Il virus sta perdendo aggressività? Bentornato ottimismo

Da circa due settimane le cose stanno cambiando

Il virus sta perdendo aggressività? Secondo le osservazioni cliniche, sì. Mentre a marzo la maggior parte dei pazienti necessitava di ricovero in terapia intensiva, da circa due settimane le cose stanno cambiando.

L’infezione non sfocia più nella fase gravissima, la cosiddetta “tempesta citochinica” e a dirlo, sia pure cautamente, sono già in molti medici e studiosi. “Stiamo osservando che il virus perde potenza. Evolve, ma perde contagiosità e, probabilmente, letalità” ha spiegato l’epidemiologo Massimo Ciccozzi dell’Università Campus biomedico di Roma nel corso di un‘audizione al Senato.

Dello stesso avviso anche Massimo Clementi, virologo tanto bravo quanto silenzioso, che in un’intervista rilasciata ieri al Corriere, alla domanda “SARS-CoV-2 è diventato meno aggressivo?” ha risposto: 

“L’espressione clinica dell’infezione adesso è più mite. Nella fase drammatica, al San Raffaele arrivavano 80 persone al giorno, la maggior parte necessitava di ricovero in terapia intensiva. Le cose sono nettamente cambiate, le terapie intensive si stanno man mano liberando, l’infezione non sfocia più nella fase gravissima, la cosiddetta “tempesta citochinica”. Per ora è solo un’osservazione empirica, l’epidemia c’è ancora ma dal punto di vista clinico si sta svuotando.”

Un’ulteriore conferma empirica arriva anche dai reparti di radiologia. “Il Covid sta perdendo forza, lo dimostrano le ultime Tac”, così Maurizio Borghetti, 61enne radiologo di lungo corso dell’ospedale Maggiore di Crema, aveva dichiarato a un giornale locale già il 27 aprile. “Dalle 100 polmoniti interstiziali al giorno dell’esordio agli attuali 10 casi: diminuisce la capacità di provocare l’infezione acuta che conosciamo”.

Perché il virus sta diventando meno aggressivo?

Il virus si sta comportando da virus. Si sta, cioè, adattando all’ospite, ovvero all’uomo. Un virus nuovo è sempre molto aggressivo nelle prime fasi, poi impara a convivere con la sua “vittima”. Si tratta di un atteggiamento puramente utilitaristico, che gli consente di sopravvivere, perché uccidendo l’ospite (come fa ad esempio il virus Ebola) perde, a sua volta, la possibilità di replicarsi.

Del resto i numeri parlano chiaro: anche oggi, per il ventiquattresimo giorno consecutivo, è calato il numero totale dei ricoveri in terapia intensiva per COVID-19, da 1427 a 1333, quindi di ben 94 unità, e ora siamo a meno di un terzo del picco registrato a metà marzo con 4.068 ricoveri. Promettente anche il numero dei ricoveri ospedalieri totali, calato da 16.270 a 15.769, meno 501 unità.

Quindi avanti così nella fase 2, un giorno alla volta, con prudenza, ma anche con un sentimento nuovo: bentornato ottimismo.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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