Il virus è morto? O siamo noi che ci siamo adeguati?

Invita a non abbassare la guardia Ilaria Capua, a commento delle parole di Alberto Zangrillo

Il coronavirus, o covid-19, o ancora meglio il virus Sars-CoV-2 continua a infettare e circolare, ma sempre con maggiore forza gli esperti ci dicono che l’epidemia è meno grave, e lo dicono già da tempo, in verità. Adesso addirittura ci informano che il virus è clinicamente morto, come sostenuto dal professor Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano. Zangrillo è noto però anche per aver polemizzato da subito con le misure di contenimento del virus, come il lockdown, oltre ad esser noto per aver assistito negli ultimi 30 anni la salute di Silvio Berlusconi, con il quale condivide la passione politica e l’attenzione all’estetica.

Virus morto? Assoluto sconcerto dell’Iss

Detto ciò, le sue parole hanno sconvolto l’Istituto Superiore di Sanità. Franco Locatelli – presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del comitato tecnico scientifico (Cts) – ha reagito con “assoluto sconcerto” e “grande sorpresa”. E anche per il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa lo ha definito “un messaggio sbagliato che rischia di confondere gli italiani”.

«Ho grande stima e fiducia in Zangrillo – ha detto invece Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. È un signor ricercatore e anestesista”. E spiega: “È stata forse mal interpretata la sua dichiarazione. Fondamentalmente Zangrillo dice che la malattia che oggi noi vediamo è molto diversa da quella che vedevamo due mesi fa. E questa non è la sensazione che ha solo Zangrillo, ma che abbiamo tutti noi che siamo sul campo”. Certo è che le parole scelte da Zangrillo non includono certo “sensazione”, ma termini ben più perentori:

Lo studio principale citato da Zangrillo è stato condotto all’Ospedale San Raffaele di Milano, ed è in via di pubblicazione su una rivista scientifica. Dice che tra marzo e maggio la quantità di virus presente nei soggetti positivi si è ridotta. “Analizzando 200 nostri pazienti — ha fatto sapere Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia del San Raffaele e professore all’Università Vita-Salute, e curatore del lavoro —, abbiamo paragonato il carico virale presente nei campioni prelevati con il tampone. Ebbene i risultati sono straordinari: la capacità replicativa del virus a maggio è enormemente indebolita rispetto a quella che abbiamo avuto a marzo. E questo riguarda pazienti di tutte le età, inclusi gli over 65».

La Capua frena, e non solo lei

Ilaria Capua questa mattina a Radio2 ha detto: “Il fatto che il virus sia clinicamente morto è vero. Ma il clinicamente ovviamente riguarda noi. Siamo noi a essere cambiati in meglio nell’affrontarlo, non il virus”. Cosa significa? Che restano grandi dubbi su quanto afferma Zangrillo: uno studio resta uno studio, e per di più in questo caso circoscritto all’esperienza di un ospedale e a soli 200 pazienti, e, per di più uno studio ancora neppure pubblicato su una rivista scientifica. È possibile che covid-19 si sia indebolito, e noi lo speriamo tanto. Ma finora nessuno ha prodotto prove concrete in questo senso.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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