“In Italia tornare al lavoro potrebbe dipendere dall’avere gli anticorpi giusti”

Secondo il NYT si valuta un’idea che una volta avrebbe potuto essere relegata nella fantascienza. E sarebbe meglio se restasse tale.

Il peggio è passato?

Un reportage di Jason Horowitz sul New York Times racconta che In Italia c’è una crescente sensazione che il peggio possa essere passato. Questo barlume di speranza sta spostando il dibattito sul tema di quando e come riaprire a una vita normale senza scatenare un’altra ondata cataclismica di contagio.

“Stiamo cominciando a vedere la luce in fondo al tunnel”, ha detto Fabio Arrighini, coordinatore infermieristico del 118 di Brescia, la città che ha uno dei più alti tassi di mortalità in Italia: “Le chiamate sono diminuite.”

Gli anticorpi come lasciapassare

Alcuni funzionari sanitari italiani e alcuni politici si sono concentrati su un’idea che una volta avrebbe potuto essere relegata nel regno dei romanzi distopici e dei film di fantascienza.

Avere i giusti anticorpi contro il virus nel sangue (un potenziale marker di immunità) potrebbe presto determinare chi si mette al lavoro e chi no, chi è bloccato e chi è libero.

Questo ipotesi è in qualche modo in anticipo rispetto alla scienza. I ricercatori non sono sicuri, sperano solo, che gli anticorpi indichino effettivamente l’immunità. Ma ciò non ha impedito ai politici di afferrare l’idea sotto la pressione crescente per riaprire le attività ed evitare di peggiorare una diffusa depressione economica.

Zaia, Renzi, Conte…

Zaia, il presidente del Veneto ha proposto una speciale “licenza” per gli italiani che possiedano anticorpi che dimostrano di aver avuto e sconfitto il virus. L’ex primo ministro Matteo Renzi ha parlato di un “Covid Pass” per i non infetti. Il primo ministro Giuseppe Conte ha affermato che, mentre il blocco rimane in atto, il governo ha iniziato a lavorare con gli scienziati per determinare come rimandare al lavoro le persone che si sono riprese dal virus.

L’Italia paese laboratorio delle soluzioni per il dopo

Secondo il NYT Il dibattito su come riaprire è arrivato nel vivo questa settimana in Italia, paese che potrebbe trovarsi un passo avanti rispetto ad altri paesi come Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti dove il contagio è ancora in pieno sviluppo.

L’Italia è stata il primo paese a chiudere a livello nazionale, il 9 marzo. Il dibattito su una forza lavoro che circoli liberamente basata su chi ha sviluppato gli anticorpi pone ancora una volta l’Italia, dice il NYT, come sfortunata avanguardia tra le democrazie occidentali alle prese con il virus, le scomode scelte etiche e le inevitabili conseguenze.

Non è la prima questione etica per il paese

E non sarebbe la prima grave questione etica: molte testimonianze ci hanno raccontato in questi giorni di decisioni strazianti a cui sono stati e sono costretti i medici su chi curare, dovendo scegliere quelli con una migliore possibilità di vita, non avendo spazio per tutti negli ospedali anche a causa dei tagli alla sanità pubblica applicati in questi anni.

La logica ipotizzata, (i cittadini immuni “liberi”, gli altri no), potrebbe aprire la strada a una serie di pesanti questioni, tra le altre quella dei sistemi da adottare (chi sarebbe abilitato a dare la “licenza” di immune? Come? Quando?) e quella delle libertà e dei diritti di chi eventualmente non fosse giudicato “immune”.

“Il meglio per la società” e i diritti individuali

A un certo punto tutti i governi dovranno trovare un equilibrio, dice il NYT, tra garantire la sicurezza pubblica e il far funzionare nuovamente i loro paesi. I governi potrebbero anche trovarsi a valutare ciò che è meglio per la società rispetto ai diritti individuali, usando criteri biologici in modi che quasi sicuramente sarebbero respinti in assenza dell’attuale emergenza.

Mantenere alta la guardia

“Sembra che il virus divida l’umanità in due, i forti e i deboli. E questo è in realtà proprio il caso che stiamo vivendo.” ha detto Michela Marzano, professoressa di filosofia morale all’Università Descartes di Parigi

Secondo la scrittrice Naomi Klein, autrice del libro “La dottrina dello shock” ci troviamo nelle condizioni perfette perché governi ed élite globali realizzino programmi politici che altrimenti incontrerebbero una forte opposizione in tempi normali. Nella storia secondo Klein si trovano una serie di “shock” (gli shock delle guerre, dei disastri naturali, delle crisi economiche) e delle loro conseguenze, contraddistinte dal “capitalismo dei disastri” che adotta “soluzioni” che comprimono diritti e libertà individuali in nome dell’«emergenza».

È proprio in queste fasi che bisogna mantenere alta la guardia a protezione dei diritti e delle libertà.

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Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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