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Immigrati criminali

Sono brutti, sporchi e cattivi. Ivece Al Capone era un gentiluomo

Indiscutibilmente tra gli immigrati il numero dei criminali è superiore alla percentuale presente nei paesi ospitanti.

Ma questo fatto varia enormemente da paese a paese.

La Francia e l’Inghilterra sono indiscutibilmente i due paesi dove la criminalità e il terrorismo sono più diffusi tra gli immigrati.

Possiamo ben dire che si tratta di nazioni con una fortissima tradizione coloniale dove l’atteggiamento verso gli immigrati di alcune etnie non è mai stato particolarmente ospitale. Il Canada e la Svezia sono invece esempi di una grande capacità di relazione con gli immigrati. Si è investito molto nell’integrazione e questo fatto ha dato i suoi frutti in termini di pace sociale e minimizzazione dell’incidenza delle tipologie criminali.

Dovremmo chiederci quale follia guida il comportamento degli stati verso gli immigrati, quando vediamo paesi come l’Italia dove centinaia di migliaia di immigrati vengono accolti in centri di raccolta senza che venga gestita un’attività di formazione e socializzazione, dove si vive in condizioni igieniche spaventose, si mangia uno schifo e dove essi sono esposti a ogni tipo di sopruso da parte di chi dovrebbe ospitarli assisterli e proteggerli. E che esempio diamo a questi ospiti lasciando che bande di corrotti intaschino milioni di euro di contributo statale senza che vi sia un controllo sulla qualità dei servizi offerti? Le intercettazioni telefoniche di alcuni grandi faccendieri ci fanno sapere che queste lobby criminali parlano dell’assistenza agli immigrati come di un affare più redditizio dell’eroina. E che dire delle centinaia di migliaia di immigrati che vengono fatti lavorare in nero con paghe vergognose, trattati dai caporali come spazzatura della quale è lecito abusare anche fisicamente? Certamente se si accoglie in questo modo chi arriva in Italia fuggendo da guerre e miseria, si dà proprio un buon esempio. Quel che diciamo loro con i fatti è che il nostro paese è regolato dal sopruso, dalle astuzie dei furbi, dalla prevaricazione dei prepotenti. Forse, se temiamo la criminalità degli immigrati, dovremmo iniziare a occuparci di reprimere duramente la nostra nazionale, italica malavita. 

Ma cosa vengono a fare qui questi negri?

Quando si discute con chi è preoccupato per le orde straniere sul suolo patrio si arriva presto a dire che se queste persone arrivano qui da noi non possiamo stupirci perché per secoli abbiamo depredato i loro territori di esseri umani e materie prime. E negli ultimi 70 anni abbiamo investito cifre di denaro colossali per finanziare colpi di stato condotti da bande di assassini, ladri, torturatori.

A questo punto l’obiezione è sempre la stessa: non si può sempre andare a cercare le cause di quel che succede oggi secoli addietro.

Bhe, innanzi tutto bisognerebbe rendersi conto che se per secoli distruggi le economie locali forse poi qualche contraccolpo lo sperimenti. Pochi si rendono conto che la distruzione sociale in Africa è stata per secoli condotta in modo scientifico. Ad esempio vietando ai contadini di coltivare gli orti. Sembra incredibile ma in Rodesia c’erano leggi che prevedevano il taglio di una mano per chi coltivava patate. I neri dovevano dedicarsi esclusivamente alle culture industriali importate dai bianchi e dovevano comprare dai bianchi il cibo. E bianchi potevano vendere ai neri ma i neri non potevano vendere ai bianchi (vedi gli studi dell’economista Nanni Arrighi sulla Rodhesia: Sviluppo economico e sovrastrutture in Africa, Einaudi, Torino, 1969).

Ma non si tratta solo di cause antiche.

Dopo che Bush ha dichiarato la Guerra al Terrore il numero di morti per le guerre che dal 1945 era in costante diminuzione è repentinamente di nuovo aumentato.

E non si può non ricordare che i peggiori terroristi islamici erano inizialmente formati e finanziati dai servizi segreti Usa, inglesi e francesi: Saddam era stato un ottimo alleato nella lotta contro i socialisti iracheni, Bin Laden e i Talebani venivano utili contro gli invasori sovietici dell’Afghanistan, l’Isis  fu appoggiata per abbattere la dittatura siriana, le bande che oggi dilaniano la Libia furono foraggiate per combattere Gheddafi.

E gli eserciti occidentali che dovevano combattere il terrorismo hanno sparato su migliaia di donne e bambini, distrutto città e villaggi, torturato, stuprato, fatto affari con l’eroina. Al tempo dei Talebani l’Afghanistan produceva meno del 5% dell’oppio mondiale, oggi supera il 90%.

Come si può pensare che simili comportamenti non inducano milioni di persone a odiarci e molti di più a fuggire verso l’Europa dopo che il loro paese è stato ridotto a un cumulo di macerie?

Ma l’aggressione dei paesi industrializzati, contro i paesi più poveri, non è solo politica o militare. I nostri pescherecci, muniti di devastanti reti a strascico, stanno depredando le coste africane gettando nella miseria i pescatori locali. I nostri prodotti agricoli arrivano sui mercati dell’Africa a prezzi inferiori di quelli locali, grazie agli aiuti di stato (finanziamenti per i raccolti, l’allevamento, gasolio detassato, mutui agevolati eccetera).

Che dire poi dei sistemi di protezionismo nascosto che mettiamo in atto per sabotare le esportazioni dai paesi del sud del mondo?

Dietro alle innocue classificazioni sulla forma delle banane che l’Unione Europea ha redatto c’è un semplice sistema per escludere tutte le buonissime banane che vengono per lo più coltivate dai contadini locali. Decine di varietà di banane che sono un po’ più piccole ma più saporite dei bananoni prodotti dalle grandi piantagioni dove si coltivano ibridi che richiedono coltivazioni forzate, concimazioni e irrigazione che i contadini di quei paesi non si possono permettere. Noi possiamo vendere tutto quello che vogliamo in Africa, loro possono vendere solo quello che noi classifichiamo come vendibile sui mercati europei.

Questa si chiama guerra commerciale, ma noi la chiamiamo globalizzazione. Fa dei morti anche se non sanguinano. E produce milioni di disoccupati. Dove volete che vadano a cercare un futuro migliore?

E ancora alcune multinazionali, grazie alla corruzione di governanti locali, possono attingere alle materie prime pagando prezzi enormemente ribassati. E ancora si finanziano gruppi politici malleabili perché corrotti e ovviamente incapaci di investire nello sviluppo economico, visto che sono per lo più impegnati a derubare le casse dello stato. Quindi, quando vediamo migliaia di disperati sui barconi che solcano il Mediterraneo da sud verso nord, dovremmo chiederci prima di tutto, quale sia la misura dell’orrore che abbiamo portato nelle loro case per arricchire i nostri civili e legali stati democratici.

Quando si dice “aiutiamoli a casa loro” si dice una cosa giusta, ma poi si dovrebbe cominciare rinunciando alla spietata guerra economica che stiamo conducendo contro le loro economie locali.

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Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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