In Italia beviamo 8 mld di bottiglie di plastica all’anno

Uno spreco insostenibile

Dagli anni Ottanta in poi, e soprattutto negli ultimi dieci anni – per effetto anche dell’arricchimento della popolazione nei Paesi in via di sviluppo – il consumo di acqua in bottiglia è aumentato vertiginosamente in tutto il mondo. In queste classifiche, l’Italia si piazza al primo posto in Europa e terzo nel mondo, con 188 litri annui consumati nel 2017, contro una media europea di 117, e 206 litri nel 2018.

Davanti a noi si trovano solo il Messico, dove, stando ai dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2015 solo il 43% della popolazione aveva accesso ad acqua corrente sicura, e la Thailandia, dove questa garanzia era limitata al 47% della popolazione. In totale nei 28 Paesi dell’Ue si consumano annualmente 46 miliardi di bottiglie in plastica, tra i 7,2 e gli 8,4 miliardi sono nel nostro Paese.

Nel database di Beverfood si contano 259 marchi registrati (con oscillazioni tra un anno e l’altro, ma sempre ben al di sopra dei duecento) di acqua imbottigliata disponibili sul mercato italiano, gestiti per il 74,5% da otto grandi gruppi (San Pellegrino, San Benedetto, Sant’Anna, Gruppo Acque Minerali d’Italia, Lete, Ferrarelle, Cogedi/Uliveto/Rocchetta, Spumador). Tra i maggiori distributori di acqua confezionata al mondo si contano Nestlé (che comprende San Pellegrino, Pure Life e Acqua Panna), Hangzhou Wahaha Group, PepsiCo (con Aquafina), Danone (con Evian) e Coca Cola. Ma come viene gestita l’acqua nel nostro Paese?

Le aziende di imbottigliamento che hanno in concessione presso le regioni le fonti da cui attingono dovrebbero, secondo quanto stabilito dalla Conferenza delle Regioni nel 2006, pagare un doppio canone tra 1 e 2,5 euro per m3 di acqua imbottigliata e tra 0,5 e 2 euro per m3 di acqua utilizzata. Il canone superficiario non dovrà mai essere inferiore ai 30 euro per ettaro, ma partendo da questi limiti le Regioni sono libere di stabilire le cifre. Avviene in pochi casi, dato che, nel quadro eterogeneo delle Regioni italiane, non sono in molte quelle che applicano effettivamente il doppio canone previsto, mentre alcune lo applicano “scontato”. Il risultato è che le società prelevano l’acqua (teoricamente pubblica) a prezzo inferiore rispetto a quanto dovrebbero e la rivendono con un grande ritorno economico.

Dalle fonti (o meglio, dalle aziende di imbottigliamento), le diverse bottiglie vengono distribuite nei quattro continenti: tra i marchi di acqua venduti in tutto il mondo, l’acqua Fiji è prodotta nell’omonimo arcipelago del sud Pacifico dove la popolazione locale ha periodicamente difficoltà a procurarsi acqua potabile, trovandosi a oltre 2.500 chilometri di distanza dal continente più vicino. Senza dover guardare fino al Pacifico, l’acqua Evian dal Sud Est francese viene esportata fino in Cina. Anche in Italia, il trasporto dell’acqua è uno dei punti salienti dello spreco nell’intero ciclo produttivo. Dagli stabilimenti di imbottigliamento, situati nella maggior parte dei casi in Lombardia, Piemonte e Toscana, seguiti da Calabria, Emilia-Romagna e Sardegna, le bottiglie percorrono centinaia di chilometri per essere distribuite in tutto il Paese: nell’85% dei casi circa, lo fanno su gomma, con le conseguenti emissioni di CO2, e solo nel 15% su rotaia. 

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Redazione People For Planet

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Redazione centrale: Gabriella Canova, Simone Canova caporedattore centrale, Miriam Cesta settore Persona, Maria Cristina Dalbosco settore Società, Michela Dell’Amico settore Green

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