Imprese e diritti umani, ancora un ossimoro

Intervista a Marta Bordignon

L’attività economica, soprattutto in un regime di economia di mercato, spesso va in conflitto con i diritti sociali e con la tutela ambientale. In alcuni casi impatta persino sui diritti umani, minacciando il diritto all’esistenza di intere comunità, soprattutto nel caso di grandi investimenti: attivisti minacciati o uccisi, spostamento forzato delle persone, inquinamento ambientale.

A livello istituzionale sono iniziati alcuni percorsi per provare ad affrontare e risolvere situazioni come queste. Ma se è evidente il punto di partenza, non è ancora chiaro quale sarà l’approdo. Ne abbiamo parlato con Marta Bordignon, presidente di Human Rights International Corner.

Rapporto sui Diritti Globali: Imprese, diritti umani, responsabilità sociale delle imprese: ormai da molti anni si sta ragionando di sostenibilità anche per ciò che riguarda le aziende. Che convergenze e divergenze ci sono tra questi concetti così collegati?

Marta Bordignon: Il tema imprese e diritti umani, così come quello della responsabilità sociale, pur avendo diversi aspetti in comune sono nati e si sono sviluppati a partire da esigenze e concetti diversi. La responsabilità sociale d’impresa, infatti, nasce intorno agli anni Sessanta del XX secolo e si sviluppa a partire dal concetto, basato sulla totale volontarietà, che le imprese debbano occuparsi dell’impatto ambientale e sociale della loro attività. Imprese e diritti umani, invece, è una tematica emersa all’interno della Comunità Internazionale già da alcuni decenni, ma ha ricevuto una particolare attenzione solo dal 2011, anno in cui il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha adottato i Principi Guida sul tema (UN Guiding Principles on Business and Human Rights). Anche se entrambi questi concetti si fondano sulla totale volontarietà da parte di tutti gli stakeholdercoinvolti, e in particolar modo delle imprese, di proteggere e rispettare i diritti umani dal possibile impatto negativo dell’attività dei privati, negli ultimi anni si è assistito sicuramente a un’evoluzione in senso più vincolante, anche grazie alla sempre maggiore attenzione da parte dei governi e di alcune organizzazioni internazionali sul tema della sostenibilità, dell’ambiente, e più in generale dei diritti umani.

RDG: Esistono diversi processi internazionali che focalizzano l’impatto ambientale e sociale delle pratiche di impresa? Quali sono e come si stanno sviluppando?

MB: A livello di fonti giuridiche, oltre ai già citati Principi Guida delle Nazioni Unite, esistono altri strumenti legislativi, seppur non vincolanti, a livello internazionale che sono ormai considerati come parte integrante delle fonti internazionali del sistema Imprese e Diritti Umani. Tra questi possiamo ricordare: il Global Compact delle Nazioni Unite – voluto nel 1999 dall’allora Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan; le Linee Guida per le Imprese Multinazionali dell’OCSE – aggiornate con l’inserimento di un capitolo specifico sui diritti umani proprio nel 2011; alcune tra le convenzioni più rilevanti dell’ILO – le otto cosiddette Core Conventions; infine, alcuni standard internazionali, come la ISO 26000 che fornisce linee guida proprio sulla Responsabilità Sociale d’Impresa.

In merito, invece, a processi internazionali in atto, nel 2014 l’Ecuador, con il supporto del Sud Africa e di altri Stati emergenti, ha proposto l’apertura dei negoziati di un trattato internazionale in materia di imprese e diritti umani, sempre in ambito Nazioni Unite. Attualmente, è disponibile una prima bozza redatta dal governo ecuadoriano e che verrà discussa nella quarta sessione plenaria del gruppo di lavoro intergovernativo (Open-ended Interngovernmental Working Group, IGWG) che si riunisce ormai da quattro anni ogni ottobre a Ginevra.

Ovviamente, le critiche, soprattutto la parte dei Paesi occidentali dove hanno sede la maggior parte delle imprese multinazionali del mondo, non mancano, con particolare riferimento ad alcuni aspetti che dovranno necessariamente essere affrontati durante la negoziazione, quali ad esempio la dimensione extraterritoriale della responsabilità delle imprese, l’accesso alla giustizia per le vittime e le fonti dei diritti umani rilevanti.

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