Il Quinto Stato audiolibro

ilNarratore pubblica “Il Quinto Stato” di Ferdinando Camon

Presentazione e dettagli di un capolavoro

Il riferimento a persone, fatti, luoghi, è frutto d’immaginazione ma lo sfondo sociale del romanzo è vero fino al dettaglio. Questa è la sola, essenziale avvertenza che l’autore, Ferdinando Camon, rivolge al lettore della sua prima opera, “Il Quinto Stato”, un testo che oggi ha più di 50 anni e che ha raggiunto i confini dell’internazionalità con le traduzioni in Francia, Spagna, Gran Bretagna, Germania, Ungheria, Turchia, Lettonia, Slovenia, Russia, Stati Uniti, Brasile, Argentina.

Trama

L’epopea degli ultimi, i contadini della campagna veneta nel periodo che segue il secondo conflitto mondiale, quando Camon era un bambino, riflette la fatica della sopravvivenza ed un insopprimibile bisogno di riscatto che non conosce distinzioni geografiche. La casa editrice ilNarratore ha rinnovato la vitalità di una creazione letteraria agile ma intensissima assegnandole il formato dell’audiolibro e amplificando una vibrazione narrativa già intrisa di echi, dai rumori della natura alla forza di una comunicazione fondata sull’oralità, carica del patrimonio remoto delle leggende su demoni e fantasmi in grado di affascinare e spaventare i più piccoli, ripetute di generazione in generazione intorno al focolare.  

La voce di Moro Silo, lettore professionista ed insegnante con molteplici esperienze nel campo degli audiovisivi e della musica, corrobora l’impianto de “Il Quinto Stato” edito da ilNarratore.com, ne sa cadenzare i passi, riempire la larghezza e minuziosità delle descrizioni, colorire le caratterizzazioni idiomatiche, rivelare la mestizia, la rabbia, talvolta la violenza e la follia.

La prefazione di Pier Paolo Pasolini

La storia del suo primo libro ce la racconta direttamente Ferdinando Camon ricordando la ricerca di un’Editrice nel cui catalogo figurassero gli scrittori che amava di più e che sentiva come fratelli. La scelta non poteva che cadere su Garzanti per cui pubblicavano Volponi, Gadda, Fenoglio, Parise e Pier Paolo Pasolini il quale non si limitò ad appoggiare il giovane scrittore esordiente ma volle scrivere la prefazione de “Il Quinto Stato”. L’ascolto che di quella presentazione si può trarre dalla voce di Moro Silo conduce al cuore della discussione pubblica sulla lingua italiana, tema che Pasolini espose anche in un’intervista televisiva andata in onda per Rai “Sapere” il 22 febbraio 1968.

Il geniale intellettuale friulano, che compose poi un’altra prefazione per le poesie di Camon e inserì fra gli “Scritti Corsari” un saggio dell’autore veneto, ne “Il Quinto Stato” si sofferma sulla mescolanza di stili linguistici che denotano la mescolanza di classi sociali.

Il linguaggio vissuto

Lo strumento narrativo dell’interazione fra quelle che oggi definiremmo diverse piattaforme linguistiche è il linguaggio “vissuto”, ovvero libero ed indiretto, che fu proprio dei padri della letteratura italiana come Dante e Boccaccio ma anche di scrittori moderni come Verga. Tali Autori s’impregnano, in alcuni casi, di modalità espressive che non sono le loro ma quelle dei personaggi.  Nel romanzo di Camon la contaminazione linguistica, però, non segna secondo Pasolini, la contrapposizione fra il linguaggio gergale del sottoproletariato contadino e l’italiano letterario: l’aspirazione linguistica è una generica “koinè”, la lingua non letteraria e più “tecnica” tipica della borghesia in ascesa alla quale la classe contadina guarda per avanzare socialmente. Camon reagisce a quest’interpretazione affermando di essere stato molto onorato della prefazione pasoliniana che considera, però, “sbagliata”. La sua finalità non era rendere la realtà contadina un’icona bucolica con i “valori primordiali, l’Angelus, i fiumi, i casolari, il dialetto, l’ignoranza del consumo”. Spiega ancora: “Pasolini non era nato e non aveva vissuto fra i contadini. Io purtroppo si e sapevo che lo sbocco della civiltà borghese era il sogno inconscio e disperato di tutte le civiltà contadine di ogni territorio”.

Una scrittura documentaristica nell’humus della poesia

La capacità analitica è la potenza verbale di Ferdinando Camon che con esattezza quasi scientifica ricostruisce movimenti e sussulti della campagna ammantandoli, però, di un’originalissima poetica dell’osservazione. Gli orizzonti sono amplissimi e ricchi di aspetti molto particolareggiati come in una narrazione documentaristica o come se, in certi punti, l’occhio potesse diventare un microscopio. L’audiolibro rinforza il potere evocativo delle immagini, le plasma facendo scendere l’ascolto direttamente nelle ramificazioni complesse e cangianti dell’affabulazione. Le parole lette ad alta voce sono come acqua corrente che scivola sul terreno di vicende imbevute sì di oppressione e miseria, ma anche di un’attitudine eroica e primordiale che soffia nel contatto stretto con la natura.

Il ragazzino Camon guarda dalla finestra i campi all’alba e i fuochi accesi per sciogliere la brina che rovina i raccolti ma, attraverso le memorie dell’adulto impresse nella storia, specifica: “Dovete sapere che se la notte porterà brina lo si sente già dalla sera respirando l’aria col naso in su e concentrando la propria attenzione sulla gola per sentire se si secca o si bagna, o portando un cane all’aperto e osservando come dilata le froge per la respirazione, oppure stanando i vesponi con una bacchetta dal loro buco e considerando se il loro volo è filato e vibrante o faticoso e calante”. Da questa dimensione che conosce zolle e cenere, le fioriture e i loro frutti, le insidie del clima e le malattie degli animali, sale anche l’ala di una spiritualità che innerva la civiltà contadina, sorge dalla paura, dall’invocazione, dal bisogno di preghiera ai capitelli Mariani delle “Crosare”, si concentra nella devozione popolare delle candele accese in casa e nelle processioni. 

Essere contadini significa portarsi addosso la consapevolezza strana di vivere una condizione sospesa e fuori dal tempo in cui ogni accadimento assume il simbolismo di una traiettoria di trascendenza ed eternità. Non è importante, ad esempio, sapere quando sia passato Attila (il tedesco), se 25 o 20mila anni fa o se debba ancora passare. Ciò che conta è essere pronti all’allarme, avere appreso che cosa si deve fare e “tenerlo bene in mente e insegnarlo ai figli con precisione”. Nell’immanenza della vicinanza al battito cardiaco della terra e nelle inquietudini lanciate verso la soprannaturalità risiede l’archetipo della civiltà contadina fatta di silenzi, ascolti, percezioni sottili, vigilanza. Forse è questa la sua grandezza ed anche la sua pedagogia.

Daniela Muraca

Daniela Muraca

Giornalista pubblicista, cura per People For Planet, la rubrica mensile sull'audiolibro. Interessata ai temi socio-culturali, è anche impegnata nel settore scuola per la realizzazione di progetti didattici sul Cinema.

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Daniela Muraca

Daniela Muraca

Giornalista pubblicista, cura per People For Planet, la rubrica mensile sull'audiolibro. Interessata ai temi socio-culturali, è anche impegnata nel settore scuola per la realizzazione di progetti didattici sul Cinema.

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