Influenza, al via la campagna per la vaccinazione

L’influenza e la polmonite sono classificate tra le prime 10 principali cause di morte in Italia

E’ partita pochi giorni fa e andrà avanti fino alla fine di dicembre la campagna per la vaccinazione antinfluenzale. I vaccini saranno disponibili sia nelle farmacie che negli studi dei medici di famiglia, al fine di garantire una copertura vaccinale il più ampia possibile: l’influenza e la polmonite sono classificate tra le prime 10 principali cause di morte in Italia, e per questo motivo raggiungere la copertura vaccinale della popolazione fissato al 75% dal Ministero della Salute rimane un obiettivo prioritario.

Gratuito per le categorie a rischio

Il vaccino sarà gratuito per anziani e malati cronici, ma anche per i familiari di soggetti fragili o immunodepressi, ovvero per tutte quelle persone a rischio di maggiori complicazioni in caso di contagio. “La vaccinazione contro i virus influenzali è raccomandata soprattutto alle categorie a rischio come anziani e malati cronici, per le quali è gratuita – spiega Tommasa Maio, responsabile dell’area vaccini della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) -. Va però ricordato che è gratuita anche per altre categorie sensibili quali, ad esempio, i familiari di soggetti fragili o immunodepressi”.

Malattia da non sottovalutare

Marco Bacchini, presidente di Federfarma Verona, spiega che “l’influenza è una malattia respiratoria che si manifesta in forme di diversa gravità e non può essere sottovalutata perché può avere conseguenze anche molto gravi” e che la vaccinazione è l’arma più efficace per tutti i soggetti di qualsiasi età (salvo precise indicazioni mediche) e che quindi tutti i cittadini, anche quelli che non hanno diritto alla vaccinazione gratuita perché non rientrano nelle fasce di “soggetti a rischio”, possono acquistare il vaccino dietro presentazione di ricetta medica in farmacia, dove possono ricevere le informazioni necessarie. E precisa infine che, non potendo prevedere quando avverranno i picchi di massimo contagio, sarebbe bene vaccinarsi il prima possibile perché la protezione indotta dal vaccino si attiva dopo un paio di settimane dalla sua somministrazione.

Barriera per sé e per gli altri

Vaccinarsi significa non solo interrompere il contagio per se stessi, spiega Bacchini, ma anche fungere da “barriera” per gli altri – colleghi, amici, parenti – e “soprattutto per coloro che per motivi di salute non possono vaccinarsi e che godono quindi indirettamente della protezione vaccinale messa in atto dai cittadini sani”.  Per quanto riguarda i bambini, spiega Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano, “la decisione può essere condivisa con il pediatra. Non si deve però dimenticare che, vivendo spesso in comunità differenti, la vaccinazione rappresenta non solo uno strumento di protezione, ma una barriera contro la diffusione del virus influenzale”.

La previsione

La scorsa stagione influenzale con 8 milioni e 677mila casi e 160 decessi (numero triplicato rispetto alla stagione influenzale precedente, ovvero 2016-2017) è stata la peggiore degli ultimi 15 anni. Secondo le previsioni la stagione influenzale che sta per iniziare dovrebbe essere di intensità media, 4-5 milioni di casi oltre agli 8-10 milioni dovuti a forme derivanti da altri virus respiratori, le cosiddette sindromi simil-influenzali.

Gli antibiotici non servono

In attesa dell’arrivo dei primi casi di influenza (il monitoraggio InfluNet è stato attivato lo scorso 15 ottobre), qualche informazione in più sull’influenza può aiutare a gestire meglio la malattia. Come spiegano i medici dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, l’influenza è la malattia invernale più diffusa. Si manifesta solitamente tra dicembre e marzo, il periodo di incubazione è in media di 2 giorni e la durata di circa 5 – 7 giorni, anche se stanchezza e malessere possono permanere per oltre due settimane dopo la guarigione. Per la cura di questa malattia i farmaci da utilizzare sono quelli cosiddetti “sintomatici”, ovvero gli antipiretici e gli antinfiammatori (paracetamolo e ibuprofene) che servono per ridurre l’alterazione delle temperatura corporea e rendere più sopportabili i dolori alla testa (cefalea) e a livello osteo-muscolare. L’uso degli antibiotici, invece, va riservato solo in presenza di complicanze batteriche, e dietro consiglio e monitoraggio del proprio medico curante.

Commenta con Facebook
Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

commenta

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.