In arrivo il vaccino cubano: “arma socialista contro le multinazionali del farmaco”

Nel team c’è anche un italiano

L’8% dei vaccini contro il Coronavirus finora arrivati in fase di sperimentazione clinica in tutto il mondo è prodotto a Cuba, a rivelarlo è il New York Times di quella stessa America che da anni ha imposto l’embargo economico e commerciale all’isola. Isolata, socialista, è dai tempi di Fidel Castro che Cuba investe nella formazione dei medici e nella ricerca dell’industria biotecnologica. E si vede. Lo abbiamo visto durante la prima fase della pandemia, quando, a corto di personale medico, finite le bare, i cadaveri accatastati nelle camere ardenti, abbiamo ricevuto una delegazione di medici cubani capaci di costruire un ospedale da campo in meno di una settimana, come hanno fatto nella città di Crema.

Anche rispetto ai vaccini, l’obiettivo di Cuba è renderli gratuiti e accessibili a chiunque, anche ai paesi che non se lo possono permettere, perché la salute e il diritto alla vita, sono ancora alla base della politica cubana, che non fa distinzioni, non urla “prima i cubani“, persegue piuttosto un principio semplice, riassumibile in poche battute, come quelle pronunciate da Fidel Castro il 26 maggio del 2003 a Buenos Aires, in Argentina:

“Nuestro país no lanza bombas contra otros pueblos, ni manda miles de aviones a bombardear ciudades; nuestro país no posee armas nucleares, ni armas químicas, ni armas biológicas.Las decenas de miles de científicos y médicos con que cuenta nuestro país han sido educados en la idea de salvar vidas”.

Ad oggi sono ben quattro i progetti vaccinali contro il Coronavirus, tutti sostenuti dallo Stato, tutti in fase di sperimentazione clinica avanzata, due dei quali, al vaglio del Finlay Institute Avana, già arrivati alla Fase 2 e a un passo dall’essere convalidati e resi disponibili. Nel team di ricerca, unico straniero, il palermitano Fabrizio Chiodo: 35 anni, chimico, da poco rientrato in Italia al CNR di Pozzuoli, ha rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore in cui definisce il vaccino “un’arma socialista contro le multinazionali del farmaco” e dell’esperienza cubana dice:

“Cuba è un Paese socialista dove la biotecnologia è totalmente pubblica. E non trarrà alcun profitto da questi vaccini. Il vaccino verrà prima distribuito alla popolazione locale e successivamente, come succede con altri vaccini, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, verrà distribuito gratuitamente ai Paesi in via di sviluppo”.

Intanto da noi in Italia i vaccini Pfizer, oltre che trovare impreparate molte regioni, come la Lombardia, al fanalino di coda per quanto riguarda le somministrazioni, arrivano in ritardo. “Il nostro (vaccino) non basta. L’Ue pensava ne sarebbero arrivati altri e non ha ordinato abbastanza dosi” ha dichiarato, a Der Spiegel, Ugur Sahin, amministratore delegato di Biontech partner della Pfizer nella produzione dell’unico vaccino per ora sul nostro mercato, perché la proposta di una temporanea moratoria sul brevetto proposta da Sudafrica, India, Medici Senza Frontiere e una buona fetta della comunità scientifica europea non è stata accolta. Se però il brevetto resta monopolio dell’azienda produttrice, non solo questa avrà campo libero sui prezzi con logiche al rialzo, ma la quantità del vaccino dipenderà dalla capacità produttiva di quella specifica azienda. E lo stiamo vedendo.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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