Caccia e ccacciatori

Inchiesta sulla Caccia: incontriamo un cacciatore

Per capire se anche in Italia la caccia potrebbe allearsi all’ambientalismo per fare cassa e contenere selettivamente le specie in esubero, abbiamo ascoltato il direttore di un Ente che da anni lavora al recupero degli habitat. Un ente di cacciatori.

L’Ente Produttori Selvaggina ci ha contattato sostenendo di avere gli stessi interessi ambientalisti di People for Planet. Ma come? Un cacciatore vicino all’ambientalismo?

“I cacciatori sono stati i primi ambientalisti: lo era Fulco Pratesi, fondatore del Wwf, o Reinhold Messner, parlamentare europeo nei verdi”, mi dice Marco Franco Franolich, direttore nazionale dell’Ente. “La nostra associazione fu fondata nel 1936 per classificare gli utenti delle riserve reali di caccia. Tuteliamo il territorio anche per poter cacciare. Ci basiamo su ricerche scientifiche, con stime sempre accertate per poter pianificare piani di abbattimento. Abbiamo un conflitto di interesse? No, la nostra è passione, è cultura: è nel nostro interesse che la popolazione sia sana e si conservi”.
“Noi vorremmo mettere in piedi progetti relativi ad aziende agricole multifunzione, e cerchiamo l’aiuto e il sostegno dell’ambientalismo. Il nostro obiettivo è dare agli agricoltori una parte dei soldi ricavati dalla licenza dei cacciatori: questo li renderebbe meno nervosi di fronte alla crescita della fauna, per loro un grosso problema”, afferma Franolich.

Oggi in Italia 580mila cacciatori pagano una media di 425 euro l’anno per la licenza di caccia e le relative tasse. La somma – 255 milioni di euro l’anno – va dritta nelle casse delle Regioni o dello Stato e non viene investita in conservazione. “Noi siamo gli unici a impegnarci nel recupero dei territori, a fare bonifiche, a recuperare gli habitat anche applicando i metodi dell’agricoltura a perdere, e rimboschendo zone prima quasi desertiche e oggi rigogliose”, continua Franolich “Contiamo un totale di 42.779,68 ettari recuperati nell’ultimo triennio, recuperati dall’abbandono e dalla quasi assenza di fauna, operiamo in tutte le Regioni, con una concentrazione maggiore soprattutto nel nord e nel centro Italia. Il nostro lavoro ha portato all’aumento di ungulati, cinghiale, cervo e capriolo. Di conseguenza, lupo e cervo sono arrivati con le loro gambe”. Un risultato che anche gli ambientalisti ammettono, come pure l’impegno generale “di alcuni cacciatori” verso il recupero degli habitat, ma che non cambia l’idea generale che la caccia – e tutto il potenziale economico che porta con sé – non debba essere ammessa. La loro, è la prossima risposta che siamo pronti ad ascoltare.

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

 

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

1 commento

  • Io non riesco a capire. Forse sono limitato. Però mi faccio delle domande:
    Perchè alcune specie animali si riporducono a dismisura?
    Perchè il territorio a disposizione degli animali selvatici si riduce sempre più?
    Non vorrei sbagliarmi (non sono un esperto), ma la risposta a queste domande credo sia racchiusa in una sola: l’azione dell’uomo.
    E’ l’umanità che si espande in termine di numero di persone, occupa sempre più territorio, modificando ecosistemi ed equilibri precedenti, ma anche in termine di inquinamento, dell’aria, dell’acqua e del terreno. Molti animali prolificano anche perchè trovano molto cibo a disposizione, nelle città, nei centri urbani, nelle discariche. Quindi da una parte rubiamo territorio selvaggio e inquiniamo, facendo fuori alcune specie, dall’altra ne favoriamo altre che approfittano dell’abbondanza di nostri scarti.
    Dopodichè, l’uomo-dio decide come e quando riequilibrare le cose, cacciando ed uccidendo. Almeno smettiamo di dire che lo facciamo in nome dell’ambiente. Lo facciamo soltanto perchè siamo anche noi animali, predatori e lo facciamo perchè siamo diventati tantissimi (e divenmteremo sempre di più) e andiamo ad influire pesantemente sugli equilibri naturali preesistenti.

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente