La Commissione UE ha presentato il Green New Deal europeo

Se adottato potrebbe cambiare il volto del continente

La Commissione europea ha presentato due pilastri della sua “politica di crescita sostenibile”, il Green New Deal in versione europea, dedicati all’agricoltura e alla biosostenibilità.

Il piano prevede l’investimento di almeno 20 miliardi di euro all’anno per “spese legate alla natura”.

Le proposte devono ora ottenere il sostegno del Parlamento europeo e del Consiglio degli Stati membri.

Nell’analisi di queste proposte ci facciamo guidare da Aude Massiot, giornalista francese esperta di ambiente e clima, che ne ha scritto su Liberation.

Riduzione del 50% dei pesticidi chimici

Il piano della Commissione, prevede “una riduzione del 50% nell’uso dei pesticidi chimici, nonché una riduzione del 50% nell’uso dei pesticidi più pericolosi” entro dieci anni.

Come era facile immaginare, i produttori di prodotti fitosanitari non accolgono con favore questa proposta. “Una riduzione del 50% non è realistica e non avrà gli effetti desiderati”, afferma Géraldine Kutas, direttore generale dell’Associazione europea per la protezione delle colture, il gruppo principale che rappresenta gli interessi del settore fitosanitario, come riporta Liberation. “Cerchiamo di essere chiari, non siamo contrari agli obiettivi quantificati. Tuttavia, queste ambizioni devono essere stabilite in accordo con tutte le parti interessate e supportate da studi di impatto”.

Contro queste critiche il commissario per l’Ambiente Virginijus Sinkevičius ha tenuto ferme le sue posizioni in una conferenza stampa mercoledì, ricordando che “La graduale scomparsa di impollinatori, come le api, mette in pericolo il sistema di produzione agricola. I pesticidi hanno anche effetti dannosi sulla salute umana e sull’acqua”. In Europa gli esperti sostengono che il 76% della produzione alimentare dipenda dall’impollinazione.

Il 25% dei terreni agricoli da dedicare al biologico

Il progetto è senza dubbio ambizioso. Significherebbe passare da poco più del 7,5% dei terreni agricoli oggi coltivati a agricoltura biologica al 25% in dieci anni. Un salto che implicherebbe un forte aumento degli aiuti alla conversione, in particolare attraverso la futura politica agricola comune, i cui negoziati dovrebbero concludersi molto presto. Bruxelles prevede inoltre di ridurre l’uso di fertilizzanti di almeno il 20%.

I produttori biologici accolgono con favore questo obiettivo. “È possibile produrre abbastanza alimenti di buona qualità, a prezzi convenienti, per nutrire l’Europa, senza utilizzare pesticidi o sostanze chimiche“, afferma Eric Gall, vicedirettore della Federazione europea delle organizzazioni che promuovono il coltivazione biologica. ”La politica agricola comune rappresenta il 40% del bilancio europeo. Se vengono introdotte le giuste direttive, abbiamo gli strumenti per rendere questa transizione un successo. “

Viceversa il gruppo europeo dei sindacati agricoli tradizionali, una forte lobby all’interno dell’Unione, non è della stessa opinione. “Questa proposta mette in pericolo la sicurezza alimentare europea”, denuncia Pekka Pesonen, segretario generale del Copa-Cogeca. ”La Commissione fissa obiettivi senza fornire agli agricoltori gli strumenti per raggiungerli. Sosteniamo lo sviluppo dell’agricoltura biologica, ma dobbiamo essere sicuri che i consumatori siano pronti a pagare di più per il loro cibo, soprattutto nell’attuale contesto di crisi economica in cui molti europei rischiano di perdere il lavoro”.

Per facilitare queste trasformazioni la Commissione ha messo sul tavolo una riforma dell’IVA, ora in discussione al Consiglio europeo. “Ciò consentirebbe agli stati di stabilire tariffe più mirate, a sostegno, ad esempio, di frutta e verdura biologiche”, è scritto nel documento. ”I sistemi fiscali dovrebbero anche cercare di garantire che i prezzi dei prodotti alimentari riflettano il loro costo reale, in termini di utilizzo di risorse naturali, inquinamento ed emissioni di gas serra”.

Bruxelles incoraggia inoltre gli stati a remunerare gli agricoltori che partecipano alla corretta manutenzione del suolo.

Arrivare a proteggere un terzo delle terre e dei mari europei

Attualmente, il 10,8% delle aree marine e il 21% delle terre sono protette nell’Unione. La Commissione prevede di aumentare questi livelli al 30% entro dieci anni. Un obiettivo che l’UE sta anche difendendo nei negoziati in corso su un accordo globale sulla biodiversità.

Secondo la Commissione il destino della biodiversità è fondamentale per l’economia europea. Tra i 9,6 milioni di posti di lavoro in agricoltura, 1,3 milioni sono collegati direttamente o indirettamente al successo dei programmi europei Natura 2000. Altrettanto per 3,1 milioni di persone che lavorano nel settore turistico. In totale, i vantaggi della rete Natura 2000 ammonterebbero a 200 o addirittura a 300 miliardi di euro all’anno.

25.000 km di fiumi da salvaguardare e 3 miliardi di alberi da piantare

Un’altra questione cruciale che la Commissione sta affrontando riguarda la conservazione del suolo. Il suo deterioramento riduce l’apporto nutrizionale di alimenti coltivati e limita la capacità della terra di immagazzinare carbonio, una leva essenziale per combattere i cambiamenti climatici. Per questo l’esecutivo europeo annuncia un “vasto piano di ripristino naturale” supportato da un nuovo quadro giuridico che prevede obiettivi vincolanti. Almeno 25.000 km di fiumi devono riguadagnare il loro flusso libero. Entro il 2030 inoltre dovranno essere piantati 3 miliardi di alberi

Una dieta con meno carne

Per la prima volta la Commissione europea ha affrontato la spinosa questione dell’agricoltura intensiva. “Il passaggio a una dieta più vegetale con meno carne rossa e trasformata e più frutta e verdura non solo ridurrà il rischio di malattie letali ma anche l’impatto dell’ambiente sul sistema cibo” è scritto nel capitolo «Dalla fattoria alla tavola».

La Commissione chiede inoltre che le vendite di antibiotici per bestiame e acquacoltura vengano dimezzate entro dieci anni. Un problema ambientale e di salute pubblica. Si stima che la resistenza agli antibiotici sia responsabile di circa 33.000 decessi all’anno nell’Unione. È inoltre in corso una revisione della legislazione sul benessere degli animali, con la possibile creazione di un’etichettatura dei prodotti che rispettano questo criterio.

Il testo integrale in francese di Aude Massiot si può leggere qui.

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Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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