Isola di Henderson: l’atollo nel Pacifico ricoperto da 18 tonnellate di plastica

L’isola paradisiaca sale al primo posto del podio per densità di detriti.

L’Isola di Henderson, la più grande delle quattro isole del gruppo Pitcairn, dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco per la sua bellezza paradisiaca che ricorda le tipiche foto da depliant informativo delle più esclusive agenzie di viaggi, sale al primo posto del podio per densità di detriti di plastica: sull’isola sembrano essere presenti circa 38 milioni di pezzi di plastica per un peso totale di 18 tonnellate.

Un primato triste e quasi paradossale se si pensa che l’isola, di origine corallina, si trova nel bel mezzo dell’oceano Pacifico, tra l’Oceania e l’America Latina, a circa 5.000 km dal più vicino centro abitato. Quest’isola di rara bellezza è talmente remota e fuori rotta che, mediamente, viene visitata solo ogni cinque anni per puri scopi di ricerca. Ma questo non è bastato per difenderla dai rifiuti.

Com’è possibile che si sia creata una vera e propria discarica a cielo aperto in un posto del mondo dove l’uomo non è presente? La responsabilità è da attribuire al Vortice del Pacifico, conosciuto anche come South Pacific Gyre, una corrente marina che raccoglie i rifiuti dell’America Latina e la spazzatura abbandonata in mare dalle navi che navigano nel Pacifico, veicolando la massa di scarti fino alle coste di Henderson. Rifiuti che si depositano sulle spiagge e che impiegheranno fino a mille anni per decomporsi, distruggendo non solo la bellezza naturale del posto, ma arrecando gravi danni anche alla fauna presente. Gli unici abitanti dell’atollo, oltre ad una rigogliosa flora, costantemente rischiano di rimanere intrappolati nei detriti o accidentalmente ne ingeriscono micro frammenti con conseguenze spesso letali.

In uno uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS da un gruppo di ricercatori guidato da Jennifer L. Lavers dell’Università della Tasmania (Australia), si è stimato che sulle coste di Henderson, che misura una superficie di circa 36 chilometri quadrati, arrivino ogni giorno circa 3.500 frammenti di plastica, una buona parte dei quali non è neppure visibile sia a causa delle minuscole dimensioni (come nel caso delle microplastiche) sia perché finiscono sepolti in profondità dalla sabbia.

Questa è l’ennesima prova scoraggiante della portata dell’inquinamento, che ormai sembra non conoscere confini, raggiungendo i posti più impensabili, dal Polo Nord alla Fossa delle Marianne.

Il caso dell’Isola Henderson è un esempio scioccante ma purtroppo tipico di come i detriti di plastica influenzino l’ambiente su scala globale diventando un rischio per molte specie, uomo compreso. La situazione, a lungo termine, è chiaramente insostenibile. È davvero questo il mondo che vogliamo lasciare ai nostri figli?

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Immagine di copertina – Copyright holder: UNESCO – Author: Ron Van Oers

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Claudia Faverio

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Collabora con People For Planet come social media manager e content analyst

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