Il talento di Mr. Draghi

Nel fare il governo ha applicato un vecchio detto siciliano: chi fa le parti si prende la migliore

Il governo Draghi è stato appena varato e già dilagano polemiche, scontento e lamentele. Ha applicato il manuale Cencelli. Ha riconfermato tanti vecchi ministri, dov’è il cambiamento? Oddio tornano i Berluscones. Ha umiliato questo partito. No, quell’altro. Il governo con quello lì mi fa schifo. No a me fa schifo quell’altro.

Ma se guardiamo con un po’ di calma e senza polemiche com’è questo governo, viene fuori una semplice verità. Mr. Draghi ha applicato un antico motto siciliano: “Cu spatti avi a megghiu parti”. Ovvero (traduco liberamente): chi fa le parti si prende la parte migliore. Non solo, in questo caso chi fa le parti, cioè Draghi, ha pure scelto gli ingredienti, e li ha calibrati tra loro perché alla fine possa uscire la pietanza che cercava: superare la pandemia e non perdere il treno del Recovery Plan.

Condizione per ottenere i fondi, ma anche scopo del Recovery Plan, è fare alcune riforme che permettano al Paese di rimettersi in moto. E le persone messe da Draghi ai ministeri chiave per fare le riforme sono tutte tecnici, e tutte godono la fiducia del premier.

Al nuovo ministero della Transizione Ecologica, fortemente voluto da Grillo, va un fisico di fama internazionale, Roberto Cingolani, un tecnico di alto livello (considerato “vicino” ma non certo organico ai 5Stelle, tanto che è amico anche di Renzi).

Vittorio Colao, già capo di Vodafone e della task force voluta e poi rinnegata da Conte, andrà alla Transizione Digitale.

Marta Cartabia, già presidente della Corte Costituzionale, va alla Giustizia, dove dovrà occuparsi di sveltire finalmente i processi civili.

Daniele Franco, attuale direttore generale di Banca d’Italia ed ex ragioniere generale dello Stato, prende il superministero dell’Economia.

E sono tecnici anche i ministri dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, e dell’Università, Cristina Messa, oltre a Luciana Lamorgese, confermata all’Interno.

E i partiti? Sono stati rispettati, non umiliati. Ma certo ridimensionati. Ognuno ha un peso nel Governo più o meno corrispondente ai voti presi alle ultime elezioni politiche (tranne i 5 Stelle, obiettivamente sottorappresentati con 4 ministri rispetto all’oltre 30% dei voti presi, ma le ragioni di questa scelta richiederebbero un articolo a parte).

Ma chi parla di manuale Cencelli , quello con cui la Dc e i suoi alleati decidevano come dividersi i ruoli di governo, si sbaglia.

Draghi ha fatto scelte molto precise, selezionando all’interno di ogni partito i politici meno esposti alle sirene sovraniste e populiste. I rappresentati della Lega, in primis Giancarlo Giorgetti, cui va l’importante ministero dello Sviluppo Economico, rispondono a questa logica: sono i meno “salviniani” tra i “salviniani”.

Come sono della corrente anti-Salvini i tre ministri di Forza Italia (tre ministeri possono sembrare troppi, ma sono tutti senza portafoglio).

E sono tutti governisti i 4 dell’M5S – a cominciare da Luigi Di Maio, che conserva gli Esteri – che, come dicevamo, risulta ridimensionato: Patuanelli, ad esempio “scende” dallo Sviluppo Economico all’Agricoltura.

Come ridimensionato è anche il Pd. Conserva la Cultura (Dario Franceschini) – ma senza il Turismo, al quale Draghi sembra attribuire un ruolo importante per la ripresa – e la Difesa (Lorenzo Guerini) e prende il Lavoro (Andrea Orlando), terribile gatta da pelare il giorno in cui smetterà il blocco dei licenziamenti. Ma perde un ministero chiave come l’Economia, dove Roberto Gualtieri aveva fatto un buon lavoro: non dimentichiamo infatti che i 200 e passa miliardi del Recovery Plan, che sono stati frettolosamente messi a merito di Giuseppe Conte, in realtà sono in gran parte frutto di una “filiera” Pd composta da Gualtieri, Paolo Gentiloni Commissario Ue all’Economia e David Sassoli presidente del Parlamento Europeo.

È straordinario come il Pd sia regolarmente incapace di valorizzare i suoi -non numerosissimi- successi.

Leu vede la conferma di Roberto Speranza alla Salute, riconoscimento di un lavoro fatto in condizioni difficilissime e del fatto che cambiare ministro in piena pandemia sarebbe assurdo.

Italia Viva riduce la sua presenza al solo ministero della Famiglia e delle Pari Opportunità (confermata Elena Bonetti), non certo un ruolo chiave. Renzi si dice soddisfattissimo. Ne siamo lieti per lui.

Da sottolineare la scarsa presenza femminile: solo 8 su 23 ministri. I 5 Stelle ne hanno una, il Pd neanche quella. È paradossale (e preoccupante) che il partito con maggiore presenza femminile, 2 (Mariastella Gelmini e Mara Carfagna) su 3 (Renato Brunetta) sia Forza Italia, il partito il cui leader è famoso per il bunga bunga.

Sull’intero governo, domina la figura del tecnico più “politico” di tutti, Mario Draghi. È lui che da le carte, lui il garante verso l’Europa, lui che attirerà amori ed odi, lui che pagherà per primo se le cose non andranno per il verso giusto. O che, invece, verrà premiato con la presidenza della Repubblica.

Le speranze sono molte, le difficoltà pure. Tenere insieme partiti che sono nati per contrastarsi pare impresa titanica. Il successo si misurerà solo in base ai risultati. 

Intanto, sul fiume, sta la Meloni – l’unica rimasta fuori dal “governo di tutti” – che spera di veder passare i cadaveri dei suoi nemici. I precedenti, vedendo le conseguenze di altri governi “tecnici”, sono preoccupanti. Dopo il governo Ciampi sorse e trionfò Forza Italia. Dopo il governo Monti ci fu l’ondata populista dei 5 Stelle prima versione, quella del vaffa e dell’uno vale uno, e della Lega salviniana del “prima gli italiani”.

Fratelli d’Italia conta che ora arrivi il suo turno di incassare i voti degli scontenti, che inevitabilmente ci saranno.

Speriamo ardentemente che si sbagli.

Sergio Parini

Sergio Parini

Ha lavorato come giornalista per diverse testate, tra cui “Donna Moderna”, “Linus”, “Il Manifesto”, “Panorama”. E' Direttore Editoriale di PeopleForPlanet

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Sergio Parini

Sergio Parini

Ha lavorato come giornalista per diverse testate, tra cui “Donna Moderna”, “Linus”, “Il Manifesto”, “Panorama”. E' Direttore Editoriale di PeopleForPlanet

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