Integratori alimentari: all’Italia il primato dei consumi in Europa

Il nostro Paese da solo consuma il 20% di tutti gli integratori prodotti.

Il mercato degli integratori nel 2017 ha sfiorato in Italia i 3 miliardi di euro, con una crescita del 5,9%. In quello stesso anno il 65% della popolazione adulta ha utilizzato almeno un integratore e oltre due consumatori su tre li hanno considerati prodotti sicuri ed efficaci, e mediamente ogni persona ha assunto 2,5 tipologie di supplementi. Questo trend in continua ascesa fa conquistare all’Italia la pole-position in Europa sul consumo di integratori con il 20% di circa 12 miliardi di consumi nel 2016; seguono Germania (13,2%), Russia (9,6%), Regno Unito (9,7%) e Francia (8,9%) e tutti gli altri Paesi europei (38,6%).

Dato sottostimato

Per quanto elevato, il dato relativo alle vendite di integratori nel nostro Paese è sottostimato: il 92% circa del valore di mercato degli integratori in Italia deriva infatti dagli acquisti effettuati in farmacia, e il rimanente 8% viene dalla grande distribuzione organizzata che include i “corner farmacia” in iper- e supermercati, ma non tiene conto delle vendite nelle erboristerie, nelle parafarmacie e online.

Prodotti alimentari

Gli integratori alimentari sono “prodotti alimentari destinati a integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare, ma non in via esclusiva, aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate”, si legge sul sito del ministero della Salute. Quindi non solo vitamine e sali minerali, ma anche altri nutrienti di cui si sente sempre più parlare come potenzialmente benefici per l’essere umano. Si presentano solitamente in piccole unità di consumo come capsule, compresse, bustine, flaconcini e simili e, quanto alla loro azione nell’organismo, il ministero chiarisce che “possono contribuire al benessere ottimizzando lo stato o favorendo la normalità delle funzioni dell’organismo con l’apporto di nutrienti o altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico”. La loro immissione in commercio è subordinata alla procedura di notifica dell’etichetta al ministero della Salute, e vengono inclusi in un registro periodicamente aggiornato e consultabile in ordine alfabetico per prodotto e per impresa: l’elenco attualmente contiene più di 72500 prodotti.

Consumi rilevanti, benefici (molto) limitati

A fronte dell’entusiasmo dei produttori per un mercato in continua crescita, gli studi sugli integratori sembrano andare in tutt’altra direzione. Secondo il Position Statement “Alimenti, diete e integratori: la scienza della nutrizione tra miti, presunzioni ed evidenze” redatto da Gimbe, fondazione che ha lo scopo di promuovere e realizzare attività di formazione e ricerca in ambito sanitario, “relativamente all’assunzione degli integratori alimentari le evidenze scientifiche mostrano che nella stragrande maggioranza dei casi il loro uso non solo è improprio, in quanto una dieta bilanciata sarebbe molto più efficace per ‘sanare’ eventuali carenze di oligoelementi o vitamine, ma che spesso questi prodotti si associano a effetti indesiderati sia per la concomitanza di patologie o di trattamenti farmacologici con cui possono interferire, sia per i potenziali effetti avversi quando oligoelementi e vitamine vengono assunti in dosi superiori rispetto ai reali bisogni”.

E’ quindi fondamentale che medici e farmacisti informino i loro pazienti che gli integratori non sostituiscono mai una dieta sana ed equilibrata e che, “nella maggior parte dei casi, offrono benefici molto limitati, se non addirittura nulli, rispetto a una corretta alimentazione“, si legge nel documento. 

La dieta della mano

Come fare a essere sicuri di alimentarsi in modo equilibrato? Basta seguire poche regole, spiega Giuseppe Fatati, Direttore della Struttura Complessa di Diabetologia e Dietologia dell’Azienda Ospedaliera S. Maria di Terni: “Mai escludere i carboidrati dall’alimentazione quotidiana: pane, pasta, riso, cereali e biscotti, in tutto, devono rappresentare il 50% dell’introito calorico totale giornaliero. E assumere ogni giorno fibre e antiossidanti da frutta e verdura, almeno 5 pugni, possibilmente distribuendoli nel corso della giornata (anche a colazione e merenda)”. Quanto alle proteine, 3-4 volte a settimana bisognerebbe mangiare pesce, 2 volte a settimana le uova, 2-3 volte legumi (che consumati insieme alla pasta o al pane rappresentano un piatto completo), 3-4 volte a settimana carne (senza eccedere con le quantità, circa un grammo per ogni kg di peso corporeo), 1-2 volte a settimana latticini, evitando di mangiare più di una tipologia di proteina per pasto. “Per non eccedere con le quantità si può prendere come misura la propria mano: per i carboidrati un pugno di pasta o di riso; una fettina di carne grande quanto la mano, spessa non più di mezzo centimetro; cinque pugni al giorno di vegetali (frutta e verdura). In questo modo si ottiene un’alimentazione ipocalorica da circa 1400 calorie giornaliere. Aumentando di poco le quantità si ottiene una dieta con un introito calorico appena maggiore”.

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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