L’Ilva di Taranto può essere riconvertita alla green economy? Disegno di Armando Tondo, dicembre 2019

Ilva, “È il giorno della ragione”. 20 e 22 anni di carcere ai proprietari

Mille i cittadini parte civile

Ventidue anni a Fabio Riva e 20 a Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva di Taranto. Questa la sentenza della Corte d’Assise di Taranto per il processo che ha visto 47 imputati per reato di disastro ambientale. Il pm aveva chiesto 28 anni per entrambi. La Corte ha invece completamente assecondato le richieste dei pm disponendo la confisca degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto per il reato di disastro ambientale imputato alla gestione Riva. La misura è stata letta questa mattina in aula dalla presidente Stefania D’Errico.

4 anni al direttore Adolfo Buffo

Tra i condannati spicca anche Adolfo Buffo, ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto e attuale direttore generale di Acciaierie d’Italia (ArcelorMittal), che è stato condannato a 4 anni. I pm ne avevano chiesti 20 anni perché tra le altre cose gli era stata contestata anche la responsabilità di due incidenti mortali. All’ex direttore del siderurgico, Luigi Capogrosso, sono stati dati 21 anni di reclusione (28 la richiesta) e 21 anni a Girolamo Archinà, ex consulente dei Riva per le relazioni istituzionali (28 la richiesta).

5 anni richiesti per Vendola

Il processo “Ambiente svenduto” nasce a seguito delle prove emerse di un inquinamento “devastante per l’ambiente e per la salute”, secondo la pubblica accusa, a seguito del quale furono sequestrati gli impianti dell’area e arrestati diversi personaggi a partire dal luglio 2012 , con richieste di 28 e 25 anni di carcere per Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori; 28 anni per l’ex direttore Luigi Capogrosso; 20 anni per il dirigente Adolfo Buffo e per cinque ex “fiduciari aziendali”. Sollecitata la condanna a 5 anni per l’ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.

Mille persone parte civile

Un migliaio le persone che si sono costituite parte civile, tra cui, era presente questa mattina, il consigliere comunale Vincenzo Fornaro, ex allevatore che subì l’abbattimento di circa 600 ovini contaminati dalla diossina. “È il giorno — ha detto — in cui si stabilirà dopo 13 anni chi ha ragione tra un manipolo di pazzi sognatori che continuano a immaginare un futuro diverso per questa città e chi resta industrialista convinto. Grazie a tutti quelli che in questi anni si sono battuti per arrivare a questo punto. Abbiamo fatto il massimo e continueremo a farlo”.

Ex-Ilva: una lunga storia irrisolta

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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