Inquinamento: le navi da crociera producono più ossido di zolfo di tutte le auto d’Europa

Venezia tra le città sotto scacco

Il comparto marittimo è sotto accusa per l’inquinamento prodotto dalle grandi navi.

Su 80 navi da crociera censite dall’associazione ambientalista tedesca Nabu, soltanto 2 utilizzano sistemi efficaci per ridurre lo smog. Un altro studio svela che le navi da crociera che viaggiano in acque europee inquinano 10 volte di più di tutti i milioni di automobili che si spostano nei paesi Ue. Per fortuna qualcosa sta cambiando, dalla firma in Francia della carta Sails al decreto che fissa nuove sanzioni per il mancato rispetto degli obblighi di monitoraggio e comunicazione delle emissioni.

I giganti del mare sono tutti colpevoli

Non c’è dubbio: le grandi navi da crociera producono troppe emissioni nocive, nessuna esclusa.  Nabu ha pubblicato l’esito del consueto studio sul comparto: su 80 navi, praticamente tutte sono colpevoli per le emissioni “enormi” di gas serra. Soltanto 2 possono essere considerate esempi virtuosi, una nave del gruppo tedesco Aida e una del gruppo italiano Costa, perché si impegnano nella riduzione dei fumi inquinanti, ma in tutti i casi viene utilizzato come combustibile il gas naturale liquefatto, e il processo di estrazione danneggia l’ambiente oltre che rilasciare metano in atmosfera. Le peggiori restano compagnie come MSC e Royal Caribbean, in fondo alla classifica.

Un secondo studio curato da Transport & Environment ci dice che il più grande operatore marittimo nel settore delle crociere di lusso, la Carnival Corporation, emette SOX (sulphur oxide – ossido di zolfo) circa 10 volte di più rispetto alla quantità prodotta nel 2017 dai 260 milioni circa di auto che circolavano in Europa. Il secondo operatore, la Royal Caribbean, emetteva 4 volte la quantità di SOX prodotta dalle auto. Essendo Paesi a spiccata vocazione turistica e mete privilegiate per le grandi navi, Spagna, Italia e Grecia – seguite a stretto giro da Francia e Norvegia – sono le più esposte a questo tipo di inquinamento, con Barcellona, Venezia e Palma de Mallorca a farne le spese maggiori, seguite da Civitavecchia e Southampton.

Firmata la Carta Sails da 9 compagnie francesi e un’italiana

Ogni Paese tenta di arginare il problema e di coinvolgere i grandi armatori. A margine del G7 di Biarritz è stata consegnata al presidente francese Emmanuel Macron la carta Sails (Sustainable Action for Innovative and Low Impact Shipping), firmata a fine luglio da 9 compagnie di navigazione francesi e anche dal gruppo italiano Grimaldi, unico tra gli italiani. La carta resta aperta per qualche mese ad altri sottoscrittori. L’iniziativa è stata lanciata dal ministero per la Transizione Ecologica e Inclusiva francese con il sostegno di Armateurs de France. L’impegno è quello di tutelare maggiormente l’ambiente marino, indipendentemente dagli obblighi di legge, e di condurre azioni volontarie quali la riduzione dell’inquinamento atmosferico e dell’impatto sonoro sottomarino delle grandi navi, nell’ambito di collaborazioni più ferree tra settore privato e attori pubblici francesi al fine di una maggiore protezione dell’ambiente marino e costiero.

Nel mondo, alcune città hanno comunque già preso provvedimenti più drastici autonomamente. A Cannes dal 2020 potranno sbarcare nel porto solo passeggeri provenienti da navi il cui olio carburante non contiene più dello 0,1% di zolfo. Santorini ha fissato invece un massimo di 8 mila passeggeri al giorno per arginare effetti come l’erosione delle coste. Venezia, da sempre, cerca una soluzione alternativa al passaggio e all’attracco delle grandi navi da crociera a ridosso centro storico.

Nuovo sistema di sanzioni per chi sfora i limiti di emissioni

È stato intanto reso noto dal nostro ministero per l’Ambiente che è stato firmato dai ministri per gli Affari europei, della Giustizia e dell’Ambiente il decreto che fissa nuove sanzioni al trasporto marittimo nel caso di sforamento dei limiti di emissioni di Co2. Il decreto è attuazione del Regolamento Ue secondo cui gli Stati membri devono mettere a punto un sistema sanzionatorio per il mancato rispetto degli obblighi di monitoraggio e comunicazione delle emissioni. L’obiettivo resta comunque quello di una riduzione di tali emissioni, anche appunto attraverso sanzioni crescenti a seconda dello sforamento crescente dei limiti. Entra in gioco con il decreto il Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, che si occuperà di vigilanza e accertamento; le sanzioni invece saranno erogate dal Comitato nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE e per il supporto nella gestione delle attività di progetto del Protocollo di Kyoto. Il ricavato andrà nelle casse del ministero dell’Ambiente e sarà reinvestito in misure di riduzione delle emissioni.

Immagine di Armando Tondo

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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