La birra buona che sa di pane

Ad Amatrice e nel piemontese nuovi imprenditori hanno realizzato birre dal pane di scarto

Alta Quota

Claudio ed Emanuela, tra Amatrice e Leonessa, in zona Selvarotonda, in una zona colpita dal terremoto e che ne porta ancora i segni, hanno avviato una produzione di vari tipi di birra fatta con i cereali prodotti sul posto o con prodotti alimentari di scarto locali e con l’acqua cristallina di queste montagne. È la birra Alta Quota, nome dell’azienda omonima.

Nel 2010 a Cittareale, in provincia di Rieti, in 40 mq della vecchia scuola elementare, nasce il primo laboratorio sperimentale di birra artigianale Alta Quota da un’idea di Claudio Lorenzini, laboratorio che poi è stato riprodotto nei nuovi locali di 90 mq a Selvarotonda, località sciistica del comune di Cittareale, situata a 1600 metri di altitudine.

Con un processo tutto locale e ecologico, dall’energia prodotta coi pannelli solari, ai resti di lavorazione destinati alla nutrizione del bestiame delle fattorie del luogo, l’azienda Alta Quota produce birre, anche variegate, e lo fa nell’ottica dell’economia circolare e del business green.

Una birra bio realizzata con le produzioni biologiche del territorio, una birra senza glutine ed una birra con il pane di scarto. Quest’ultima è una birra il cui sapore cambia ad ogni produzione ad ogni nuova immissione di pane riciclato. Modifica il sapore, ma anche il colore, la consistenza: è una scoperta nuova ogni volta, perché per lo più dipende dal tipo di pane che l’azienda è riuscita a raccogliere dai residui di vendita.

Accanto alla produzione di birra, anche un’osteria gestita dagli stessi imprenditori, dove si degustano – ovviamente – anche le birre alla spina, a rotazione, da loro prodotte (qui per maggiori info).

Biova beer

 Dal pane comune piemontese, meglio se cotto nei forni a legna delle valli occitane, viene prodotta la Biova Beer. Il pane invenduto di due panettieri che producono “come una volta” diventa birra, con la stessa intenzione (e intuizione) di riusare uno scarto.

Tre in questo caso i giovani imprenditori che si sono lanciati nell’avventura, due dei quali mastri birrai, che con la loro attività stanno ridando nuova vita al piccolo paese di Melle, con poco più di  300 abitanti.

Una birra artigianale ha solo 3 ingredienti: malto, acqua e lievito, aggiungendo il pane si può però ridurre una quota considerevole di malto. Per ogni cotta di Biova, termine che racchiude tutte le fasi di preparazione del mosto di birra, ci sono oltre 100 kg di pane recuperato, che invece di diventare avanzo diventa birra.

Con un pane di qualità fatto da panettieri locali selezionati, con farine antiche e cotto a legna, nasce un prodotto gastronomico di qualità ed il sale contenuto nel pane dà alla birra anche una nota di sapidità.

Biova è un progetto che può essere tante birre diverse, fatte con tanti tipi di pane diverso, a cui possono aderire tutte le realtà che hanno a cuore il recupero alimentare come forma di civiltà, come riporta la presentazione di Biova Beer sulla loro pagina Facebook.

Fonti: 

http://giovanimpresa.coldiretti.it/storie/lazio/storia/la-birra-dal-pane-di-scarto-di-claudio-ed-emanuela/
http://giovanimpresa.coldiretti.it/pubblicazioni/attualita/pub/oscar-green-ecco-i-sei-vincitori-del-premio-innovazione-giovani/
https://www.huffingtonpost.it/2018/07/06/biova-beer-la-birra-che-nasce-dal-pane-vecchio-lidea-di-tre-giovani-piemontesi-contro-lo-spreco-alimentare_a_23475117/
https://it-it.facebook.com/biovacreamale/

Copertina: Immagine di Armando Tondo

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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