Il tennis italiano maschile è uscito dal tunnel e dal cliché morettiano

Berrettini e Sinner smontano un’immagine trentennale e fanno invece della solidità mentale uno dei loro punti di forza

Il lungo tunnel del tennis maschile italiano si procurò persino un passaggio in “Aprile” di Nanni Moretti: “Muscoli!… Così non ti vengono quelle spallucce vittimiste dei tennisti italiani, che perdono sempre per colpa dell’arbitro, del vento, della sfortuna, del net, sempre per colpa di qualcuno, mai per colpa loro”.

Era il 1998 che poi fu anche l’anno dell’ultima finale di Coppa Davis, diciotto anni dopo quella persa dal gruppo Panatta Barazzutti Bertolucci Zugarelli. Un gruppo storico che ha monopolizzato la narrazione del tennis maschile in Italia. Ogni minimo exploit, che avvenisse a Roma, a Parigi, a Montecarlo, scattava l’immancabile intervista agli eroi del tempo che fu. Poi ovviamente c’è Pietrangeli, ma bisogna arretrare ulteriormente.

Il tennis italiano ha vissuto di fiammate, fondamentalmente di illusioni. Quella che volta che Canè andò a due punti dalla vittoria contro Lendl a Wimbledon. Quella volta che Camporese portò Becker al quinto set. Che poi furono due. Quella volta che battemmo la Spagna in Coppa Davis. Quella che volta che Canè battè Wilander. Eccetera eccetera

Adesso, però, qualcosa è inaspettatamente e rapidamente cambiato. È successo sotto i nostri occhi. In un anno, meno di un anno, l’Italia del tennis si è ritrovata tra le mani il numero otto del mondo che parteciperà alle finali Atp di Londra: l’equivalente del vecchio Masters. E anche qui tutti a dire che non capitava da Panatta e Barazzutti.

Matteo Berrettini
Matteo Berrettini

Il tennista è Matteo Berrettini che non ha nulla del cliché del tennista italiano. Innanzitutto ride, è allegro, è positivo. Non è imbronciato, non spacca racchette, non è perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. Anzi, la solidità mentale è uno dei suoi punti di forza. Dà l’idea della gioia di vivere. Poi sa anche giocare a tennis: ha un gran dritto e un servizio notevole. È arrivato in semifinale a Flushing Meadows, è entrato nei primi dieci e si è qualificato per il torneo tra gli otto tennisti più forti del mondo.

Berrettini è quel che potrebbe essere definito un tennista italiano atipico. Anche perché il più forte che abbiamo avuto in questo periodo è stato Fabio Fognini grande talento in grado di essere anche il numero nove della classifica mondiale. Ma anche uno da cui in campo potevi e puoi sempre aspettarti di tutto. Nel bene e nel male.

Jannik Sinner
Jannik Sinner

Il volto nuovo del tennis italiano non è soltanto Matteo Berrettini. C’è anche Jannik Sinner, 18 anni e mezzo, di Bolzano, che è appena entrato tra i primi cento del mondo. Anche lui irreprensibile sul campo, almeno fin qui. Non ha timore di dichiarare che il suo obiettivo è diventare il numero uno, il più forte di tutti. Sinner è il manifesto degli anti-bamboccioni.

In un’intervista al Giornale, ha detto: «La mia determinazione arriva dalla famiglia, così come la cultura del lavoro. Mio papà fa il cuoco e mia mamma lavora come cameriera nello stesso rifugio. Ancora oggi. Mi seguono da lì. Quand’ero piccolo magari telefonavo dopo una sconfitta e mia mamma a volte rispondeva: “Non chiamarmi adesso, sto lavorando!”. Questo insegna a mettere l’impegno davanti a tutto. Loro sono un esempio per me. E quella testa lì non è da tedesco, è da Sinner». Prepariamoci.

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

Massimiliano Gallo

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Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.