Italia in svendita: così acquistano dall’estero approfittando del Covid-19

Patrimoni svenduti a multinazionali e magnati senza la benché minima certezza della provenienza dei denari

È questo lo scenario tracciato e andato in onda ieri in tv durante un servizio di Report, Rai 3.

Insieme a Veneziasottolinea Report – “Firenze è la città italiana che più ha svenduto la sua anima per assecondare i capricci dei turisti, a partire dai più facoltosi. Ma i tempi in cui Firenze era semplicemente in vendita sono ormai passati. Con Covid-19 è arrivato il momento dei saldi. E così proliferano iniziative come quella degli israeliani di Webuyhotel73.com, che dichiarano apertamente di voler “approfittare della crisi”. 

Proprio così, nessuna remora, tutto dichiarato nella home page del sito:

Home page del sito israeliano www.webuyhotel73.com

Che tristezza vedere il patrimonio culturale italiano svenduto a predatori stranieri che approfittano degli effetti della crisi del Covid per fare acquisizioni a basso costo. Investitori da bollare non perché stranieri, ma perché senza scrupoli, interessati a privatizzare i patrimoni collettivi in resort per miliardari e “boutique hotel“.

Lo Stato, dov’è?

In Spagna alcuni palazzi sono stati ristrutturati, valorizzati e resi Hotel Statali (Paradores). In questo modo sono rimasti pubblici e hanno solo riconvertito la loro funzione. In Italia siamo pieni di palazzi che stanno andando in rovina e che, riconvertiti, potrebbero avere nuova vita. Finora questo non è accaduto perché si è preferito puntare al turismo facile, che al di là dei proclami, vale non più del 15% del PIL nazionale. Una deriva iniziata con il bisogno dei Comuni di monetizzare tramite le tasse di soggiorno (Firenze e Venezia in testa, ma anche Napoli) che hanno dato città e borghi letteralmente in mano a multinazionali come Airbnb con sedi fiscali all’estero.

Una stretta su bed&breakfast e Airbnb

Per adeguare i regimi fiscali di chi affitta le abitazioni a quelli delle imprese, e così tutelare i centri storici, il progetto è già al vaglio del ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. I primi firmatari della proposta di legge passata alla Camera ai primi di febbraio 2020 sono stati, non a caso, la fiorentina del Pd, Rosa Maria Di Giorgi e il collega veneziano dei dem Nicola Pellicani. L’aspetto ridicolo, anzi, grottesco, è che a dirsi subito contrari sono stati quelli della Lega, quelli con in bocca h24 la parola “Italia” in frasi roboanti del tipo “difendiamo l’Italia, difendiamo il Made in Italy”. “La nostra linea è quella di governare il fenomeno del turismo senza burocratizzare all’eccesso le piccole realtà recettive come vorrebbe fare il Pd”, ha detto il deputato leghista Edoardo Ziello, senza nemmeno riservarsi di leggere prima il testo, come hanno fatto Fratelli d’Italia M5s. Strano molto l’amore che certi politici dicono di avere per l’Italia.

Intendiamoci, che l’italiano medio sia attaccato al patrimonio culturale del suo Paese senza conoscerlo lo testimonia il successo della bufala per cui l’Italia avrebbe l’80% del patrimonio artistico mondiale. Abbiamo il più alto numero di siti UNESCO (55), gran parte dei quali di natura artistico-culturale, certo, ma ciò non si traduce nell’80% su scala mondiale, altrimenti al resto del mondo sarebbero toccate le briciole, cosa che, fortunatamente, non è, anzi siamo spinti a scoprire bellezze in ogni angolo del pianeta, sapendo bene di trovarle. 

Detto ciò, è vero che l’Italia non ha un turismo solo stagionale, proprio in virtù del suo patrimonio artistico, enogastronomico e manifatturiero – pensiamo alla moda nella città Milano, visitata anche per quello – ma la storia di poter vivere solo di turismo è pura fantascienza. Piaccia o no, i settori trainanti, oggi, sono la ricerca, le nuove tecnologie, e il settore green. Ecco perché dobbiamo assolutamente spendere bene i soldi che arriveranno dall’Europa, non bruciarli in piccole forme di assistenzialismo senza prospettive, e riconfigurare il turismo, a partire dal settore più fragile, quello immobiliare.

Leggi anche:
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Il turismo sostenibile piace, se lo fanno gli altri…
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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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