In Cina sarà finalmente vietato mangiare cani e gatti

In Cina sarà finalmente vietato mangiare cani e gatti

La svolta epocale dopo mesi di polemiche

Dopo mesi di polemiche e mobilitazioni di associazioni animaliste a livello internazionale, la Cina è sulla buona strada per evitare definitivamente il consumo di carne di cane e gatto.

Lo scorso mercoledì, infatti, Il ministero dell’Agricoltura e degli Affari rurali di Pechino, ha annunciato una legge che toglie gli animali domestici dalla «lista del bestiame», vietandone il macello e il consumo. Nell’elenco ufficiale rimangono, però, specie più “tradizionali”, come suini, bovini, ovini, pollame e cammelli.

Come si legge nella spiegazione, i cani (e i gatti) sono finalmente rientrati nella lista degli animali da compagnia, “a livello internazionale non sono considerati bestiame e non saranno regolati come tali in Cina“.

La legge non è ancora definitiva, ma è aperta alla «consultazione popolare, per 18 giorni», per poi passare al Congresso del Popolo, come da consuetudine in Cina. Tuttavia, avendo il timbro ministeriale, non sembrano possibili i ripensamenti. Già lo scorso febbraio, la città di Shenzhen ha vietato il commercio e il consumo di carne di cane e gatto a partire dal primo maggio.

Questa decisione, inoltre, è stata presa a ridosso del famigerato e disumano festival annuale della carne di cane di Yulin, che si festeggia ogni anno il 21 giugno, giorno del solstizio d’estate. Si potrebbe trattare della fine di una tradizione contestata ferocemente a livello internazionale, in cui migliaia di cani vengono letteralmente perseguitati, ammassati in gabbie per poi essere uccisi e mangiati per strada.

Humane Society International calcola che ogni anno siano 30 milioni gli animali sacrificati, di cui 10 milioni soltanto in Cina. Ma non solo: si tratta di un business criminale che muove una quantità di denaro enorme.

C’è da chiedersi se la legge definitiva verrà approvata prima di questa terribile data. Noi speriamo di sì, affinché quest’anno possa rappresentare l’inizio della fine di una pratica orribile.

Una svolta epocale per gli animali e per la salute globale

La decisione di mettere al bando la carne di cane e gatto in Cina rappresenta una svolta epocale, una decisione necessaria anche e soprattutto in seguito alla diffusione della pandemia di Covid-19, che sembra provenire proprio dai cosiddetti “wet market”, letteralmente “mercati bagnati”, sporcati dal sangue degli animali vivi macellati sul posto. In questi luoghi macabri, presenti soprattutto in Asia e Africa, si verificano torture inaudite su povere vittime innocenti, a discapito degli animali e della salute pubblica, vista la totale mancanza di igiene.

Secondo gli scienziati, infatti, le epidemie di origine animale che si sono diffuse negli ultimi anni hanno avuto origine in questi mercati. Come spiega il Dr. Ian Lipkin, Esperto di Malattie Infettive:

 “Se prendi gli animali selvatici e li metti in un mercato con animali domestici o altri animali, dove c’è la possibilità per un virus di fare il salto di specie, stai creando … una super autostrada per i virus per passare dall’animale selvatico all’uomo. Non possiamo più farlo. Non possiamo più tollerarlo. Voglio che i wet market siano chiusi per sempre

Solo pochi giorni fa la lotta contro questi mercati della morte si è intensificata e anche l’ONU si è schierata per chiedere il bando dei wet market in tutto il mondo. Elizabeth Maruma Mrema, Responsabile della Biodiversità delle Nazioni Unite, si è mostrata a favore di questa decisione, dichiarando che “Il messaggio che stiamo ricevendo è che se non ci prendiamo cura della natura, la natura si prenderà cura di noi. Sarebbe il caso di vietare i mercati di animali vivi”.

L’associazione Animal Equality, che da anni si batte per favorire i diritti degli animali, ha lanciato una campagna globale per mettere fine a questo scempio e la petizione è stata firmata da più di 200.000 persone in tutto il mondo.

Salvaguardiamo gli animali, salviamo il Pianeta.

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Maria Grazia Cantalupo

Maria Grazia Cantalupo

Social Media Manager di People For Planet

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