confine del giardino, noto una lunga stele ricoperta di iscrizioni e, quando siamo sul punto di uscire, faccio breve capolino. Il marmo bianco ricorda che, tra il 1942 e il 1944, undicimila bambini vennero deportati nei campi di concentramento dopo essere stati arrestati dal Governo di Vichy, in collaborazione con i Nazisti tedeschi. Centonovantanove di essi non erano mai andati a scuola. “Passante, leggi i loro nomi, il tuo ricordo è la loro unica sepoltura”.

Questa è l’Europa, per chi ha orecchi e cuore per intendere. Per chi ha cervello a sufficienza per gestirne il peso. Uno spazio per certi versi sovrumano nel quale i piccoli di oggi possono giocare liberi in luoghi e tempi costruiti sui cimiteri dei loro amici del passato, in cui si vive il proprio momento presente sugli ossari, ritrovati e custoditi, innaffiato del sangue livido che ha attraversato in modo capillare un intero continente fino a poco fa. In Europa ogni azione, ogni gesto va meritato, ogni punto sulla cartina è il centro di un triangolo tra la perdita del senno, un lager e una storia di liberazione, ogni passo va meditato e strappato al delirio collettivo cui ogni consesso umano è sottoposto e al quale è sempre totalmente permeabile. Decenni e decenni di pace sono un lusso che si sostiene solo attraverso il peso di questo paradosso nel cuore degli uomini e delle donne – ogni gioco vissuto è costato una scarnificazione, ciascun essere umano che calpesti queste terre ha l’obbligo di pagare il prezzo del ricordo.

L’Europa non è un luogo per tutti ma rinforzarne i confini non servirà. Né ha senso frammentarla, richiamare alla mente le piccole patrie, le storie più o meno locali, i migranti. Questi sono vecchi trucchi da prestigiatori d’accatto o comici privi ormai di qualsivoglia immaginazione. L’Europa è un luogo per chi ha il coraggio di convivere con l’orrore, sempre presente al proprio fianco e a quello di tuo nipote che corre innocente su di un prato, nella consapevolezza che anche questo orrore può divenire puro e perfetto – come nelle parole dello straordinario Colonnello Kurtz interpretato da Brando in Apocalypse Now – e inghiottire il mondo per come lo percepiamo e lo viviamo, in pochi attimi. L’Europa non è per tutti – essa ha bisogno di persone che abbiano il coraggio di vivere la propria profonda e personale Liberazione. Chi non ha il fegato per farlo, si accomodi pure fuori.

Raniero Virgilio

Raniero Virgilio

Fisico cibernetico, dopo Irlanda e Svezia ora vive a Berlino e lavora a Praga. Viaggia, difficilmente emigra. Lo annoiano le patrie e le città da difendere. Scrive anche per Il Napolista.

Raniero Virgilio

Raniero Virgilio

Fisico cibernetico, dopo Irlanda e Svezia ora vive a Berlino e lavora a Praga. Viaggia, difficilmente emigra. Lo annoiano le patrie e le città da difendere. Scrive anche per Il Napolista.