Infanzia: in Italia asilo nido pubblico solo per 1 bambino su 10

Record negativo in Calabria, dove frequentano solo due bambini su cento. La povertà educativa va combattuta a partire dai primi anni di vita

Nel nostro Paese solo un bambino su 10 frequenta un asilo nido pubblico, e un altro bambino su 10 ha accesso ad altri servizi integrativi per la prima infanzia, come micronidi e spazi gioco. A conti fatti ha quindi accesso al nido, o ad altre tipologie di servizi per l’infanzia, un bambino italiano su 5: un dato che colloca il nostro Paese ancora lontano dal raggiungere l’obiettivo stabilito dall’Unione europea di garantire ad almeno un bambino tre tra 0 e 3 anni l’accesso al nido o servizi simili.

Maglia nera a Calabria e Campania

I dati arrivano dal rapporto “Il miglior inizio – Disuguaglianze e opportunità nei primi anni di vita” diffuso dall’organizzazione internazionale Save the Children, secondo cui in Italia solo 1 bambino su 4 (il 24%) ha accesso al nido o a servizi integrativi per l’infanzia e, di questi, solo la metà (12,3%) frequenta un asilo pubblico. Il servizio pubblico registra record negativi soprattutto in Calabria e Campania, dove frequentano il nido pubblico rispettivamente due e tre bambini su cento (2,6% e 3,6%), seguite da Puglia e Sicilia con sei bambini su cento (5,9%). Le più virtuose sono invece la Valle d’Aosta, la Provincia autonoma di Trento e l’Emilia Romagna, dove la frequenza degli asili nido pubblici riguarda 26-28 bambini su cento (rispettivamente, 28%, 26,7% e 26,6%).

Le disuguaglianze educative

Il rapporto contiene anche i risultati di un’indagine pilota realizzata da Save the Children in collaborazione con il Centro per la Salute del Bambino di Trieste, che ha anche fornito una supervisione scientifica insieme all’Istituto degli Innocenti di Firenze e all’Università di Macerata. L’indagine è stata realizzata su 653 bambini di età compresa tra 3 anni e mezzo e 4 anni e mezzo ai quali sono stati sottoposti specifici quesiti volti a valutare quattro aree di sviluppo: fisico-motorio, linguistico, matematico e socio-emozionale. Dai risultati è emerso che i bambini che hanno frequentato l’asilo nido hanno risposto in maniera appropriata a circa il 47% dei quesiti proposti a fronte del 41,6% di quelli che hanno frequentato servizi integrativi, che sono andati in anticipo alla scuola dell’infanzia o che sono rimasti a casa e non hanno quindi usufruito di alcun servizio. La differenza si fa ancora più marcata per i minori provenienti da famiglie in svantaggio socio-economico: tra questi, infatti, coloro che sono andati al nido hanno risposto appropriatamente al 44% delle domande contro il 38% dei bimbi che non lo hanno frequentato.

Importante investire in servizi socio-educativi

Per quanto riguarda l’acquisizione di capacità e competenze, dunque, «le disuguaglianze tra i bambini si formano già nei primi anni di vita, prima dell’ingresso alla scuola dell’obbligo», spiega  Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia Europa di Save the Children. Non si tratta però di disuguaglianze inevitabili: come emerge dall’indagine, frequentare l’asilo nido è un fattore determinante per superarle. Se, però, i nidi pubblici non riescono a soddisfare le richieste delle famiglie, a pagare il prezzo più alto sono soprattutto i bambini provenienti da famiglie economicamente svantaggiate che incontrano maggiori difficoltà ad accedere agli asili privati non convenzionati. «Per ridurre le disuguaglianze educative che emergono sin dai primi anni di vita – continua Milano – è molto importante investire in servizi socio-educativi per la prima infanzia di qualità e accessibili a tutti i bambini. Un obiettivo che in Italia va perseguito aumentando la disponibilità di posti e la copertura territoriale per i bambini fino ai 3 anni, riducendo i costi a carico delle famiglie e adottando criteri d’accesso che consentano la fruizione di questi servizi anche ai bambini con genitori in condizioni particolarmente svantaggiate».

Photo by Aaron Burden on Unsplash

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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